Il liberalismo s’impara vivendoci
Foto: Wikimedia Commons

En Passant

 Lo scriveva nel 1927 (quasi cent’anni fa, nel pieno della crisi del sistema liberale e dell’affermazione della dittatura fascista) Giuseppe Prezzolini: “Il liberalismo è qualche cosa di assai più profondo di quelle apparenze esterne che sono le istituzioni liberali, le quali non hanno realtà e vita se non quando a loro corrisponda quell’atmosfera e quelle consuetudini nazionali e storiche” che ne sono la vera essenza, sebbene assai difficile da definire sinteticamente. E ciò avviene, aggiunge Prezzolini, “perché il liberalismo non è un sistema di pensiero logico, ma piuttosto un metodo o meglio ancora un’atmosfera mentale, un’abitudine o consuetudine sociale, un atteggiamento particolare dello spirito verso la vita”.

Il fascismo, sottolinea Prezzolini, “è sorto negando non soltanto teoricamente, ma anche praticamente il liberalismo, con organizzazioni armate ed operanti di concerto. Il liberalismo non ha saputo difendersi teoricamente dalle idee come non ha saputo difendersi praticamente dall’azione.”

Il liberalismo, ricordiamolo, fu l’ideologia del Risorgimento, l’opera eccezionale di un’élite colta, la più straordinaria impresa politica europea del secolo decimonono. Nondimeno l’Italia, secondo Prezzolini, è “un paese tradizionalmente antiliberale”. Infatti, è stato detto, il fascismo “non fu una rivoluzione ma una rivelazione”.

Dopo le distruzioni della guerra perduta, l’Italia fu ricostruita sulla base di ideologie incompatibili e tuttavia coesistenti, che non potettero fondersi in una compiuta democrazia liberale perché pretendevano la superiorità morale e politica, aspiravano all’egemonia, teorizzavano la sopraffazione e agivano inconciliabili nella diffidenza. Convissero, ma non educarono le nuove generazioni in quella “atmosfera mentale, abitudine o consuetudine sociale” propizie e indispensabili al liberalismo. Anzi, il contrario.

Conclude Prezzolini: “Il liberalismo è come le norme della buona società, che invano si cercano di codificare. Nessun villano che osserva alla lettera il galateo farà buona figura. Occorre la lunga frequentazione, la scienza passata per così dire nei muscoli, talora l’eredità. Il liberalismo non s’impara che vivendoci dentro fin da piccoli”.

Quando volgessimo lo sguardo intorno a noi, vicino e lontano, vedremmo troppi villani liberaleggiare; troppi maestri diseducare al liberalismo; troppi fanatici disprezzarlo senza comprenderlo; troppi politici volgersi ad altro assumendo che il liberalismo non funziona, dopo averlo intralciato in ogni modo.

Aggiornato il 19 ottobre 2026 alle ore 10:22