La recente riforma della giustizia tributaria rappresenta senza dubbio un passaggio fondamentale verso la piena professionalizzazione della cosiddetta “quinta magistratura”. Tuttavia, accanto alle novità introdotte, emergono alcune questioni che meritano un’attenta riflessione, sia sotto il profilo della tutela dei contribuenti sia riguardo alla gestione della fase di transizione verso il nuovo assetto ordinamentale.
Dopo oltre trent’anni di esperienza quale presidente di collegio presso le Corti di Giustizia Tributaria di Roma e Latina, ho avuto modo di osservare numerose situazioni che inducono a interrogarsi sul rapporto tra amministrazione finanziaria e cittadino.
Non sono stati rari i casi in cui contribuenti, dopo aver sostenuto i costi per affidare la propria difesa ad avvocati o commercialisti e dopo aver atteso la fissazione dell’udienza, hanno visto l’amministrazione procedere allo sgravio dell’atto impugnato soltanto alla vigilia della discussione. In tali circostanze, l’ufficio ha frequentemente chiesto la declaratoria di cessazione della materia del contendere, con compensazione delle spese di giudizio.
Pur trattandosi di una soluzione prevista dall’ordinamento processuale, è legittimo chiedersi se simili situazioni possano essere ulteriormente ridotte attraverso una maggiore tempestività nell’esercizio dell’autotutela. Una revisione anticipata degli atti che presentano evidenti profili di illegittimità consentirebbe infatti di evitare ai cittadini costi, tempi e disagi non necessari, oltre a ridurre il contenzioso e l’impiego di risorse pubbliche.
Per tale ragione potrebbe risultare utile che il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, ciascuno nell’ambito delle rispettive competenze, valutino l’istituzione di un osservatorio permanente incaricato di monitorare i procedimenti conclusi mediante annullamento o sgravio dell’atto in prossimità dell’udienza, con particolare attenzione ai casi in cui venga disposta la compensazione delle spese.
L’obiettivo non sarebbe quello di attribuire responsabilità in via preventiva, bensì di individuare eventuali criticità organizzative, verificare le cause che determinano tali situazioni e promuovere buone prassi amministrative, nell’interesse sia dell’Amministrazione sia dei contribuenti.
Un monitoraggio sistematico consentirebbe inoltre di valutare se determinati comportamenti producano effetti economicamente rilevanti per l’Erario, sia sotto il profilo dell’efficienza amministrativa sia con riferimento ai costi del contenzioso evitabile.
Accanto a questo tema, rimane aperta anche la questione del futuro dei giudici tributari onorari.
Dopo il primo concorso per 146 magistrati tributari, i cui vincitori stanno progressivamente entrando in servizio, è stato bandito un nuovo concorso per ulteriori 180 posti, nell’ambito del percorso di costruzione della magistratura tributaria professionale prevista dalla legge n. 130 del 2022.
Si tratta di un investimento importante, che garantirà ai nuovi magistrati un trattamento economico e giuridico pienamente allineato a quello delle altre magistrature dello Stato.
Parallelamente, però, continua a essere il corpo dei giudici tributari onorari a garantire, nella maggior parte delle Corti di Giustizia Tributaria, la definizione del consistente contenzioso ancora pendente.
Secondo i dati disponibili, entro il 2029 entreranno in servizio complessivamente 576 nuovi magistrati tributari. Nello stesso periodo, tuttavia, circa 940 giudici tributari cesseranno dalle funzioni per raggiunti limiti di età. Tale dinamica rende evidente la necessità di gestire con attenzione il periodo di transizione, evitando possibili carenze di organico che potrebbero incidere sui tempi della giustizia.
In questa prospettiva potrebbe essere opportuno valutare una proroga annuale, su base esclusivamente volontaria, per quei giudici tributari prossimi al pensionamento che siano ancora in possesso dei requisiti di idoneità e intendano continuare a mettere la propria esperienza al servizio dell’amministrazione della giustizia.
Una soluzione di questo tipo consentirebbe di preservare un patrimonio di competenze costruito in decenni di attività, assicurando al tempo stesso continuità operativa alle Corti di Giustizia Tributaria durante la fase di progressivo ingresso dei nuovi magistrati professionali.
Ogni riforma richiede inevitabilmente un periodo di assestamento. Per questo motivo appare importante che la transizione sia accompagnata da scelte organizzative capaci di coniugare innovazione e continuità, valorizzando le professionalità esistenti e garantendo ai cittadini una giustizia tributaria sempre più efficiente, tempestiva e orientata alla tutela dei loro diritti.
(*) Vicepresidente di Sezione presso la Corte di Giustizia Tributaria di Roma e Latina, già G.o.t. presso il Tribunale di Latina
Aggiornato il 03 agosto 2026 alle ore 10:35
