Quale Pubblica Amministrazione?

La storia delle leggi riguardanti la Pubblica Amministrazione è piena di errori e di incongruenze. Gli interventi hanno sempre riguardato il personale come se da questo dipendessero tutte le inefficienze. La prima osservazione da fare è che la politica non ha colto l’importanza della questione, ove si consideri che il Ministero addetto sia stato sempre considerato “di serie B”. Spesso tali interventi sono stati occasionati da campagne mediatiche; così si è inseguita la mitologia anziché tener conto delle concrete problematiche. È da circa 60 anni che si opera in questo modo; si è incominciato con il Dpr 748 del 1972 istitutivo della dirigenza pubblica che ha spaccato la carriera direttiva: i funzionari che avevano lo stesso status giuridico e quindi le stesse prospettive di carriera, alcuni sono stati inquadrati nella dirigenza e tutti gli altri sono rimasti nella situazione di funzionari.

Vi è stata quindi la legge 734 del 1973 istitutiva dell’assegno perequativo nella quale sono state attuate inconcepibili discriminazioni. Si ricorda ancora la legge 312 del 1980 sui livelli e le qualifiche funzionali con cui al personale apicale è stato attribuito il livello superiore, senza che vi fosse inserita alcuna norma che prevedesse per gli altri impiegati della stessa carriera uguale trattamento al compimento dello stesso numero di anni. Poi vi sono stati i decreti Bassanini e tutte le altre norme sulla privatizzazione del pubblico impiego, presentando queste come strumento d’efficienza e di controllo della correttezza degli impiegati. Vi è stata l'errata convinzione che il modello privatistico fosse più efficiente di quello pubblico; sebbene si rifletta, tutte le attività possono essere privatizzate perfino quella del giudice; nel diritto romano, ad esempio, il giudizio civile veniva diviso in due fasi: quella in iure che si svolgeva dinnanzi al magistrato ove venivano fissate le regole del giudizio ; quella apud iudicem, la fase sentenziale, che veniva svolta da soggetti privati inseriti in appositi albi. La privatizzazione è stata attuata nonostante che i principi fondamentali del lavoro nella Pubblica Amministrazione risiedano negli articoli 3,28,33,40,51,52,54,97 ,98 e nelle norme di diritto pubblico.

Vi sono stati poi il Decreto legislativo 150 del 2009 del ministro Renato Brunetta, pieno di errori soprattutto per quanto riguarda la valutazione della dirigenza, nonché la legge Madia 124 del 2015 anch’essa ben lontana da una vera riforma. Quando si parla della Pubblica Amministrazione bisogna anzitutto partire dalla premessa che questa è lo Stato stesso che si articola in strutture concrete per far fronte ai bisogni del cittadino e del Paese. Lo status pubblico degli impiegati non è un ornamento personale ma una condizione indispensabile per un servizio da svolgere nella legalità con imparzialità ed efficienza. A ben guardare la privatizzazione è servita a rendere permeabili gli apparati pubblici alle clientele politiche.

Una vera riforma deve basarsi su scelte chiare e concrete. Vi deve essere innanzitutto la semplificazione normativa; molti governi l’hanno annunciata ma nessuno l’ha attuata. Si tratta di un compito oneroso ma che può essere assolto in un congruo periodo di tempo. Triboniano e altri 16 giuristi nominati dall’imperatore Giustiniano hanno riordinato il diritto romano nel suo plurisecolare svolgimento nel giro di sei anni. Deve essere assicurata l’autonomia effettiva della Pubblica Amministrazione dalla politica; il modello potrebbe essere quello della magistratura, con la previsione di un consiglio superiore che gestisca i concorsi e gli avanzamenti di carriera dei dipendenti, cui va restituito lo status pubblico; dimensionamento degli uffici in base alla popolazione utente, introduzione di valutatori operanti in condizione di terzietà e sulla base di criteri oggettivi che devono essere individuati nella mission che gli uffici devono assolvere.

Devono essere ripristinati i servizi ispettivi interni con il compito di controllare la legalità e la gestione degli uffici. Deve essere ripreso il controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti. Infine, deve essere reintrodotto il reato di abuso d’ufficio, con una formulazione che non consenta discrezionalità interpretativa: i pubblici dipendenti devono comportarsi con il massimo della correttezza. Vi deve essere un’organizzazione degli uffici che sappia unire imparzialità, efficienza e rispetto della legge.

Aggiornato il 07 luglio 2026 alle ore 11:20