Quante punte ha l’Ai. Sei, per la precisione, tante quante la Stella (o Scudo) di David nella bandiera israeliana. Nella guerra tipo “cat-and-mouse” tra Cina e Usa sull’Intelligenza artificiale, si è scoperto che l’America è in vantaggio grazie a Mythos, un modello di Anthropic in grado di violare i moderni sistemi di cyber security, e talmente potente da non poter essere messo liberamente in commercio. Tra l’altro Anthropic, che ha come fondatori i fratelli italiani Dario e Daniela Amodei, è divenuta famosa nelle cronache recenti per aver litigato con Donald Trump, negandogli il consenso ad attenuare per fini militari i vincoli etici della sua Ai Claude, in grado di approssimare piuttosto bene il Grande fratello orwelliano per il controllo di massa dei comportamenti dei cittadini americani. Ora, i più spaventati da Mythos, guarda caso, sono proprio i cinesi, dai quali è andato in visita Trump a metà maggio, i cui media di stato hanno definito l’applicativo dotato di straordinarie capacità senza precedenti di cyber attacco, mentre addirittura quelli russi l’hanno definito “peggio di una bomba nucleare”. Un doppio conforto per noi italiani, e una prova d’orgoglio per l’Occidente. E poiché la rincorsa a chi fa meglio (peggio, se vogliamo) nel campo dell’Ai non avrà mai fine, ecco che come per miracolo ora Cina e America hanno scoperto il loro interesse comune a fissare quelli che in gergo vengono denominati “guardrails”, o barriere di protezione, nel senso di tracciare un perimetro comune oltre il quale i sistemi evoluti di Ai non possono andare. Dato che fin d’ora i modelli avanzati esistenti sono in grado autonomamente di lanciare cyber attacchi, progettare armi biochimiche e sottrarsi al controllo umano. Del resto, se in America gente molto esperta nel settore teorizza che un modello di Ai in grado di auto potenziarsi potrebbe creare un enorme vantaggio strategico, sul versante opposto la Cina lo vede come un modo per implementare notevolmente la sua crescita economica.
Dato che Cina e America ospitano il 90 per cento del power computing più avanzato del mondo, è naturale che si mettano loro d’accordo per un regolamentazione su principi di massima. Del resto, Pechino ha di che preoccuparsi, visto che i suoi modelli sono prevalentemente “open source”, nel senso che gli open-weights (parametri numerici pre-addestrati, corrispondenti ai “pesi” di una rete neurale) sono resi pubblici, e quindi il modello può essere scaricato ed eseguibile localmente su computer privati o server aziendali: il che vuol dire per i malintenzionati avere facile accesso a potenti strumenti di Ai. La cosa migliore da fare sarebbe quella di un accordo globale tra Donald Trump e Xi Jinping per la stesura di comuni test di sicurezza e la condivisione dei risultati di tali valutazioni. In tal senso sarebbe quanto mai opportuna la creazione di una sorta di Iaea (International Atomic Energy Agency) per l’ispezione e il controllo dei data-center. Intanto, però, bisognerebbe che i cinesi eliminassero i loro malware collocati come agenti silenti in infrastrutture strategiche americane, come centrali elettriche e sistemi idrici, in grado di bloccare un’intera nazione una volta attivati. E così, per sottrarsi al saccheggio epocale di tecnologia avanzata americana praticato da anni da compagnie cinesi come DeepSeek (antagonista vincente e più economico di ChatGpt), l’America (a detta del Wall Street Journal) ha pensato bene di costruire una sua impenetrabile Taiwan nel deserto del Negev (!), in base a un’iniziativa comune con Israele, denominata “Project Spire”. L’intento è di creare una Ai-base con le caratteristiche di sicurezza di una installazione militare americana, coniugata all’output creativo di un hub tipo Silicon Valley.
La base avrebbe funzioni di ricerca e sviluppo (R&D); un’infrastruttura server su ampia scala; sistemi di energia per andare incontro all’enorme domanda di addestramento e sviluppo dell’Ai. Al suo interno sarebbero attivati gli stessi protocolli di sicurezza per la salvaguardia di programmi con applicazioni militari, in modo da disincentivare gli hacker cinesi. Gli ingegneri coinvolti provvederebbero alla progettazione di chips, nonché alla costruzione e sperimentazione di modelli all’interno degli spazi protetti della base, destinata a ospitare impianti di fabbricazione dei semiconduttori, riducendo così la dipendenza a rischio in regioni come Taiwan. Chiaramente, i vantaggi reciproci sono evidenti, dato che in entrambi i Paesi si creerebbero posti di lavoro ad alto valore aggiunto, assicurando alle compagnie americane la leadership tecnologica. Del resto, sarà l’Ai a determinare per decenni la superiorità militare e il predominio economico e, in questo ambito, la collaborazione è un fatto inevitabile e benefico, ma necessita di essere protetto per non dare spazio ai ladri di tecnologia. A questo dovranno servire le basi di Ai, in cui all’interno del loro perimetro le compagnie private americane potranno trovare partner affidabili, utilizzando gli stessi protocolli di sicurezza dei compound militari.
Il Project Spire israelo-americano si inserisce all’interno della Pax Silica trumpiana, che rappresenta un’architettura economico-securitaria concepita per allineare Paesi affidabili, ridurre la dipendenza dalla Cina e rendere più solida l’infrastruttura dell’innovazione. E Israele possiede tutti i requisiti richiesti, dato che, al contrario di Giappone e Sud Corea che hanno una classe ingegneristica di primo livello, ha una cultura dell’innovazione forgiata da un conflitto permanente che le impone sempre di superare se stessa, fino a divenire oggi una superpotenza in materia di Ai e di semiconduttori. Non per nulla, l’americana Nvidia (oltre a Google, Intel e Microsoft che hanno centri di R&D nella capitale israeliana) è presente a Tel Aviv con i suoi laboratori di punta, che consentono ai sistemi militari e di intelligence lo sviluppo di tecnologie sempre più avanzate, anche se quelle sviluppate con Spire rimarranno di proprietà Usa. Se la base prototipale per l’Ai da realizzare nel deserto del Negev avrà successo, allora il modello potrà essere esteso ad altri Paesi particolarmente affidabili, come Regno Unito, Giappone e India. Project Spire diviene così un progetto fondativo per assicurare la supremazia tecnologica americana e neutralizzare l’apparato spionistico della Cina. La strada per la vittoria, dunque, passa per il deserto?
Aggiornato il 18 maggio 2026 alle ore 09:56
