Quale volto ha la famosa Trappola di Tucidide tra Usa e Cina? Di sicuro, quello digitale, in cui due Ai (Artificial Intelligence nell’acronimo inglese) si faranno guerra (perenne) da sole. Sperando che a nessuno venga in mente di affidare loro i codici nucleari delle famose “valigette”. Ma, da questo apocalittico punto di vista, in Corea del Nord la storia ha già superato se stessa, visto che l’Assemblea popolare suprema di Pyongyang ha modificato la propria Costituzione, inserendo la norma per cui vi sarà un attacco nucleare automatico e immediato nel caso venga colpita o neutralizzata la leadership suprema del Paese. Insomma, l’automatismo (evidentemente a guida Ai) agirebbe come estremo strumento di deterrenza per azionare una sorta di “interruttore dell’apocalisse”, noto in inglese come Dead Man’s Switch o dispositivo dell’uomo morto, che si ispira direttamente al sistema difensivo sovietico della Guerra fredda chiamato “Mano morta” (Dead Hand). Una sorta di metafora che ricorda quella del soldato colpito a morte che, cadendo a terra, aziona il dispositivo di detonazione con il suo corpo inerte. Insomma, nella follia da perpetuo clima di assedio che caratterizza la paranoia nordcoreana, ormai è stabilito per legge che, se il sistema di comando e controllo delle forze nucleari statali venisse messo in pericolo da agenti ostili internazionali, una risposta atomica pre-programmata deve partire all’istante senza bisogno di deliberazione umana: o, almeno, quasi. In tal senso, Kim Jong-un ha formalmente delegato l’autorità di attacco nucleare a una catena di comando militare secondaria specificamente individuata per la gestione di un simile scenario estremo.
Ovviamente, questa mossa costituzionale è diretta conseguenza di quanto accaduto in Medio Oriente ai vertici politici e militari della teocrazia amica di Teheran, di recente azzerati dalle operazioni militari mirate di Stati Uniti e Israele. E la misura varata da Pyongyang serve proprio a scongiurare un’analoga strategia di “decapitazione del regime”: il che però è di fatto controproducente, dato che ai nemici giurati di Kim da oggi in poi non resta che un first strike totale, tale da cancellare l’intero territorio nordcoreano alla prima salva nucleare. Con questa mossa (non si sa quanto propagandistica), la Corea del Nord dichiara come permanente e non più negoziabile per la propria sopravvivenza il suo attuale status di potenza nucleare. E c’è assai poco da rallegrarsi (domanda: ma dove sono i pacifisti di tutto il mondo, i ProPal e tutte le anime belle che sfilano contro la guerra?) in merito a questi rischi globali del sistema della “Mano morta”, che riduce drasticamente il controllo umano durante le crisi internazionali. Infatti, la totale automazione dei protocolli di lancio aumenta enormemente il pericolo di un’escalation nucleare accidentale provocata da falsi allarmi, guasti informatici o errori di comunicazione nei sistemi di rilevamento nordcoreani, che non sono per nulla sicuri rispetto ai suoi grandi antagonisti globali. Qui non siamo più alla parodia trumpiana dell’Uomo-missile, ma all’Uomo-Armageddon. L’Occidente, in tal senso, non ha nulla da dire? Intanto, Xi Jinping e Donald Trump hanno avuto ben altri problemi da trattare nel loro incontro di metà maggio, seguito a ruota dal faccia-a-faccia tra Xi e Vladimir Putin, con l’ospite russo alla ricerca di un solido Triangolo per la (improbabile) spartizione a tre delle terre emerse e sommerse.
L’americano, però, ha molte più ragioni da rivendicare rispetto al suo omologo cinese, visto che da decenni Pechino con le sue cyberwars ha preso di mira i network americani delle telecomunicazioni, saccheggiando senza freni la proprietà intellettuale e minando con malware (software dannoso) a tempo e spyware (furto di dati personali e informazioni) centinaia di sistemi locali per la distribuzione idrica ed elettrica, grazie alle performance del gruppo di hacker cinese Volt Typhoon. Certo, come in tutte le guerre (occulte), attacchi e contrattacchi si susseguono ininterrottamente, e saranno in futuro proprio le Ai che potenziano se stesse a giocare al posto degli esseri umani questa inesauribile competizione cat-and-mouse, e lo faranno h24 senza mai una pausa o una sosta. A meno che non si favorisca (come in 2001: Odissea nello spazio) il crollo di tutti i sistemi cloud tagliando loro le fonti energetiche per il funzionamento dei giganteschi server che li gestiscono, in modo da azzerare il miliardo e passa di parametri che riguardano il funzionamento delle Ai. Per ora, gli Usa possono dormire sonni tranquilli, visto che le mega aziende di cyber security sono in grado di operare a una scala che nessun attore governativo potrebbe replicare, monitorando miliardi di dispositivi in tutto il mondo, in modo da tenere sotto controllo le attività dell’avversario meglio e più precisamente di quanto potrebbero fare al loro posto i servizi di intelligence. L’idea semplice e geniale da parte di Washington è stata di coinvolgere sinergicamente nei processi di cybersecurity sia i livelli di governo federale e locale (detentori di banche dati sensibili di centinaia di milioni di cittadini e di aziende), sia le grandi società digitali quotate in borsa, che hanno tutto da temere dalle vulnerabilità cui sono esposti i loro network.
Il costo dei furti di proprietà intellettuale Usa da parte della Cina sono stimati in parecchie centinaia di miliardi di dollari, in base a una forbice che va da un minimo di 225 a 600, stando a un report del 2017 della Commissione parlamentare competente. Solo a febbraio 2026 Google, secondo il New York Times, ha smantellato in pochi giorni (mentre alle agenzie governative sarebbero occorsi anni!) una rete spionistica cinese che aveva preso di mira 53 organismi appartenenti a 42 diversi Paesi. E questo in sintesi è il modello da seguire, in base al quale sono le compagnie private a individuare e rimuovere dalle piattaforme proprietarie le attività digitali sospette, essendo parte integrante del loro lavoro di sicurezza e non una cortesia fatta al servizio pubblico che, da parte sua, deve fare in modo di cooperare con l’industria privata per eliminare e contrastare le attività ostili di attori statuali esterni. A maggior tutela di questa intesa pubblico-privato gli esperti ipotizzano l’opportunità di creare una Corte speciale, sul tipo di quella esistente per le autorizzazioni alle intercettazioni. D’altra parte, lo Stato federale deve a sue spese potenziare la cybersecurity degli Stati e delle collettività locali, facendosi dare una robusta mano dalle Università e dalle industrie di settore, in modo da rilevare per tempo le minacce alle reti di distribuzione. Trump dovrebbe aver ben chiarito a Xi nel loro ultimo incontro che è inaccettabile e carico di conseguenze tentare, da parte cinese, di mettere in crisi l’economia e le infrastrutture critiche americane, in modo che Pechino faccia attentamente i suoi calcoli su ciò che rischia, in tema di sanzioni e di severe contromisure, con contrattacchi devastanti e regolamentazione più stringente. Se Mythos di Anthropic fa paura oggi a Cina e Russia, figuriamoci quella di domani.
Aggiornato il 22 maggio 2026 alle ore 10:39
