Perché Theodor Mommsen mi ispirerà a votare di nuovo Giorgia Meloni
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Lo storiografo, epigrafista, archeologo, premio Nobel per la letteratura, Theodor Mommsen fu anche un attivista politico. Egli ha ispirato la mia passione civile. Da ragazzino fui lettore di C.W. Ceram, come si firmò Kurt Wilhelm Marek, in Civiltà sepolte e Civiltà al sole. Passai ai volumi della Storia di Roma di Theodor Mommsen, in contemporanea con l’invasione sovietica della Cecoslovacca. La seguii sintonizzato sulla clandestina Radio Praga.

In quel mentre, lessi di una risposta data dal Mommsen ad un agente di polizia prussiano. Questi lo beccò in una retata contro studenti barricadieri: “Professore, cosa fa anche lei qui?” Risposta: “Come potrei interessarmi della storia di duemila anni fa e disinteressarmi di quella in cui vivo”. Infatti, oltre alla carriera accademica e letteraria, a tutti nota, egli ebbe un’intensa attività politica: liberalnazionale, fu deputato dapprima al parlamento prussiano, poi a quello del secondo Reich germanico, per diverse legislature. Allora, si penserà di un’influenza sulle mie decisioni di voto, per via del suo ruolo, tra i liberalnazionali, nell’ispirare l’accondiscendenza verso un capo politico forte. Ciò per la descrizione, nella sua storia, della figura di Caio Giulio Cesare. Ne elogiò la sensibilità sociale, capacità politica e di comando. Invece, il motivo è altro. Nella sua lunga carriera parlamentare, ebbe un calo di passione dopo instaurato il secondo Reich germanico. Morivo? Il contrasto, sempre più duro, con Otto Eduard Leopold von Bismarck. Motivo: il Kulturkampf. Egli considerò una battaglia culturale violazione della libertà di pensiero, primo principio di qualsiasi visione liberale. Questa pericolosa idea è quella sulla quale la sinistra italiana ha costruito la sua egemonia culturale. Palmiro Togliatti la cominciò con un suo Kulturkampf. Partì dalla pubblicazione della Lettere dal carcere di Antonio Gramsci (il quale, se fosse sopravvissuto, sarebbe stato, presumibilmente, il suo principale avversario nella conduzione del Partito Comunista Italiano). Giorgia Meloni, dalla sua affermazione, ha iniziato una guerra contro questa egemonia, descritta come di potere più che d’idee. Però, come dimostra più di qualche sgambetto, questo predominio è tanto radicato nell’accademia, nei mezzi di comunicazione sociale, nelle arti e lettere, da necessitare più di una legislatura per essere smantellato e liberare il pensiero e le sue manifestazioni. Per questo confermo il mio voto a Giorgia Meloni.

 

Aggiornato il 24 agosto 2026 alle ore 11:44