Trump e lo sprint verso le elezioni di metà mandato
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Quattro settimane separano gli Stati Uniti e le elezioni di midterm. Gli elettori americani si apprestano a rinnovare la Camera dei rappresentanti e il Senato, in una delle tornate elettorali più importanti della storia repubblicana. O almeno, così dice il presidente Donald Trump: per il tycoon queste sarebbero le “midterm più importanti di sempre”. L’inquilino della Casa Bianca viaggia al ritmo di un comizio al giorno, per convincere gli elettori del Grand old Party a “votare rosso” il prossimo 3 novembre.

Mentre si appresta a un viaggio in direzione Nebraska – uno Stato in cui Trump e il Gop, nel 2024, hanno vinto di 20 punti sui Democratici – The Donald rassicura i giornalisti che “i sondaggi mentono” e che il Partito Repubblicano sta viaggiando dritto verso l’obiettivo. Nel weekend, Trump ha affermato che pagherà di tasca propria le pubblicità per la campagna elettorale. Inoltre, il presidente Usa ha invitato i suoi elettori a esprimere il proprio voto anche via posta: una svolta inaspettata, visto che il tycoon ha ipotizzato, in diverse occasioni, che questa modalità sia “infestata” dalle frodi.

Le elezioni di midterm sono, storicamente, viste come un referendum sull’amministrazione del momento. Per questo motivo, il partito del presidente è quasi sempre penalizzato nella tornata elettorale di metà mandato. Soprattutto per quanto riguarda il rinnovamento dei seggi della Camera: negli ultimi 90 anni, il partito del presidente in carica ha sempre perso in media 27 seggi durante le midterm. Quindi si può ragionevolmente ipotizzare che il Gop possa lasciare il controllo della House of representatives ai Democratici. Non si può dire lo stesso per il Senato. La Camera alta del Parlamento Usa non dovrebbe subire particolari stravolgimenti. Gli americani si apprestano a rinnovare la seconda classe del Senato, ovvero i 33 senatori eletti nel 2020 con mandato di sei anni, più due elezioni straordinarie in Ohio e Florida. Di questi, 13 sono democratici e 22 repubblicani.

La guerra in Iran e il caro carburanti che ne deriva hanno reso il presidente popolare in vari Paesi amici (Israele e Argentina in primis) ma, stando ai sondaggi, avrebbero ridimensionato il suo ascendente sul popolo americano. Soprattutto sui fautori dell’America First, la filosofia con cui The Donald ha sbaragliato l’opposizione alle Presidenziali del 2024. Probabilmente è questo il motivo per cui il Gop sta spendendo così tanto in campagna elettorale, soprattutto in Stati-fortino come Alabama, Oklahoma e Nebraska. Anche in Kansas, uno stato che non elegge un senatore democratico dal 1932, il Partito Repubblicano si sta pubblicizzando intensamente.

Non è raro che le elezioni, poi, non rispecchino le previsioni dei sondaggi. E ci sono esempi documentati di partiti che hanno abusato del bottone del panico senza motivo. Le previsioni e le analisi si basano sul gap tra il tasso di gradimento di Trump alle midterm del 2018 e quelle di quest’anno. Ma gli Stati Uniti di otto anni fa erano un Paese completamente diverso rispetto a quello che si sta avvicinando al voto in questo momento. Solo gli americani potranno scrivere la storia delle prossime elezioni.

Aggiornato il 07 ottobre 2026 alle ore 15:39