Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli interventi istituzionali che hanno evidenziato il valore della riforma della giustizia tributaria. Dal Presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria al Ministro dell’Economia e delle Finanze, il giudizio espresso è stato ampiamente positivo: la riforma ha finalmente riconosciuto alla magistratura tributaria uno status economico e giuridico assimilabile a quello delle altre magistrature dello Stato, prevedendo un trattamento retributivo stabile, maggiori tutele e un ordinamento professionale più strutturato.
Si tratta senza dubbio di un passaggio storico. È altresì plausibile ritenere che l’accelerazione impressa al processo riformatore sia stata favorita anche dall’intervento della Commissione europea, che aveva richiamato l’Italia ad adeguare lo status dei magistrati tributari agli standard richiesti dall’ordinamento europeo.
Tuttavia, accanto agli aspetti positivi della riforma, rimane una questione che merita attenzione e che, almeno finora, sembra essere rimasta sullo sfondo del dibattito pubblico: quella dei giudici tributari onorari che, per decenni, hanno garantito il funzionamento della giustizia tributaria.
Commercialisti, avvocati, professori universitari, geometri, funzionari pubblici e professionisti provenienti da diverse esperienze hanno assicurato, spesso con compensi modesti e senza le garanzie riconosciute ad altre magistrature, l’effettività della tutela giurisdizionale in materia fiscale. Per oltre quarant’anni hanno contribuito, con professionalità e dedizione, alla formazione di una giurisprudenza qualificata e alla definizione di centinaia di migliaia di controversie tra contribuenti e amministrazione finanziaria.
Ancora oggi molti di questi giudici continuano a svolgere le proprie funzioni, contribuendo allo smaltimento dell’ingente contenzioso pendente nelle Corti di Giustizia Tributaria, in attesa che il nuovo organico dei magistrati tributari professionali venga progressivamente completato. È noto, infatti, che i primi 173 magistrati vincitori del concorso bandito ai sensi della legge n. 130 del 2022 non sono ancora sufficienti a coprire il fabbisogno dell’intero sistema.
Proprio per questo ci si può legittimamente domandare se, nella fase di istituzione della cosiddetta “quinta magistratura”, non fosse possibile prevedere strumenti di valorizzazione dell’esperienza maturata dai giudici tributari già in servizio.
L’ordinamento italiano conosce infatti forme di reclutamento derogatorie rispetto al concorso ordinario. È noto, ad esempio, che una quota dei Consiglieri di Stato può essere nominata dal Governo e che, in passato, sono state adottate procedure straordinarie anche per altre magistrature. Da qui nasce l’interrogativo: perché non prevedere, almeno in parte, un percorso di transito o di valorizzazione professionale per coloro che avevano già esercitato per decenni le funzioni giurisdizionali tributarie?
Una riflessione che assume particolare rilievo se si considera che la giustizia tributaria è stata per lungo tempo indicata come una delle giurisdizioni più efficienti del sistema italiano, sia in termini di tempi di definizione delle controversie sia sotto il profilo della produttività.
L’avvio di nuovi concorsi rappresenta certamente una scelta coerente con il nuovo modello ordinamentale. Tuttavia, essi richiederanno inevitabilmente diversi anni per consentire la completa copertura degli organici, mentre il patrimonio di competenze maturato dai giudici tributari onorari rischia progressivamente di andare disperso.
Da qui nasce anche l’esigenza di interrogarsi sull’opportunità di prevedere forme di riconoscimento istituzionale per quanti hanno svolto per decenni una funzione essenziale al servizio dello Stato. Non necessariamente attraverso l’automatica immissione nei ruoli della nuova magistratura professionale, ma quantomeno mediante strumenti di valorizzazione dell’esperienza acquisita o forme di equo riconoscimento per il servizio prestato.
A suscitare ulteriori perplessità è stata, inoltre, la recente Delibera n. 917/2026 relativa all’interpello per la nomina dei componenti della commissione esaminatrice del prossimo concorso per 180 magistrati tributari.
Il bando riserva, infatti, la partecipazione esclusivamente ai magistrati togati, escludendo i giudici tributari onorari, anche quando questi possiedano una consolidata esperienza giurisdizionale e un curriculum professionale di assoluto rilievo.
Una scelta che appare discutibile sotto il profilo della valorizzazione delle competenze. È difficile comprendere, infatti, perché magistrati che hanno esercitato per decenni funzioni giudicanti nelle Corti di Giustizia Tributaria, ricoprendo anche incarichi direttivi o semidirettivi, e che hanno partecipato in passato a commissioni concorsuali pubbliche, non possano mettere la propria esperienza al servizio della selezione della futura magistratura tributaria.
La questione non riguarda soltanto il caso dei singoli esclusi, ma investe un principio più generale: quello del riconoscimento dell’esperienza maturata sul campo e del rispetto dovuto a chi ha contribuito, per molti anni, al funzionamento della giustizia tributaria italiana.
Forse è giunto il momento che il legislatore, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria e le rappresentanze della magistratura tributaria aprano una riflessione su questi temi, nella consapevolezza che ogni riforma, per essere davvero completa, dovrebbe saper guardare non soltanto al futuro, ma anche al percorso e alle persone che ne hanno reso possibile la costruzione.
L’auspicio è che possa aprirsi un confronto costruttivo, volto a individuare soluzioni equilibrate e rispettose dell’esperienza maturata dai giudici tributari onorari, evitando che una parte significativa della storia della giustizia tributaria italiana venga relegata ai margini proprio nel momento della sua più importante trasformazione.
(*) Vicepresidente di Sezione presso la Corte di Giustizia Tributaria di Roma e Latina, già G.o.t. presso il Tribunale di Latina
Aggiornato il 05 agosto 2026 alle ore 16:05
