Dov’erano i genitori? Ordine familiare e ordine pubblico
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En Passant

Durante la sommossa milanese, mentre i negozi venivano assaltati e depredati, specialmente se esponevano merce di lusso oppure comunque oggetto di desiderio, una madre disperata davanti al saccheggio in atto singhiozzava: “Dove sono le famiglie? Dove sono le famiglie?”. In altro luogo, in altra inquadratura televisiva, era un padre più o meno coetaneo che le faceva eco involontaria: “Dove sono le famiglie? Dove sono le famiglie?” Né la donna né l’uomo, individui, cittadini di mezz’età, erano genitori dei ragazzi che, a volto coperto non certo per la vergogna, ma per conservare l’anonimato, uscivano dai locali devastati, ebbri di felicità per le distruzioni compiute e i beni razziati.

Polizia municipale e polizie nazionali non erano lì dove la disperazione attanagliava i presenti, i commercianti, i viandanti, angosciati di trovarsi in mezzo alla guerriglia di violentissimi adolescenti. E non erano lì le mature forze dell’ordine perché i giovani agenti del disordine attaccavano su più fronti, colpivano con azioni rapide, sciamavano dileguandosi a caccia di bersagli mancati.

Altri daranno sfogo a futili spiegazioni con azzardate sociologie sulle cause del disordine pubblico, facendone una questione politica nel peggior senso deteriore della speculazione partigiana fine a sé stessa, per apparire sentenziosi, comprensivi, indagatori, intuitivi, arrivando a scorgere tormenti spirituali e motivi sociali nei dodicenni arrestati (dodicenni!), nel comportamento di quegli adolescenti irresponsabili (adolescenti!) per i quali quella madre e quel padre invocavano la responsabilità delle famiglie.

Che il disordine familiare provochi cotale disordine pubblico in città altrimenti civili può apparire una spiegazione semplicistica ai dissertatori di crisi politica, di società marcia, di democrazia malata. Mentre sembra ben spiegabile con la considerazione che tutto, compresi gli atti viepiù delinquenziali perché gratuiti, viene addossato a cause diverse dalla responsabilità personale e familiare. Gli adolescenti non sono più figli da educare innanzitutto in casa, con una ferula materiale e morale se necessario, ma fiori da coltivare con delicatezza, anche quando maleodoranti.

Aggiornato il 21 ottobre 2026 alle ore 11:03