L’America potrebbe attaccare l’Iran prima delle midterm
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Un nuovo attacco americano su Teheran è possibile. Il Comando centrale degli Stati Uniti starebbe valutando di riprendere le operazioni di combattimento contro l’Iran. Secondo un report di Axios, il Pentagono avrebbe dato istruzioni al Centcom riguardo un eventuale combattimento su larga scala nel Golfo persico. Secondo alcuni funzionari governativi non esiste una data specifica per l’avvio dei nuovi attacchi. La Difesa ha inoltre precisato che Donald Trump non ha preso ancora una decisione. Stati Uniti e Israele, comunque, hanno fatto intendere che un attacco a Teheran prima delle midterm non sarebbe da escludere. C’è addirittura chi prevede questa nuova offensiva prima delle elezioni israeliane di fine ottobre. Nel mirino, obiettivi energetici, infrastrutturali e nucleari iraniani.

Il prezzo del petrolio, nel frattempo, aumenta. L’ipotesi di nubi attacchi ha fatto guadagnare al Brent oltre il 4 per cento, fino a 104,4 dollari al barile. Anche il contratto per novembre del Wti americano è in rialzo del 4,2 per cento, salendo a 91,98 dollari. Un’offensiva nelle prossime settimane potrebbe influenzare anche le elezioni stesse. “Il compito del dipartimento è elaborare e presentare opzioni militari al presidente”, ha dichiarato un funzionario del Pentagono. Un dipendente della Casa Bianca, invece, ha detto che “gli Stati Uniti si trovano in una posizione di grande forza, controllando lo stretto di Hormuz mentre l’economia iraniana sta collassando”, in un colloquio con Axios. Il presidente “ha in mano tutte le carte e farà ciò che è meglio per gli Stati Uniti”, ha aggiunto il funzionario. Secondo un militare israeliano, il team per la sicurezza nazionale di Trump si sarebbe riunito venerdì scorso, a Camp David, per discutere di questi attacchi. Dopo l’incontro, il segretario di Stato Marco Rubio aveva detto ai giornalisti che la discussione è stata riservata a pianificare la politica estera a “lungo termine”, con lo stallo negoziale Usa-Iran.

Le speculazioni si sono trascinate fino a ieri, quando il presidente Trump ha avuto un colloquio con Benjamin Netanyahu. I due leader, al secondo confronto diretto in pochi giorni, avrebbero discusso di guerra, oltre che di “memoria e rispetto per le vittime del massacro del 7 ottobre”. Qualora i raid nel Golfo persico dovessero tornare sulla scena, è molto probabile che vedremo agire l’esercito americano e quello israeliano in tandem. Una nuova escalation – o anche solo un inasprimento della tensione o dello stato di emergenza – potrebbe avvantaggiare Netanyahu sul piano politico, impedendo agli avversari di attaccarlo nella fase conclusiva della campagna elettorale. Per Trump, invece, il rapporto di causa-effetto tra guerra ed esito elettorale potrebbe essere meno clemente.

Aggiornato il 08 ottobre 2026 alle ore 17:10