L’invasione (pacifica) di Ceuta del 30 luglio 2026, deriva dunque da un complotto Maga e sionista anti-Sánchez? Prima analizziamo che cosa ha combinato l’impopolare “Pedro” a proposito di immigrazione, e poi vediamo le cause (molto più serie) per cui le giovani generazioni marocchine fuggono dal loro Paese. In primis: le ragioni dell’accoglienza (indiscriminata) o valgono sempre, oppure non corrispondono ad altro se non a un principio di comodo per politicanti-influencer e populisti di sinistra. È vero che quasi tutti i 60mila di Ceuta, arrivati soprattutto a nuoto, sono tornati indietro seminudi e il tributo da loro pagato per questa scelta scellerata è stato di 100 e più morti annegati. Ma è lecito a questo punto domandarsi: dov’erano in quel tratto di costa la Guardia Costiera e le Ong spagnole del recupero a mare, che scaricano tutti i migranti da loro recuperati sulle nostre coste? Per sbugiardare le versioni ufficiali sull’assistenza prestata, i social sono stracolmi di video di questi giovani scalmanati e disperati, che hanno raccolto briciole di pane per tre giorni, avendo trovato tutti gli esercizi commerciali chiusi e sbarrate le porte delle abitazioni. Una strategia deliberata di brutale remigration, caro Pedro Sánchez? Ceuta non c’entra nulla con Schengen, dice il Governo spagnolo. Vero: ma chiuderlo significa mandare un messaggio preciso a Madrid: “Sulle politiche di immigrazione, caro Sánchez, sei fuori dall’Europa”. Chiudere per due mesi le frontiere Schengen, come ha proposto l’Italia, significa dire ai potenziali migranti economici d’assalto che in Europa vige il principio delle frontiere comuni, per cui non sarà tollerata nessuna invasione alla Ceuta in questa parte del Mediterraneo. Ma, a parte le follie woke di Sánchez e degli pseudo-complotti giudaico-cristiani dei progressisti, qual è la realtà vera dei giovani marocchini che fuggono dal loro Paese?
A quanto pare, la Z-Generation locale reagisce, come tutte le altre popolazioni giovani dell’area magrebina, a uno stato di profondo disagio a causa della frustrazione economica che li riguarda, protestando “con i piedi” a decine di migliaia con l’invasione Ceuta. Il motivo scatenante si collega a una sentenza della giurisdizione suprema spagnola dell’8 luglio 2026, che ha dichiarato non immediatamente espellibili i migranti che approdano via mare. Nella sua pronuncia, basata su alcuni ricorsi presentati dalle Ong spagnole, il Tribunale Supremo ha stabilito che i migranti arrivati via mare (ad esempio a nuoto) non possono essere respinti immediatamente attraverso le cosiddette “devoluciones en caliente” (i respingimenti lampo o “caldi” alla frontiera). E questo semplicemente perché costoro non “attraversano una barriera fisica” (come sbarramenti e reticolati terrestri) e, quindi, non stanno scavalcando un confine strutturato, facendo così prevalere il diritto del mare sui naufraghi. Pertanto, secondo i giudici, le autorità hanno l’obbligo di attivare la procedura di espulsione ordinaria, che prevede: l’identificazione formale; il colloquio individuale; il diritto ad avere un interprete e l’assistenza legale. Ora, si immagini quali e quanti possono essere stati i messaggi di invito ad espatriare rimbalzati a milioni attraverso i social marocchini, tali da creare enormi aspettative sull’esito di un’invasione di massa! Tanto più che le giovani generazioni di quel Paese rappresentano più di un terzo della popolazione nazionale, e sono confrontate a una sorta di doppio binario dello sviluppo da parte del Governo nazionale.
Infatti, da un lato Rabat, in vista dei mondiali di calcio 2030, sta investendo molte risorse per la creazione di mega-infrastrutture, tra le quali si citano: una rete ferroviaria ad alta velocità; giganteschi complessi sportivi; espansione dei collegamenti aerei e marittimi; massicci investimenti nella sicurezza idrica ed energetica. Ma le periferie urbane, in cui si concentra la gran parte della popolazione più giovane, non hanno minimamente beneficiato di questi progetti faraonici, dato che le strade dei loro quartieri continuano a essere prive di asfalto e congestionate. Per di più, anche a causa di una scarsa governance amministrativa, la stragrande maggioranza delle risorse finanziarie destinate all’istruzione viene assorbita dalle spese correnti, in particolare dagli stipendi del personale, tanto è vero che nelle università e nella formazione superiore circa il 66,5 per cento del budget complessivo è destinato al pagamento dei salari. Di conseguenza, la quota di bilancio effettivamente disponibile per la costruzione di nuovi edifici, la manutenzione dei laboratori e il finanziamento della ricerca scientifica si riduce a percentuali marginali. Parimenti, il sistema sanitario pubblico marocchino, a causa di un cronico sottofinanziamento, versa in una crisi profonda, costringendo la popolazione a fare ricorso alla sanità privata. Il tutto testimoniato dalla grave carenza di personale, con solo 8 medici per 10mila residenti, fortemente sottopagati e costretti al superlavoro, cosa che alimenta il “pull-factor” della fuga dei cervelli nel settore sanitario. In più, per la sanità, si registra una forte disparità nella distribuzione delle risorse sul territorio, e in particolare nelle zone rurali, visto che le comunità indigene dell’interno sono quasi totalmente isolate, e moltissimi cittadini vivono a decine di chilometri di distanza dal presidio medico più vicino, che spesso si rivela privo di personale qualificato e di strumenti idonei per le emergenze.
Le grandi opere, quindi, non stanno avendo granché effetto sull’aumento dell’occupazione giovanile, dato che i disoccupati nelle fasce più giovani d’età si attestano al 36 per cento a livello nazionale, mentre un giovane marocchino su tre rientra nella fattispecie dei “Neet”, coloro che, cioè, non studiano, né cercano un impiego, né seguono corsi di formazione professionale. Tutti fattori questi ultimi che generano nella Z-Generation frustrazione e profondo disagio esistenziale, anche a causa di una inesistente mobilità sociale. Di recente, la protesta giovanile si è incanalata attraverso il movimento studentesco spontaneo “Gen Z 212” (copiando il prefisso internazionale del Marocco) che ha utilizzato la piattaforma di videogiochi Discord, diffondendosi ben presto su TikTok, Instagram e Facebook, in modo da bypassare organizzazioni sindacali e Partiti politici. La protesta di massa via social è esplosa già nel 2025, quando otto donne incinte sono decedute, a causa della mancanza di presidi sanitari nel reparto maternità di Agadir. Per non incorrere nella repressione praticata dal regime nei confronti dei dissidenti politici, gli slogan della Gen-Z si sono focalizzati sulle richieste di giustizia sociale e non sulla rivolta contro lo Stato, chiedendo “Più ospedali e meno stadi calcio” e la repressione del fenomeno della corruzione. Ora, invece di gridare nel deserto utilizzando i soliti toni denigratori e diffamatori nei confronti del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, perché l’opposizione non chiede a Bruxelles e al Consiglio europeo dei capi di Stato e di Governo centinaia di miliardi di nuovo indebitamento comune per sostenere l’iniziativa italiana del “Piano Mattei per l’Africa” (magrebina, soprattutto)?
Aggiornato il 05 agosto 2026 alle ore 13:18
