Dal Campo largo all’alleanza per la Costituzione

Il centrosinistra, che finora tuttavia è meno centro che sinistra, sembra un’anima in pena. Non riesce a darsi un nome che comprenda ed evidenzi tutte le sfumature politiche in atto e in potenza nel suo seno. Finora è stato l’anodino Campo largo, che dice tutto e niente, anche perché larghezza e confini sono incerti. E da mille segni è apparso un po’ a tutti che fosse un nome provvisorio, come si dà ai progetti in fieri dei prototipi. Chiamiamolo così, poi si vedrà, è stato finora il retropensiero degli aspiranti comproprietari del podere.

Sennonché, nel recente convegno al Teatro dei Servi (non di buon augurio) Giuseppe Conte ha lanciato un nome che ha subito ricevuto una larghissima approvazione: “Alleanza per la Costituzione e la democrazia”, poi ridotto a semplice “Alleanza per la Costituzione”. Elly Schlein, dicono le cronache, ha afferrato al volo la proposta e, per riflesso condizionato, ha dichiarato: “Non c’è miglior programma che attuare la Costituzione antifascista articolo per articolo.” È una dichiarazione sorprendente in sé ma soprattutto rivelatrice di una concezione della Costituzione repubblicana che affligge tuttora, a causa del mito resistenziale e dell’antifascismo ideologico, gran parte del Campo largo, insensibile anche alle considerazioni svolte da Antonio Polito, certo non di destra, nel libro significativamente intitolato “La Costituzione non è di sinistra”.

La Costituzione italiana del 1948 è antifascista perché democratica. Non, viceversa, democratica perché antifascista. Una bugia ripetuta a sfinimento non cessa di essere una bugia. Ma questa non è una semplice frottola, è una falsità vera e propria. La Costituzione italiana è democratica perché antitotalitaria. E dunque anche antifascista. Prova macroscopica ne sono Stalin (addirittura alleato di Hitler per circa due anni) e tutti i comunisti stalinisti sparsi nel mondo, i quali furono fieri antifascisti ma mai antitotalitari, se non, forse, dopo che il muro di Berlino gli crollò addosso. “La colpa di quasi tutte le persone di sinistra dal 1933 in poi è di aver voluto essere anti-fasciste senza essere anti-totalitarie”, lo disse già George Orwell da par suo.

A riguardo, come osservazione incidentale, mi è parsa sempre supponente quanto umoristica l’insistenza con la quale i capi del Campo largo e i loro corifei del giornalismo, allevati nella retorica resistenziale senz’essere stati forgiati dalle temperie della vera Resistenza (antifascisti per sentito dire), hanno reiterato a Giorgia Meloni, eletta democraticamente, cioè antifascisticamente, la domanda fatale: “Dichiàrati antifascista!”. Alla quale domanda la Meloni è caduta nel tranello, dichiarandosi semplicemente anticomunista, anziché antitotalitaria.

Elly Schlein, confermando l’assertiva genericità delle sue convinzioni ideologiche e proposte schematiche, afferma baldanzosa che attuare la Costituzione articolo per articolo realizzerebbe un programma antifascista (sic!). Ma l’ha letta e meditata la Costituzione, l’onorevole Elly Schlein? Molti indirizzi del Pd quanto del Campo largo sono incoerenti proprio con principi e articoli della Costituzione. Usarla, la Costituzione, come bandiera di parte e addirittura programma politico di una parte, dimostra ancora una volta che questa generazione di politici è bensì antifascista a parole ma soprattutto illiberale nei fatti.

Aggiornato il 03 luglio 2026 alle ore 10:08