Stipendi e indipendenza dei funzionari dello Stato
Foto: Giuseppe Tango, presidente dell’Anm (Ansa)

In Italia, il dettato dell’articolo 3 della Costituzione che sancisce il principio di uguaglianza è veramente rispettato? La realtà è che, secondo alcuni, ci sono persone che − per l’alto ruolo che svolgono nella società perché hanno vinto un concorso pubblico − devono essere più uguali degli altri. Per Giuseppe Tango, il presidente dell’Anm (Associazione Nazionale Magistrati), il sindacato delle toghe, percepire stipendi più importanti rispetto agli altri dipendenti dello Stato, è la “condizione che salvaguardia l’indipendenza”.

Per essere indipendenti, quindi, i pubblici funzionari in senso lato dovrebbero ricevere stipendi tali che non li inducano a farsi “condizionare” da chi chiede: giustizia, permessi a costruire, licenze, autorizzazioni e i ridondanti adempimenti burocratici che il suddito deve subire per ottenere quei servizi pubblici che gli devono essere forniti in quanto li paga attraverso il prelievo fiscale (imposte e tasse) che lo Stato impone ai contribuenti. Se ho ben capito a maggior reddito percepito dai pubblici funzionari dello Stato, corrisponde una loro più forte indipendenza! 

I custodi della Costituzione repubblicana evidentemente dimenticano non solo l’articolo 3, ma anche l’articolo 81 della legge fondamentale che recita “lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico”; e del terzo comma del medesimo articolo “ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte”. Traduzione: se pago di più alcuni funzionari dello Stato i maggiori oneri li devo recuperare aumentando l’imposizione fiscale sugli altri contribuenti oppure devo ridurre le spese sociali.

Se abbiamo ben capito il retropensiero dell’importante ed influente magistrato, chiunque nella pubblica amministrazione svolge delle mansioni suscettibili di influire sui cittadini per non subire “pressioni” devono avere delle retribuzioni più importanti degli altri impiegati pubblici. Eppure, i dipendenti pubblici a qualsiasi livello della scala gerarchica godono di poteri, più o meno significativi, che possono essere dirimenti per il suddito o per le imprese che necessitano di una specifica autorizzazione. È il privilegio di essere pubblici funzionari. Ho fatto l’insegnante di secondaria superiore per oltre 40 anni e nonostante l’inadeguato stipendio ho cercato di essere nei confronti dei miei studenti il meno parziale possibile. La vera indipendenza, a qualsiasi livello e ruoli della pubblica amministrazione la deve dettare la Legge!

In verità, il vero problema è quello che si approvano norme giuridiche scritte in burocratese che sono difficilmente intelligibili e comunque sempre suscettibili di interpretazione. Fino a quando le leggi daranno spazio a chi le deve applicare di esprimere un giudizio di merito e non di legittimità, le norme si interpreteranno per gli amici e si applicheranno per i nemici. Se la legge elenca in maniera tassativa gli adempimenti per ottenere una autorizzazione, il burocrate deve ottemperare nei tempi e con le modalità prescritte dalla norma.

Aggiornato il 04 novembre 2026 alle ore 09:51