S’infiamma il dibattitto nella maggioranza sulla legge elettorale. Fratelli d’Italia, Noi moderati e Unione di centro presenteranno un emendamento alla riforma che prevede l’introduzione delle preferenze e dei capilista bloccati e, a seguire, la possibilità di mettere fino a 3 preferenze di cui una di genere tra i 6 nomi già scritti sulla scheda che saranno alternati (in ordine di genere). La soluzione individuata è volta anche a raccogliere precedenti proposte delle attuali opposizioni. Il capolista bloccato era proposto nell’Italicum e le preferenze scritte sono presenti nell’attuale legge per le Regionali in Toscana. Due sistemi – sottolineano i tre partiti – fortemente voluti dalla sinistra. L’emendamento non è stato sottoscritto da Forza Italia e Lega. Tutti i gruppi di centrodestra hanno invece condiviso la riduzione da 4 a 2 (Europa ed extra Ue) delle ripartizioni geografiche della circoscrizione Estero per la Camera e a una sola area per il Senato. Ieri, lo stallo ha tenuto sulle spine i parlamentari di centrodestra. Sta di fatto che il quadro dell’intesa è ormai definito, prevede un mix tra capolista bloccato e libera scelta dei cittadini. Per tutta la giornata si sono susseguite voci di contatti diretti tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani per sbloccare l’impasse, ma i rumors non trovano conferme. Dentro Fdi nessuno vuole nemmeno considerare l’ipotesi di presentarsi spaccati in Aula, a un anno dalle elezioni, su un argomento così delicato come la legge elettorale. Proprio per questo il pressing sugli alleati sarebbe ai massimi livelli.
Se forzisti e leghisti non dovessero, infine, condividere l’emendamento, in Aula si potrebbero aprire gli scenari più diversi. E i rischi sono altissimi, complice la possibilità del voto segreto che può essere richiesto da venti deputati su vari argomenti della legge elettorale. Il leader di Noi moderati Maurizio Lupi vede il bicchiere mezzo pieno: “Il centrodestra certamente troverà una sintesi nelle prossime ore”. Una prospettiva analoga a quella offerta dall’azzurro Antonio Tajani: “La legge elettorale è necessaria perché dà governabilità e stabilità. Le preferenze sono un particolare di qualcosa di molto più importante. Deciderà il Parlamento non il Governo, sono sicuro che una soluzione si troverà”. Da giorni i due vicepremier continuano a ripetere che il dossier non riguarda il Governo ma il Parlamento. E qualcuno inizia a leggere dietro questa scelta la volontà di tener lontano l’Esecutivo da un dossier pieno di insidie che vedrebbe posizioni discordanti anche all’interno degli stessi partiti. Tajani, però, si espone su un altro tema scottante, dicendosi “assolutamente” favorevole a candidati civici a Roma e Milano e sposando l’idea di Carlo Cottarelli (proposto da Carlo Calenda) nel capoluogo lombardo: “Sarebbe un ottimo candidato”. Intanto, le opposizioni aspettano che sia la maggioranza a muovere la prima pedina, per cercare di rispondere nella maniera più efficace. Al netto della bocciatura, unitaria, della nuova legge elettorale, anche nel campo largo non mancano divisioni: dalle preferenze all’idea di optare per l’Aventino. Per concordare le mosse, sempre domani mattina, è atteso un incontro anche nel centrosinistra. Intanto, il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, chiama la piazza domani: “A partire dalle ore 18 e per tutta la notte, saremo in piazza Montecitorio per la Notte della democrazia. Un fiore bianco sarà il simbolo di questa veglia per dire no al Melonellum”. Hanno già confermato la loro presenza Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Luigi Manconi, Bruno Tabacci e tanti altri. Si attende la risposta di Elly Schlein.
Aggiornato il 13 luglio 2026 alle ore 14:16
