#Albait. L’Italia, Saragat, l’Europa
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Tra le figure che nella Prima Repubblica sono state quasi ridotte a macchietta ci fu un gigante che si chiamava Giuseppe Saragat. La storia italiana non ne dà eccessivamente conto eppure la storia di quest’uomo è stata particolarmente interessante. Diciamo che la feroce aggressività della propaganda russa è figlia di un atteggiamento tanto comunista che fascista che non si basa sugli argomenti, ma sull’aggressione. A Saragat toccò subire lo sprezzo del Psi e il dileggio dei comunisti. Salvo poi scoprire tutti che aveva ragione lui.

LE ORIGINI

Il padre si chiamava Saragattu e si trasferisce dalla Sardegna a Torino per una vita agiata da professionista. Giuseppe si diploma da perito commerciale o ragioniere e poi prenderà l’indirizzo economico all’università. Non si può apprezzare pienamente la scelta se non si considera che all’epoca le facoltà di economia come le intendiamo oggi non c’erano. Quello economico era un ramo agganciato alla facoltà di Giurisprudenza. Spesso c’era difficoltà a trovare un professore di economia in senso proprio.

LA PRIMA GUERRA

Saragat non fu solo un laureato benestante. Nella Prima Guerra fu ufficiale di artiglieria in quel tritacarne che si chiamava Carso. Dopo la guerra diventa socialista perché aveva in odio i “figli di papà che opprimevano gli operai”. Il giovane Saragat aveva una formazione economica ma non aveva ancora una solida preparazione teorica in ambito politico. I suoi primi scritti sono da marxista rivoluzionario, come la gran parte dei socialisti dell’epoca. Ma quando si tratta di scegliere, Saragat segue Giacomo Matteotti. Il segretario del Partito Socialista Unitario, fondato dai riformisti dopo essere stati cacciati dai massimalisti del Psi, dichiarò che era ‘liberista’ prima che socialista, perché le tariffe sul grano “beneficiano i padroni, non i braccianti”.

LA MORTE DI MATTEOTTI E L’ASCESA DI SARAGAT

Non conobbe mai il segretario Matteotti. La Seconda Guerra Saragat la passerà scappando dall’Italia perché il primo partito a essere messo fuori legge dal fascismo sarà proprio il suo. Va in Austria, poi ripara a Parigi, infine in Svizzera. Dopo l’8 settembre rientra in Italia e, dopo un primo arresto, va a Roma. Con l’occupazione tedesca torna in carcere, braccio dei condannati a morte. Si salva grazie a un’operazione complessa e astuta allo stesso tempo, organizzata da un giovane avvocato che si chiamava Giuliano Vassalli. Saragat esce da Regina Coeli insieme a Pertini, altro esule tornato per ricostruire l’Italia e che per poco, senza l’intervento di Vassali, non muore alle Fosse Ardeatine.

IL DOPOGUERRA

Dopo la fine della guerra Saragat sarà presidente della Costituente, ambasciatore a Parigi, ministro più volte. Ma la sua scelta più forte è la scissione di Palazzo Barberini nel 1947. In una sinistra marxista e dominata dal Patto d’Azione tra socialisti e comunisti, Saragat spariglia. Convoca tutti gli anticomunisti a Palazzo Barberini e rimette insieme il partito di Matteotti, il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. Dentro, come ha ricordato lo storico e deputato Federico Fornaro in un incontro alla Camera dei deputati, quel giorno a congresso c’erano trotzkisti, riformisti, massimalisti antistalinisti, socialisti arrabbiati. Saragat guida tutti nel campo Occidentale. La sinistra perde un pezzo e il tentativo di virare verso l’Urss diventa impossibile. Togliatti dirà che stava nei Patti di Yalta questa scelta. Senza Saragat questa certezza, con gli jugoslavi a Trieste e le armi pronte in mezza Italia, non c’era affatto.

LA CONDIZIONE POLITICA DELL’ITALIA

Non c’è niente di scontato nella scelta socialdemocratica del marxista Saragat che pian piano sceglie la strada della libertà. I comunisti italiani lavorano per dominare i socialisti, che si lasciano dominare. Valdo Spini ricorda che Nenni era molto attento agli applausi dei comizi nei comizi con i comunisti. Questa vanità lo portò a farsi dire da Saragat “come al solito non hai capito niente”. Ma forse è una leggenda. Saragat con la sua forza politica ottiene un importante 7 per cento, sbarra la porta alla sinistra estrema e diventa decisivo per garantire libertà e liberalismo a tutti, da socialista.

SARAGAT PRESIDENTE

Quando sarà eletto Presidente della Repubblica, in una fase nella quale nessuno ottiene il gradimento maggioritario in Parlamento, sono proprio i comunisti a fare la proposta. Saragat sarà il primo presidente socialista, nella sua versione riformista d’Italia, molto prima di Pertini. Giorgio Benvenuto ha ricordato come da Capo dello Stato volle festeggiare il Primo Maggio al Quirinale con mille famiglie di lavoratori ogni anno, spiazzando i tre sindacati che mai avrebbero immaginato una simile iniziativa.

GLI STATI UNITI D’EUROPA

Saragat il riformista è anche uno dei più solidi assertori della necessità degli Stati Uniti d’Europa. Aveva conosciuto la guerra e non voleva che si ripetesse. E proprio questa settimana, in un convegno alla Camera dei deputati, organizzato dalla Fondazione Saragat, tutte queste notizie e riconoscimenti sono stati rimessi insieme. L’intera area liberale parlamentare era presente, ma non solo. Luigi Marattin del Pld, Ettore Rosato del Pd, Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europe e leader del Campo Aperto, Giorgio Benvenuto e Valdo Spini, Pino Bicchielli di Forza Italia, insieme a Stefania Craxi, e anche i saluti di una democristiana doc, come si è descritta Annarita Patriarca.

LE FONDAZIONI, UMBERTO COSTI, LA RIPRESA DEL CAMMINO EUROPEO

La necessità degli Stati Uniti d’Europa è strategica. Umberto Costi, presidente della Fondazione Saragat, ha promesso che sarà promotore di un patto d’azione tra le fondazioni socialdemocratiche, cristiane e liberali per rilanciare gli Stati Uniti d’Europa. Magari sarà questo uno dei puntelli dell’area autenticamente liberale che manca all’Italia per ricominciare a crescere a ritmi accettabili.

LE PAROLE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

C’è anche il conforto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, con un messaggio al convegno, ha sintetizzato la questione: “Un’Europa più unita e coesa consolida il ruolo di pilastro di una più ampia famiglia democratica che si affaccia su entrambe le sponde dell’Oceano”. Uno spazio euro-atlantico che, come immaginavano il Presidente Saragat, Alcide De Gasperi, Carlo Sforza, Gaetano Martino e i più avveduti tra i promotori e sostenitori della sua realizzazione, fosse baluardo… della legalità internazionale e della tutela dei diritti della persona.

ORA RESTA LA PARTE PIÙ DIFFICILE

Ricominciare a fare politica e smettere di fare finta. Il primo passo è quello della nascita degli Stati Uniti d’Europa. È bene che siano le fondazioni più importanti d’Italia a promuovere un obiettivo comune di tutti gli italiani e degli europei. Saranno loro a chiamare le fondazioni di tutta Europa per garantire ancora libertà, liberalismo e il diritto alla vita per ogni cittadino d’Europa. L’obiettivo? Vivere meglio e proseguire a farlo in sicurezza e senza guerre. Senza Europa il rischio di guerra, fame e povertà è molto più alto. Siamo il continente che l’ha conosciuta meglio la guerra. Per questo non vogliamo più farla. Per questo sappiamo che tocca a noi impedire che prenda nuovamente piede come strumento di potenza. E queste cose Saragat le aveva già viste a metà degli anni 40.

Aggiornato il 18 settembre 2026 alle ore 10:49