Romana Petri racconta la vita e le opere di Flannery O’Connor

Riuscire a restituire in un libro letterario la figura e la poetica di una grande scrittrice come Flannery O’Connor è uno dei motivi che inducono il lettore a ritenere di avere letto un grande testo, quello di cui è autrice Romana Petri, intitolato La ragazza di Savannah, pubblicato di recente dalla Mondadori. Il libro si apre con la descrizione dei primi anni di vita della futura scrittrice, Mary Flan, che non accettava da bambina l’idea che nella vita delle persone a proteggerle vi fosse la presenza dell’angelo custode. Per lei, che sui temi religiosi e teologici scriverà da grande dei libri notevoli, era fondamentale la presenza del Signore. Negli anni della grande depressione la sua famiglia non risentì delle conseguenze della crisi economica avvenuta nel 1931 grazie al sostegno della cugina dei suoi genitori, Katie. Mary Flan frequentò un istituto gestito dalle suore della misericordia e presto si accorse che non imparava niente, né il latino e il greco, né la letteratura né la storia, né a sviluppare il pensiero critico. Il padre, che si era impiegato in una azienda ad Atlanta, le suggerì di leggere i grandi libri e di scrivere dei commenti sulle opere letterarie che studiava. Mary Flan, che nutriva una adorazione per il padre, autore e scrittore di discorsi politici e religiosi, lo perdette in tenera età. Fu il primo grande dolore che dovette affrontare la futura scrittrice. La riflessione sulla perdita del padre non mina ed indebolisce la fede di Mary Flan nella idea che Dio è immensamente giusto e si pone al di sopra di ogni cosa.

Prima di frequentare la scuola di giornalismo, Mary Flan era ossessionata dalla idea se la fede si potesse coniugare con l’amore. L’amore le sembrava il prodotto illusorio della sua fantasia. La riflessione sul rapporto esistente tra le cose materiali e lo spirito viene favorita nella mente della scrittrice dalla lettura della opera di Tommaso D’Aquino, la celebre summa teologica. Per Mery Flan era fondamentale comprendere che lo spirito si doveva materializzare. Sapeva che doveva acquisire le parole e lo stile letterario per descrivere il suo sud, la violenza e le anomalie esistenti nel suo mondo, le sue mostruosità e le sue anomalie, le cose orribili che succedono quando si perde di vista il divino e la strada che bisogna percorrere. Lo scrittore John Crowe, il fondatore del New Criticism, venne invitato nella sua scuola a tenere una lezione sulla scrittura creativa, scelse un testo di Mary Flan e lo lesse, elogiando la giovane autrice. Dopo avere frequentato la scuola di giornalismo, Mary Flan scopre e ne rimane folgorato l’opera filosofica del filosofo tomista Jacques Maritain, e ciò che intendeva per Habitus all’arte, vale a dire il duro esercizio nella pratica quotidiana della scrittura per affidare all’arte l’esaltazione delle grandi virtù morali. Questo percorso di formazione condusse Mary Flan a ritenere che vi fosse un intimo legame tra lo spirito, gli enti esistenti e la materia. A Yaddo a Saratoga Spring Mary Flan conosce il poeta Robert Lowell, di cui subisce il fascino maschile ed intellettuale, che a soli trentuno anni aveva vinto il Pulitzer. Mary Flan aveva pubblicato il suo libro la saggezza che ho nel sangue, in cui il personaggio principale mette in discussione la chiesa di Cristo.

È un libro il suo, dichiara Mary Flan in presenza del poeta di cui si è innamorata, che parla della necessità di conoscere il diavolo, simbolo del male assoluto, per redimersi e incontrare la grazia e ristabilire la relazione con Dio ed il divino. Robert Lowel ed Elisabeth Hardwick ospitano Mary Flan nella loro casa in Connecticut, in cui la scrittrice discute con i suoi colleghi scrittori della trasfigurazione, del significato della trinità, della idea grandiosa di Tommaso D’Aquino secondo cui l’anima è presente in tutto il corpo. Dopo il rientro dal Connecticut Mary Flan viene accompagnata da suo zio Louis in ospedale, dove rimane fino a marzo. Il dolore che avverte alle braccia è provocato da una malattia che deforma le ossa del suo corpo, il lupus eritematoso. Mary Flan accetta con stoica sopportazione il dolore e la sofferenza poiché è consapevole che la realtà della vita umana è fatta di privazioni e del male. Sono gli anni in cui compone i racconti che verranno raccolti in un libro intitolato Un uomo buono è difficile da trovare. Nelle sue opere letterarie è importante la presenza dei temi teologici e simbolici e di quelli religiosi, come la grazia e la redenzione. Nella fattoria, che viene gestita da sua madre Regina Cline, un giorno compare un giovane ammiratore di Mary Flan. Si tratta di Erik Langkiaer con cui la scrittrice coltiva una relazione intellettuale. Anche in questo caso, come già era accaduto in precedenza, il suo sentimento non viene corrisposto e con Erik, che è ritornato in Danimarca, la relazione epistolare si interrompe in modo definitivo. Mary Flan, impegnata a scrivere il libro Il cielo è dei violenti, scriveva contro il perbenismo ipocrita e borghese che identificava il bene con il progresso materiale che consentiva di soddisfare tutti i bisogni della persona umana. Lei introduceva nella loro vite con i suoi libri un elemento capace di sconvolgerle e disturbarle, poteva essere la figura di un venditore di bibite o quella di un teppista, personaggi di pura invenzione con cui smascherare i falsi valore della società del benessere e offrire al lettore la possibilità di liberarsi dall’egoismo e stabilire una relazione con la grazia divina, che porta la persona umana verso la redenzione.

Con Betty Hester, una sua ammiratrice, Mary Flna inizia una corrispondenza in cui chiarisce che per lei è fondamentale aiutare le persone a superare la resistenza che oppongono alla idea di Dio e a quella della redenzione. Con la madre regina Cline Mary Flan si reca al santuario di Lourdes e si immerge nelle acque sante. Mentre è immersa nelle acque benedette non chiede la guarigione per le sue ossa insediate e minate dalla malattia, ma si rivolge a Dio perché le dia la forza di completare il libro che sta componendo. Legge il libro di Emile Zola intitolato Lourdes, che un giornalista le aveva regalato e prova sentimenti contrastanti tra molti dubbi e le sue granitiche certezze spirituali. Quando il suo editore Robert Giroux fa leggere le sue opere allo scrittore Thomas Merton, uno studioso dell’ecumenismo, questo autore dichiara che i testi letterari di cui è autrice Mary Flan le ricordano, più che i libri di Ernest Hemingway, di Katherine Anne Porter, di Jean-Paul Sartre, le tragedie di Sofocle. Robert Giroux, il suo editore, si reca in visita nella fattoria dove Mary Flan vive con i pavoni e la madre e le parla di un grande teologo gesuita, Pierre Teilhard de Chardin, autore del libro intitolato il fenomeno umano. Giroux è convinto che il pensiero del grande teologo francese sarà fonte di ispirazione per Mary Flan e le consentirà di riequilibrare il rapporto tra la sua sofferenza personale e la visione apocalittica della condizione umana. Per De Chardin la condizione del mondo e della persona umana sono incomplete e incompiute. Per questo lui è convinto che sia necessaria una evoluzione dell’uomo e del mondo che deve avvenire in modo verticale, sicché sia l’uno che l’altro possano raggiungere e attingere la perfezione divina. Mary Flan, anche se le forze iniziano a diminuire e non sa se potrà continuare a scrivere, inizia a tenere delle conferenze sulla scrittura letteraria nelle maggiori università americane. Un giovane studente le chiede se lei nei suoi libri riproduce persone reali. Mary Flan nota che sono persone che sfuggono allo sguardo dei turisti ma che esistono nel sud del Paese, che lei ha ritratto nei suoi libri. Muore in ospedale con la madre Regina Cline che le tiene la mano e prega per lei. Un libro notevole e importante, questo di Romana Petri, per conoscere una grande scrittrice del Novecento.

(*) La ragazza di Savannah di Romana Petri, Mondadori, 276 pagine, 19,50

Aggiornato il 10 giugno 2026 alle ore 16:17