L’Italia non può abbassare la guardia
Le violenze di Milano e il coinvolgimento di giovanissimi riaccendono una questione cruciale per la sicurezza nazionale: la guerra ibrida e il rischio che le fragilità delle nostre società diventino strumenti di destabilizzazione.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiamato l’attenzione sul ruolo dei social network, da TikTok a YouTube, nella capacità di influenzare le nuove generazioni. Un allarme che si inserisce in un quadro europeo più ampio: il Servizio europeo per l’azione esterna ha documentato operazioni di manipolazione informativa riconducibili soprattutto alla Russia, finalizzate a condizionare il dibattito pubblico e indebolire la fiducia nelle istituzioni democratiche.
Anche l’Iran è al centro di accuse relative ad attività informatiche e campagne di influenza. Il premier albanese Edi Rama ha denunciato interferenze straniere, chiamando in causa Mosca e Teheran e sostenendo che reti di account falsi sarebbero state utilizzate per influenzare il dibattito online.
Ma la guerra ibrida non si esaurisce nella disinformazione geopolitica. Un ulteriore fronte è rappresentato dalla propaganda dell’estremismo islamista, che attraverso la rete può diffondere ideologie radicali, alimentare l’odio contro l’Occidente e le democrazie liberali, glorificare il terrorismo e presentare la violenza come uno strumento legittimo di lotta politica o religiosa. I social possono diventare veicoli di reclutamento, emulazione e radicalizzazione, soprattutto quando raggiungono adolescenti in cerca di identità, appartenenza e riconoscimento.
Il punto è comprendere come queste strategie possano sfruttare malcontento economico, polarizzazione e disorientamento culturale. La propaganda non ha bisogno di inventare ogni problema: può amplificare quelli esistenti, radicalizzare le contrapposizioni e trasformare la rabbia in uno strumento di pressione politica in vista delle elezioni politiche del 2027.
La risposta italiana deve partire dalla certezza della legge: protestare è un diritto, aggredire e devastare non lo è. È quindi importante introdurre le misure urgenti annunciate dal governo per contrastare le violenze, comprese quelle relative al fermo preventivo dei minori, ai divieti di aggregazione per soggetti violenti e all’arresto differito.
Servono inoltre educazione digitale, contrasto alla disinformazione, prevenzione della radicalizzazione, collaborazione europea e indagini capaci di individuare eventuali interferenze straniere e reti di propaganda estremista. Non basta intervenire dopo le violenze: occorre agire anche sui messaggi che le legittimano, sui circuiti che diffondono l’odio e sui meccanismi digitali che possono amplificarli.
La libertà di espressione non può diventare uno scudo per la propaganda terroristica, l’incitamento alla violenza e l’odio contro le società democratiche.
Aggiornato il 21 ottobre 2026 alle ore 10:21
