Il mondo è già preda della disinformazione russa, alleata a quella iranica. La manifestazione, l’ennesima, arriva dalla notizia dell’autorevole El Mundo che la Russia pianifica attacchi con droni dal Mediterraneo. La cosa non dovrebbe essere una sorpresa, considerato che oltre alla presenza di parecchie navi, “fantasma” e non, militari e civili, i russi continuano a espandere la loro presenza: sei basi aerei in Libia, una navale a Tartus, in Siria, alleati fedeli nell’Algeria, Serbia, repubblica Srpska, il tentativo di dominio nel mar Nero. Ma la notizia più inquietante è che in una chat composta da attenti osservatori la prima pagina di El Mundo ha generato la domanda: “Sarà vero?”. Il dubbio certifica la grande vittoria della ‘disinformazia’ contro la stampa. Ma noi non ci arrendiamo e procediamo col ragionare.
DRONI SU SPAGNA, FRANCIA ITALIA
Quel “sarà vero?” è quindi la notizia più importante. Nemmeno El Mundo è più considerato affidabile. Diffidiamo di tutto. A non esercitare la diffidenza, solo i lettori del Fatto Quotidiano, diventato un messale delle verità rivelate, perlopiù non vere, ma conta il pubblico che ci crede, come nelle sette più insidiose che in questo caso hanno accesso a tutti i canali informativi, di Stato e privati. E pure questo fa sorgere il dubbio se si tratti di infiltrazione e guerra ibrida. Consideriamo ora la notizia: Francia, Spagna, Italia saranno attaccate dai russi con droni con bassa carica esplosiva da quattro o cinque chili. La rivelazione arriva dall’intelligence Usa.
QUALI LE RAGIONI DELL’ATTACCO RUSSO?
L’obiettivo russo è aumentare la paura. Con il terrorismo sul campo e quello mediatico nel mondo virtuale, alcuni partiti accumulano consensi. Partiti e agenti a basso costo possono proseguire la loro campagna di diffusione della viltà contro i più violenti regimi autoritari del mondo. L’Italia ha come nemici interni Vannacci, Conte, Fratoianni, Travaglio, e una pletora di miseri intelletti antitaliani. Dopo gli attacchi dei droni russi, inviteranno italiani ed europei a pisciarsi sotto dalla paura per la violenza bombarola dell’ex superpotenza, Paese enorme ma marcio, fradicio e mafioso.
GLI ANTITALIANI AVRANNO SUCCESSO?
Noi siamo popolo di un Paese che da trent’anni è stato educato alla mancanza di dignità, a non capire, a pensare che è meglio il silenzio davanti alla prevaricazione. Un detto popolare recita: chi si fa pecora viene mangiato. Essere proni alle mire espansionistiche mafiose russe è quello che ci interessa o ci piace? Funzionerebbe?
LA LEZIONE DELL’UCRAINA
Gli ucraini di cinque anni fa erano nelle stesse condizioni psicologiche italiane. Un popolo non particolarmente attivo sul piano economico, disilluso, rassegnato. Aveva una capacità di produzione di appena duecento miliardi. Valeva appena il doppio della povera Sicilia, con sei volte la popolazione siciliana e una superficie ventitre volte maggiore. Un Paese povero che doveva decidere se affrontare la potenza militare russa. Un’amica ucraina rifugiata all’estero dopo l’occupazione della Crimea mi disse: “Saranno conquistati. Sono corrotti. Si sono venduti qualsiasi arma utile. L’esercito ucraino non esiste”. Eppure, non andò così. Ma perché?
LA REAZIONE POPOLARE
Gli ucraini cambiarono nel giro di poche settimane, anzi ore. Cosa accadde? Scoprirono che i russi non volevano solo la conquista, volevano essere liberi di stuprare, torturare, rubare e infine cancellare la loro cultura nazionale. In quel caso la disinformazione non poteva funzionare. Le torture, gli stupri, le cancellazioni, le condanne per chi parlava ucraino furono subite dagli stessi che cominciarono a combattere per la loro vita. Zelensky non scappò davanti alla guerra. La realtà delle cose ha il vizio di essere più forte delle parole, quando le cose diventano gravi. La realtà ha indotto gli ucraini a inchiodare i russi che sono stritolati da una guerra che non possono permettersi.
Roma e la lezione che non impariamo
La lezione ucraina non è arrivata a tutti, in Italia. Un non vasto ma rumoroso esercito di traditori in abiti quotidiani è aggressivamente pro-Russia, pro-Hamas (pro-palestinesi non credo, francamente), pro-Iran. Inneggiano alla pace che deriva dalla resa di fronte alle orde barbariche. Ora, nel nostro passato, che razionalità avrebbe avuto la resa davanti alle orde di Gengis Khan? Ma anche di Attila. O di Arminio, che impalò un paio di legioni romane nelle foreste attorno all’Elba. Qualcuno può pensare che Roma potesse inginocchiarsi alle pretese di Arminio? Attese un po’, Roma, ma poi la risposta arrivò e fu dura. Allora perché gli europei che hanno dieci volte la potenza economica, militare, industriale, agricola, demografica dei russi dovrebbero accettare la minaccia putiniana?
I RINNEGATI E I CALCI NEL CULO
Nessuno si inginocchierà a Putin. Eppure, alle elezioni si presentano un po’ ovunque partiti di rinnegati, tanto della destra che della sinistra. Fanno a gara a svendere il Paese al gerarca del Cremlino che vorrebbe assomigliare a Yul Brinner, ma sembra un geometra del catasto in un film neorealista. La pace dell’inginocchiatoio non accadrà.
COSA FARE NEL FUTURO?
Piuttosto semplice: riconosceremo i rinnegati e i traditori e garantiremo loro l’educazione paesana, che una volta era basata sui calci nel sedere, o calci nel culo, per i meno raffinati, con la bontà pedagogica di insegnare loro il requisito della dignità. Vannacci, Conte, Fratoianni e pure quella pattuglia sempre più sparuta e sparita del Pd che si aggrega al campo largo dei totalitarismi hanno bisogno di qualcuno che li tratti per quello che sono: ragazzi discoli che per timore di un potere marcio e idiota si inginocchiano. Noi italiani siamo un popolo che ha una patria comunale, una regionale, una nazionale ed una europea e persino una che chiamiamo occidentale. Si completano via via, nel crescendo. Le nostre patrie si basano sull’idea di libertà, a volte anche eccessiva, come il diritto al parcheggio in doppia fila. Ma sono connesse al nostro modo di pensare. Il burka lo consideriamo accettabile solo se devono metterlo le donne afghane. La resa va bene, ma solo se a dichiararla sono gli altri. Quando e se si tratta di noi, come hanno già dovuto fare gli ucraini, combattiamo.
LA RIEDUCAZIONE PATRIOTTICA
Come italiani, europei, siamo forti. Siamo anche capaci di mediare tra la nostra e le altre culture. Nessuno pensi di venire qui a dettare legge o pensare di assoggettarci al velo, alla vodka o all’obbedienza. Siamo abituati a contestare tutto. Il mito ridicolo della potenza del gerarca del Cremlino che si nasconde in un pozzo fortificato, come un vecchio mafioso ricercato dalla polizia, non ci può impressionare. L’Europa è la nostra patria. La nostra casa e la nostra famiglia sono nella nostra città, nella nostra Italia e anche in Europa. Le difenderemo. E per fortuna, grazie alla nostra libertà, siamo molto più forti del nemico.
Aggiornato il 25 settembre 2026 alle ore 13:43
