La vendetta non può mai essere giustizia

Comprendo benissimo il disagio di molti che hanno stigmatizzato, per dolersene, il fatto che il gioielliere Mario Roggero sia stato condannato anche in Cassazione a oltre 14 anni di reclusione, per l’omicidio volontario di due rapinatori.

Si tratta infatti di un caso umano di particolare delicatezza, sia perché Roggero è sempre stato un signore correttissimo, dedito al lavoro e alla famiglia, sia perché dispiace sinceramente che egli si sia trovato in questa situazione difficilissima a causa di una rapina consumata ai suoi danni da tre emeriti malfattori: come dire, insomma, che a causa del male subito per la scellerata condotta di altri – che rappresenta il danno – Roggero debba ora subire la beffa del carcere.

Tutto vero. Tutto terribile. Tutto amaro e perfino raccapricciante. Tuttavia, non è possibile dare torto alle Corti di merito e ora alla Cassazione per aver dichiarato la colpevolezza di Roggero, escludendo la discriminante della legittima difesa. Non occorre una laurea in giurisprudenza per comprendere i motivi posti alla base di una tale decisione, dato che il diritto, prima di manifestarsi nelle norme di legge, è e rimane espressione della logica intrinseca dei rapporti umani. Ebbene, in punto di logica, per esserci “difesa” – legittima o illegittima che sia – occorre ci sia prima “offesa”, altrimenti non si cede da cosa e perché bisognerebbe difendersi.

Di sicuro, quando i tre malfattori hanno fatto ingresso, armi in pugno (poi si sarebbe saputo che erano armi giocattolo, ma Roggero non poteva saperlo), in gioielleria, hanno recato offesa sia al patrimonio del gioielliere, sia alla vita sua e dei familiari presenti, minacciati con le armi, allo scopo di impadronirsi del bottino. Una scena di pochi secondi, ma è proprio nel contesto di una tale situazione ove è presente l’offesa, che matura la possibilità di esercitare una difesa compitamente legittima e come tale considerata dalla legge.

Tuttavia, Roggero in tale situazione, ovviamente per timore che una rissa o una vicendevole sparatoria potessero mettere gravemente in pericolo i familiari presenti, non reagisce in alcun modo, lasciando che i tre, dopo aver afferrato il bottino, se ne fuggano dalla porta per la quale erano entrati. Invece, Roggero, dopo questa repentina fuga, afferra la pistola regolarmente detenuta, insegue i delinquenti e, sparando alla schiena, due ne uccide e uno lo ferisce; dopo rientra in negozio indisturbato.

Qui va detto chiaro e tondo: fuori dal negozio, l’offesa si era già consumata e aveva esaurito la sua capacità intimidatrice; ne viene che finita l’offesa, non c’è evidentemente posto per la difesa: ecco per quale ragione è stata dai giudici esclusa la legittima difesa: perché non v’era luogo per alcuna difesa, in quanto non c’è nulla da difendere se tre malavitosi scappano.

Ed ecco i video ci mostrano Roggero simile a John Wayne, il quale, dopo aver assistito impotente alla rapina consumata da due malfattori ai danni del titolare del Saloon ove egli si trovava a bere l’ennesimo goccetto, li insegue e dopo più o meno rocambolesche fughe li uccide, con gran sollievo degli spettatori.

Ma siamo sicuri si tratti di giustizia? Temo di no. Qui ad apparire è invece la sete di vendetta, che viene scambiata per giustizia da spettatori troppo abituati ad assistere a film western ove la vendetta consumata dal nobile cavaliere solitario rappresenta l’unico e il solo surrogato di una giustizia che brilla soltanto per la sua assenza.

Come accade infatti nella triste vicenda di Roggero, il quale ha comunque ricevuto dai giudici un trattamento molto comprensivo delle proprie ragioni e perciò giusto. Infatti, la pena di poco più di 14 anni a lui inflitta è stata probabilmente assai ridotta, in quanto si è tenuto conto dello stato di agitazione che ne corrompeva il giudizio, della scarsa lucidità, delle altre rapine in precedenza subite, della paura provata nel corso della rapina, della minacciata vita dei congiunti e insomma di ogni circostanza che, a lui, favorevole, potesse condurre alla prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti: al punto da fissare una pena tutto sommato contenuta per un duplice omicidio.

Si tenga anche conto che, essendo Roggero ultrasettantenne e certo non pericoloso per altri soggetti, potrà scontare la pena a casa propria in regime di detenzione domiciliare e che usufruendo di benefici vari e di sconti di pena potrà essere libero molto prima dei limiti di tempo oggi fissati.

Ne viene che i giudici, tenendo conto di ogni aspetto della vicenda, hanno mostrato di agire nei suoi confronti addirittura con equità, che è la perfezione della giustizia. Quella giustizia che Roggero voleva farsi da se stesso. Sbagliando gravemente.

Aggiornato il 21 luglio 2026 alle ore 13:31