Rivive l’arte mediterranea del maestro greco Julianos Kattinis

Fondata dalla Famiglia Riccia nel 1925 e riconosciuta, nel 1990, come “Antica stamperia artigiana” dalla Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa), la “Tipografia Aquila” è da decenni un importante polo culturale di tutta l’area compresa tra San Giovanni e il Pigneto. La tipografia ha festeggiato recentemente il centenario della sua fondazione, con un “Open day” aperto al vasto pubblico e centrato anche su quello che è stato il forte legame tra “Aquila” e il maestro Julianos Kattinis (1934-2023), pittore e incisore greco di grande espressività. La mostra di opere, soprattutto incisioni e disegni di questo artista, resterà aperta sino a fine luglio. Per decenni, infatti, “Aquila” è stata, in pratica, il “mecenate” di Kattinis, per la stampa sia di inviti e locandine delle sue mostre che delle sue opere grafiche; nonchè per la pubblicazione di cataloghi e copertine di libri di poesia, narrativa e attività sociali. Agendo, in sostanza, da braccio tecnico che portava le immagini del maestro dalla tela alla pagina. Julianos Kattinis era nato nel 1934 su una nave diretta a Damasco, da genitori greci ateniesi, con un padre ingegnere greco, costruttore di strade un po’ in tutto il Medio Oriente. Dopo aver studiato alla scuola privata “Frères Lazaristes” di Damasco, trascorre lunghi periodi a Gerusalemme, il Cairo e Amman, partecipando alla vita intellettuale dell’epoca, negli “anni di fuoco” tra.

L’indipendenza di Israele e la Guerra dei Sei giorni del 1967 Si forma artisticamente tra Damasco, col suo grande Museo Archeologico, e Palmira, l’antica città siriana, colonia di Roma, poi parzialmente distrutta dall’Isis nel 2015-2017 ed oggi in promettente restauro, come Patrimonio Unesco dell’umanità. Dopo aver assimilato stili e temi dell’arte mesopotamica, greca, romana, nel 1957 tiene la sua prima mostra al Centro culturale egiziano di Damasco, e nel 1961 la locale Galleria d’arte moderna lo invita a esporre le sue opere. Dai primi anni Sessanta, e poi stabilmente dalla fine di quel decennio, Kattinis si trasferisce a Roma: dove, all’Accademia di belle arti, consegue il diploma con maestri come Mino Maccari e Mario Mafai, e nel 1964 ha modo di partecipare, con la sua pittura astratta, alla XXXII Biennale internazionale di Venezia. Ma è del 1974, nel post Dolce vita e negli anni d’oro di Via Margutta e di Trastevere, la sua piena affermazione sulla scena romana: con una personale a Palazzo Braschi, dove tema dominante della sua opera diventa, invece, la figura umana, svincolata dalla sua collocazione temporale. “Ciò che caratterizza maggiormente lo schema di stampa di Kattinis, rivelando la sua visione del mondo”, scrive, nel 2003, il critico Nicola Micieli in Magi 900 – Confronti da Museo – 4 Maestri dell'Incisione (Bora edizioni, Bologna), è “il suo metodo informale utilizzato nel combinare e manipolare diverse tecniche grafiche e calcografiche all’interno della stessa opera”. Ma questa capacità di assimilare e riproporre criticamente, in una sorta, mutatis mutandis, di abile “contaminatio plautina”, le lezioni del passato, caratterizza un po’ tutta l’arte di Julianos Kattinis.

Dove trovi, fusi in un suggestivo amalgama, la potenza dell’arte ellenica – e mediterranea in genere – e le atmosfere di quella africana, echi neofuturisti, picassiani e chagalliani e richiami a Paul Gauguin, Henri Matisse e altri grandi dell’Impressionismo. La storica dell’arte Cinzia Folcarelli, con adeguato intervento critico, ha guidato i visitatori all’interno della poetica di questo maestro, evidenziandone caratteri stilistici e riferimenti culturali: senza trascurare l’aspetto umano e affettivo, ricordando anche l’emozione suscitata in lei dal primo incontro, diversi anni fa, con l’artista. “Penso a una lunga vita trascorsa assieme. Sto pensando alle sue opere che sono la sua anima, e che continuano a tenerlo in vita. Che possano dare gioia e serenità a chi le raggiunge”, ha sottolineato Clara Guarany, vedova del maestro, membro fondatore e vicepresidente della Fondazione Kattinis di Roma: che si occupa di varie iniziative per diffondere l’eredità del maestro, in collegamento anche con l’ambasciata greca nella Capitale.

Aggiornato il 07 luglio 2026 alle ore 14:04