Quel rabdomante degli umori del Parlamento e della politica, che corrisponde al nome di Francesco Verderami, ha individuato nel profondo dei partiti nuove vene sorgive: due Forza Italia e due Leghe, battezzandole “Lega del Nord” e “Forza Italia tendenza Marina”, dove “Marina” non evoca spiagge o ultima spiaggia ma la primogenita, mentre “Lega del Nord”, nel nome stesso, pare un ritorno alle origini però è un’altra cosa. La verga magica di Verderami ha scoperto una linfa che il presidente del Consiglio deve analizzare ai fini della potabilità. Potrebbe, cioè, rivelarsi poco salutare se non addirittura velenosa. “Meloni deve portare a casa, scrive Verderami, la legge elettorale e deve allo stesso tempo tenere insieme la nuova maggioranza, con le due Leghe e le due Forza Italia.” Il rabdomante sente vibrare forte la sua bacchetta biforcuta e preconizza elezioni anticipate: “La vecchia maggioranza non c’è più”. Sulla data ipotizzata la verga del rabdomante s’irrigidisce presaga su “4 aprile 2027”. Nel sottosuolo dei partiti sembrano impetuose le correnti, bisogna dire.
Maledetto il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, sospira la maggioranza. Da quella sconfitta hanno cominciato a gorgogliare le polle e agitarsi i corsi sotterranei. La bocciatura a voto segreto dell’emendamento governativo sulle preferenze nella legge elettorale ha aggravato la sconfitta al punto da frammentare la maggioranza e due dei suoi tre maggiori partiti. Frammentare non è disfare. Tuttavia alle ombre di sfaldamento concorrono pure Vannacci e la fine naturale della legislatura nel 2027: un fantasma (Paolo Mieli dixit!) e una realtà.
Volendo esagerare, sembra venuta per Meloni l’ora più buia del suo governo e della sua maggioranza, sicché la premier, oltre a “riflettere” come preannunciato, deve agire. Ovviamente cercando di tenere unita la maggioranza e di non farsi scalzare, e durare, oppure sperando di ottenere dal presidente della Repubblica lo scioglimento delle Camere, senza farlo sembrare una debolezza dell’Esecutivo. A parte il primato di durata.
Il fantasma dell’onorevole Vannacci va ingrossandosi e vola più in alto. Del resto è un paracadutista della Folgore. Fa giustamente paura al centrodestra, sebbene il centrosinistra lo consideri una sua quinta colonna nella maggioranza. Considerazione esatta solo a metà. La forza attrattiva del vannaccismo sembra crescente, al momento. Eppure la premier ha le risorse mentali e politiche per non farsene travolgere, attestandosi sull’Europa e sulla maggioranza silenziosa, e praticando un genuino conservatorismo, fatto di realistico progresso senza avventure. “Democristianizzandosi”, in una parola. E sia detto con il dovuto rispetto per Meloni e la Dc. Nonostante le tante differenze personali e politiche, Alcide De Gasperi fu il Cavour del ’900. Come Cavour compì la più grande impresa politica europea del XIX secolo (chi lo ricorda più?), così De Gasperi ricostruì l’Italia nel XX (chi lo ricorda più). L’uno e l’altro vi riuscirono praticando il “connubio” con altre forze politiche che fermamente credevano nella libertà dei liberali, come non mi stanco di definirla, non con quelle forze che ripropongono, a destra e sinistra, “nuovismi” politici pure antistorici, maleodoranti dei loro fallimenti.
Aggiornato il 17 luglio 2026 alle ore 11:25
