Sovranità e dignità di un Paese

Alcuni mesi fa Chicco Forti veniva sottratto alla detenzione in un duro carcere statunitense e riportato in Italia con espressioni di grande e giustificata soddisfazione da parte del Governo.

Negli accordi internazionali sottoscritti dall’Italia con Paesi che hanno sistemi giuridici totalmente dissimili è obbligatorio inserire una clausola che disponga la giurisdizione italiana in caso di reati commessi da un connazionale che prevedano la pena di morte o pene non previste dal nostro ordinamento, come tutte quelle che ledano la dignità dell’uomo.

Entrambi i casi, uno episodico l’altro sistemico, sono espressione di esercizio di sovranità di un Paese.

Purtroppo, di fronte a recenti gravissimi episodi che hanno riguardato la lacerazione di pezzi della nostra sovranità l’opinione pubblica invece di fermarsi ad un’arida valutazione giuridica e ad una condanna esplicita ed univoca si disperde in valutazioni di altra natura.   

Due carabinieri fatti inginocchiare e disarmati in Cisgiordania, pattuglie del contingente italiano in Libano attaccate e, infine, imbarcazioni con bandiera italiana in alto mare, quindi territorio italiano, abbordate e sequestrate dalla marina israeliana.

Proprio quest’ultimo fatto invece di generare una comune riprovazione è stato da taluni giustificato per la contrarietà all’azione della cosiddetta Flotilla, come se la tutela della sovranità del territorio italiano dipendesse dalla tipologia dei soggetti coinvolti.

Qualche conduttore si è avventurato financo nel disquisire sulla liceità di un blocco navale a trecento miglia dalle acque territoriali facendo riferimento ad un precedente rapporto Palmer delle Nazioni Unite elaborato sulla scorta delle disposizioni del Manuale di Sanremo.  

Il Manuale di Sanremo sul diritto internazionale applicabile ai conflitti armati in mare, del 1995, non è un trattato, non è vincolante ed è usato come riferimento per interpretare la legalità delle operazioni navali, inclusi i blocchi. È stato elaborato da un gruppo di esperti di diritto internazionale e di diritto navale che hanno contribuito a titolo personale ed è volto ad incoraggiare gli Stati a prendere in considerazione, ogni qual volta possibile, le disposizioni in esso contenute quando redigano manuali o altre istruzioni per le loro forze navali.

Sin dal preambolo però si capisce che è rivolto alle Parti in un conflitto armato sul mare esortando al vincolo delle regole e dei principi del diritto internazionale umanitario dal momento in cui è utilizzata la forza armata.

In un altro passaggio il Manuale stabilisce comunque che un blocco navale è illegittimo quando colpisce navi neutrali o civili che non rappresentano minacce oppure impedisce aiuti umanitari. Non si vuole in questa sede esaminare se il blocco navale di Gaza sia legittimo o no come non si vuole interloquire sull’approvazione o disapprovazione delle azioni dei componenti della Flotilla.

A prescindere, pertanto, dalla natura del blocco navale attuato da Israele su cui dibattono da anni giuristi internazionali, l’attenzione da porre è solo sulla attuazione di esso in acque internazionali e nei confronti di imbarcazioni che certo non configurano naviglio bellico.

Possiamo, pertanto, solo affermare che con l’arresto e il maltrattamento degli equipaggi è stato violato il suolo italiano e con esso la dignità dello Stato italiano già lesa con l’umiliazione dei carabinieri in Cisgiordania.

Ce ne sarebbe abbastanza per porre termine ad inutili richiami dell’Ambasciatore e prendere provvedimenti dalle conseguenze ben più gravi ma che consentirebbero a tutti gli italiani di essere orgogliosi della propria appartenenza.

Aggiornato il 29 maggio 2026 alle ore 16:38