Dalla memoria dei crimini nazisti alla guerra in Ucraina
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Le vittime chiedono giustizia in Italia. La Russia davanti ai giudici

Quando la guerra distrugge le vite, la giustizia non può fermarsi davanti ai confini né all’immunità degli Stati. È su questo principio che si gioca una vicenda giudiziaria di grande rilievo: una vittima ucraina ha portato in Italia la propria battaglia per ottenere il riconoscimento e il risarcimento dei danni subiti a causa del conflitto con la Russia.

Il ricorso, affidato all’avvocato Achille Campagna e al suo team, è atteso davanti alla Corte d’Appello di Roma e rappresenta, secondo quanto riferito dai legali, un caso probabilmente senza precedenti in Europa.

La storia ha il volto di una donna che nel 2014 ha perso il marito, ucciso sotto i razzi dei separatisti del Luhansk, gruppi che operavano sotto il controllo del Cremlino. Una tragedia consumatasi negli anni dell’occupazione della Crimea e dell’espansione del conflitto nel Donbas, quando Mosca negava il proprio coinvolgimento diretto nelle operazioni dei separatisti.

Oggi, a distanza di anni, quella vicenda torna nelle aule di giustizia italiane. Non soltanto per chiedere un risarcimento, ma per affermare un principio fondamentale: le vittime dei crimini di guerra non possono essere private del diritto di rivolgersi a un giudice.

La controversia si inserisce nel solco di una delle più importanti battaglie giuridiche affrontate dall’Italia negli ultimi anni: quella tra immunità degli Stati e tutela dei diritti fondamentali delle persone.

Un precedente decisivo riguarda i crimini commessi dal Terzo Reich durante la Seconda guerra mondiale. Dopo la pronuncia della Corte internazionale di giustizia dell’Aja del 2012, che riconobbe la violazione dell’immunità della Germania da parte dell’Italia, intervenne la Corte costituzionale italiana. Con la sentenza n. 238 del 2014, la Consulta riaffermò la tutela del diritto di accesso alla giustizia per le vittime di crimini di guerra e contro l’umanità.

Un passaggio che ha segnato profondamente il dibattito giuridico internazionale.

“L’Italia è il Paese che ha dimostrato maggiore coraggio nella tutela del diritto al risarcimento delle vittime di atrocità, sostenendo il diritto internazionale più degli stessi tribunali internazionali”, dichiara l’avvocato Achille Campagna.

Il legale richiama proprio la decisione della Consulta del 2014, che ha riaperto la strada alla possibilità per le vittime di far valere i propri diritti davanti ai tribunali italiani, nonostante il principio dell’immunità degli Stati.

Il caso ucraino presenta elementi di particolare interesse: l’obiettivo è ottenere il riconoscimento in Italia di una sentenza risarcitoria già pronunciata dai giudici ucraini, attraverso la relativa procedura giudiziaria. Un percorso che richiama quello seguito in passato dalle vittime greche dei crimini nazisti, le cui sentenze furono portate in Italia in fase di esecuzione.

La posta in gioco, dunque, va ben oltre la singola controversia. Si tratta di stabilire se il diritto delle vittime a ottenere giustizia possa trovare effettiva tutela anche quando il responsabile è uno Stato.

“Purtroppo le guerre ritornano, e con esse le vittime che chiedono giustizia”, sottolinea Campagna. “Oggi l’Italia, attraverso una sua Corte, è chiamata ancora una volta ad affermare la prevalenza dello ius cogens, ossia dei diritti della persona posti al vertice del sistema, sull’immunità – in questo caso – della Russia che non risponde dei suoi crimini”.

La Russia, riferisce il legale, non ha partecipato al giudizio, pur essendo stata regolarmente citata. Non è quindi nota la sua posizione rispetto ai fatti accertati dai giudici ucraini.

Dalla tragedia del passato alla guerra del presente, il filo che lega queste vicende è il diritto delle vittime a non essere dimenticate. Perché la giustizia non restituisce le vite spezzate, ma può impedire che il silenzio e l’impunità diventino l’ultima parola.

Aggiornato il 04 novembre 2026 alle ore 10:41