
Italia e Nicaragua sono ai ferri corti per via di Alessio Casimirri, il brigatista rosso che ha fatto parte del gruppo terrorista che ha sequestrato e poi ucciso Aldo Moro e sterminato la scorta a Via Fani. Uno dei non pochi misteri che gravano ancora su quella vicenda. Mistero vero, non ipotesi o vagheggiamento. Intanto: impunito. Incredibile che non abbia fatto un solo minuto di galera. Tutto da scandagliare il reticolo di protezioni e complicità di cui ha potuto godere e gode tuttora, giocando anche sul fatto che tra Italia e Nicaragua non c’è trattato per l’estradizione. Casimirri non è un personaggio “minore”. Già seguire la sua famiglia, ricordare di chi era il rampollo, solleva una quantità di interrogativi. Si fa fantascienza? Chissà. Da tempo immemorabile vive, tranquillo, in Nicaragua. Il Nicaragua sandinista, quello dell’allora rivoluzionario Daniel Ortega, prima che si trasformasse nel despota che è oggi, quando era ancora uno degli idoli di certa sinistra. Quell’Ortega e quel regime sandinista aveva per ministro dell’Interno Tomás Borge, personaggio che ti raccomando. Il suo pelo nello stomaco cominciava dall’alluce dei piedi per finire alla radice dei capelli. In nome del comune “ideale”, Casimirri, è noto per essere quello che è: vive in Nicaragua protetto e impunito. Riesce a diventare cittadino di quel Paese. Poi però le cose in Nicaragua cambiano: al potere sale Violeta Barrios de Chamorro, leader dei conservatori, allineata agli Stati Uniti di Ronald Reagan. Ma non è un problema per Casimirri. Protezione, impunità, proseguono.
Infine, torna Ortega. Non è più il “rivoluzionario”. Borge, padre Ernesto Cardenal e gli altri rivoluzionari di un tempo, sono tutti morti e sepolti. Al potere l’Ortega di oggi e la consorte, sono preoccupati solo di conservarlo costi quello che costi. In Nicaragua cambia tutto ma per Casimirri non cambia nulla. Come c’è finito in Nicaragua? Lo racconta lui stesso in una intervista a L’Espresso in cui manca solo che si sostenga che gli elefanti volano. Casimirri, in sostanza, si rende conto che a Roma e in Italia il terreno scotta. In qualche modo, raggiunge Parigi, e fin qui, passi. Dall’ospitale Parigi prendere un volo per la Mosca ancora sovietica è un tutt’uno. Nell’aeroporto moscovita, tipo protagonista di The Terminal di Steven Spielberg, Casimirri si accampa per qualche giorno. Non ha soldi, documenti, ma i solerti servizi sovietici non battono ciglio. Infine, si imbarca su un volo che – via Cuba – approda nell’ospitale Nicaragua. Bello è? Periodicamente agenti dei nostri servizi contattano Casimirri. Cosa gli chiedono? Perché e cosa lui dice loro? Sarà contenuto in qualche informativa riservata celata in chissà quale archivio. Fatto è che Casimirri, nonostante abbia accumulato in discreto numero di condanne all’ergastolo, alla faccia di tutti e di tutto, continua, unico del commando terrorista di via Fani, a vivere tranquillo la sua vita. Avrà stipulato un qualche tipo di “assicurazione”? È un pensiero, un sospetto. Forse non solo un pensiero. Forse qualcosa di più di un pensiero, di un sospetto.
Aggiornato il 17 luglio 2026 alle ore 10:42
