Un’opera letteraria può rappresentare il dramma di un conflitto che pare non dover mai finire in modo profondo e sorprendente. Appartiene a questa categoria di libri Operazione Shylock, un grande libro di cui è autore Philip Roth, opera letteraria pubblicata di recente dalla casa editrice Adelphi nella nuova e splendida traduzione di Ottavio Fatica. 

Nella prima scena, con cui ha inizio la narrazione in cui i diversi generi letterari sono mirabilmente mescolati, Philip Roth riceve una telefonata in America da su cugino, il Pittore Apter, che lo informa che secondo i giornali israeliani lui sarebbe a Gerusalemme per seguire il processo contro John Demjanjuk, il presunto Ivan il terribile di Treblinka. Philp Roth, che si trova negli Stati Uniti ed è caduto nell’abisso della sofferenza per gli effetti collaterali prodotti da un sonnifero che aveva assunto, comprende che in Israele si aggira una persona, un impostore, che si è appropriato della sua identità, di grande scrittore internazionale. Dovendo incontrare il collega scrittore Aharon Appelfeld e scrivere un reportage sul processo contro il Demjaanjuk, decide di recarsi a Gerusalemme.

Aharon Appelfeld, con cui ha una conversazione telefonica, lo informa che in Israele i giornali hanno raccontato il viaggio che Philip Roth ha fatto in Polonia per incontrare Lech Walesa. Philp Roth scopre che il sosia è un fautore del diasporismo e ha sostenuto in una intervista che ogni grande movimento della cultura Yiddish è sorto in Polonia, dove vivevano prima della Shoa gli ebrei Askenaziti.

Philip Roth prova un disgusto giustificato per quella messa in scena, dovuta ai comportamenti di un signore che si è appropriato della sua identità, mentre si celebra il processo contro il Demjanjuk accusato di essere Ivan il Terribile, responsabile della morte di un milione di ebrei a Treblinka.

Durante l’intervista con Aharon Appelfeld Philip Roth gli domanda quanto sia stata importante per lo sviluppo della sua immaginazione l’opera letteraria di Kafka e di Schulz. Appelfeld risponde a questa domanda osservando che Kakfa emerge da un mondo interiore che ha plasmato le sue opere, lui è, invece, come scrittore il prodotto di un mondo empirico e di una realtà circostanziata, tragica e dolorosa. Infatti, Appelfeld per sfuggire alla persecuzione nazista si rifugiò in una foresta. Durante la Seconda guerra mondiale, noi ebrei, per la persecuzione di cui siamo stati vittime, siamo entrati in contatto con forze mitiche arcaiche, una specie di oscuro sub-inconscio, non facilmente decifrabile.

Philp Roth incontra la compagna dell’uomo che si è appropriato della sua identità. È una infermiera e gli rivela che l’impostore è malato di cancro. Lei, Wanda Jane, questo il suo nome, faceva parte degli anonimi antisemiti. Vedendo nell’ospedale tante persone soffrire ingiustamente, ha sviluppato un odio irrazionale verso gli ebrei, anche se confessa al vero Philip Roth di essere una antisemita in via di guarigione. Philip Roh, in preda alla indignazione, protesta con la compagna dell’impostore, che non ha il diritto di usare il suo nome per sostenere le idee del diasporismo che appartengono a Irving Berlin.

A Gerusalemme Philp Roth incontra George Zaid, l’arabo conosciuto in gioventù a Chicago, studioso di Dostoevskij e Kierkegaard, divenuto docente universitario. George, che stima Philp Roth, lo invita nella sua abitazione di Ramallah, dove vive con la moglie Anna e il Figlio Michael. George, che è un intellettuale lucido, mette in discussione i capisaldi del sionismo, poiché è convinto che la fondazione dello Stato di Israele è avvenuta dopo avere occupato i territori appartenenti ai palestinesi. È stato creato, secondo la sua visione, uno Stato fondato sulla forza bellica e la volontà di dominio.

Secondo George, dal 1900 fino al 1939 gli ebrei avevano creato una struttura in Europa, soprattutto la comunità Askenazita presente in oriente, basata sulla assimilazione e su di un pensiero umanistico. La differenza tra gli ebrei e i cristiani era invisibile e irrilevante. In seguito alla persecuzione nazista avvenuta tra il 1940 e il 1945 quelle comunità in Europa vennero cancellate. La memoria dell’olocausto fu il nucleo ideologico del sionismo che giustificò la nascita dello Stato di Israele nel 1948.

Con la Guerra dei sei giorni, vinta dallo Stato di Israele, ha inizio la cinica istituzionalizzazione dell’olocausto. La moglie di George, la signora Anna, che rimpiange la vita vissuta a Boston negli Usa, osserva, conversando con il grande scrittore ebreo, che nel futuro degli ebrei e degli arabi non c’è che sofferenza, sangue, tragedie e violenza bellica. L’odio che si è formato lungo gli anni avvolge tutto da una parte e dall’altra.

Philip Roth, mentre lascia il quartiere di Ramallah in taxi, viene a trovarsi circondato dai soldati ebrei, in un Paese in cui Il conflitto che divide gli israeliani dagli arabi è perenne. Il tenente Gal lo riaccompagna in albergo e gli rivela di avere letto il suo libro, intitolato lo scrittore fantasma, di recente. Il tenente rivela allo scrittore di essere figlio di un sopravvissuto ad Auschwitz. “Mi sento umiliato quando ordino ai miei uomini di portare via dalla loro terra i palestinesi, donne, vecchi e bambini. Non sono un illuso e so bene che la vita non è semplice”, ammette il tenente Gal.

Tutte le sofferenze di cui sono vittime i palestinesi derivano dalle decisioni politiche sbagliate dei loro leader, per il tenente Gal poco accorti e intelligenti. Gli ebrei hanno accettato la divisione dei territori, gli Arabi non riescono a farlo.

Philp Roth, rientrato in albergo a Gerusalemme, si trova di fronte il suo sosia, che gli somiglia in modo impressionante. L’impostore gli ripete le sue teorie politiche a favore del diasporismo. Poi, in un confronto intellettuale tra i più belli del libro, gli fa notare che lui è un seguace di Freud, sicché ciò che non si può spiegare in termini intellettuali deve essere ignorato. L’impostore, invece, che legge i testi di Jung, parla di un caso di sincronicità e della incontrollabilità della realtà della vita.

L’incontro più importante di Philip Roth avviene con un signore, il cui nome è Supposnik. Supposnisk, conversando con lo scrittore famoso, ricorda di avere studiato all’università l’opera di Shakespeare e di essere rimasto schioccato e sconvolto dalle parole con cui Shylock si presenta al mondo nel Mercante di Venezia, il testo di cui è autore il Bardo. Per secoli gli ebrei, rinchiusi nei ghetti, hanno vissuto all’ombra del personaggio rappresentato da Shakespeare.

In questo momento l’ebreo è sotto processo nella persona dell’Israeliano, uno Stato che ha il diritto di difendersi per non soccombere alla ostilità del mondo arabo. Per tutto il mondo, e questo spiega la persistenza dell’antisemitismo, Shylock è l’incarnazione dell’ebreo spilorcio, egoista, degenerato e scaltro. L’ebreo che va in Sinagoga per concertare l’assassinio del cristiano.

Supposnik consegna i diari che Leon Kingloffer ha composto durante i viaggi fatti nel corso della sua vita, prima che i palestinesi, autori del sequestro della Achille Lauro, freddassero alla testa l’ebreo invalido, costretto sulla sedia a rotelle, gettandone il corpo nel mare mediterraneo. Supposnik lascia i diari della vittima dei terroristi palestinesi, chiedendo a Philip Roth di scrivere una prefazione per l’edizione che sta per essere pubblicata.

Sono belle le pagine del libro in cui Philip Roth descrive l’atteggiamento dell’imputato Demjanjuk, accusato di essere Ivan il terribile di Treblinka, che pare essersi separato dal suo passato tragico, come se non fosse mai avvenuto. Philp Roth nota che Demjanjuk è stato prima un carnefice, e poi, in seguito in America un padre di famiglia, un lavoratore onesto, un uomo religioso, una persona irreprensibile. Come Aharon Appelfeld è convinto che l’esistenza dello Stato di Israele sia necessaria, poiché l’antisemitismo è ancora una potenza oscura presente nel mondo occidentale ed altrove.

Un libro di rara perfezione stilistica scritto da uno dei maggiori intellettuali del XX  secolo.

(*) Operazione Shylock di Philip Roth, casa editrice Adelphi, traduzione di Ottavio Fatica, pagine 455, euro 20,90

Aggiornato il 07 luglio 2026 alle ore 14:01