Testamento è libertà

Diritti civili LGBT? No, grazie, meglio quelli PTIC (proprietari, testamentari, industriali, commerciali)

Diritti civili gender LGBT e via dicendo? No, grazie, meglio quelli PTIC (proprietari, testamentari, industriali, commerciali). Tu, cittadino, devi poter essere libero di escludere una o più persone dalla tua successione ereditaria. Devi poter essere libero, con certezza legale, di destituire uno o più fra i tuoi successibili, papabili eredi legittimi, affinché il frutto del tuo sudato lavoro o il prodotto conservativo dei tuoi risparmi, per il tempo in cui avrai cessato di vivere (fra cento e più anni, tu che leggi) vada a chi secondo te merita davvero d’essere tuo successore.

Senza tanti problemi devi poter diseredare un tuo erede legittimo – quindi non legittimario, ossia non figlio, non genitore, non coniuge – attraverso un tuo testamento.

Ad oggi in Italia questa generale libertà diseredativa non è legalizzata. Bene ha fatto la Corte di Cassazione, con la nota sentenza n. 8352 del 25 maggio 2012, a sostenere l’ammissibilità di un testamento contenente soltanto una clausola di diseredazione, ossia una clausola ablativa-negativa di destituzione, priva di ogni attribuzione positiva di sostanze patrimoniali mortis causa.

Bene ha fatto la Corte di Cassazione a fondare tale ammissibilità sulla stessa definizione legale di testamento, presente nell’articolo 587 del Codice civile italiano. In questo articolo, infatti, è disposto che “Il testamento è un atto revocabile con il quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse”. Taluno “dispone”: il verbo disporre non è limitato né limitabile ad una attribuzione e dunque ad un atto positivo, ma si estende anche (od anche soltanto) ad un atto negativo, ablativo, destitutivo e quindi diseredativo, o meramente diseredativo. La sentenza di legittimità n. 8352 del 2012, a ben vedere, non è un leading case o caso-guida, perché in passato vi erano state altre pronunce a favore della diseredazione. Senza dubbio, però, altre pronunce negli anni a seguire fino ai tempi più recenti hanno riconfermato quell’orientamento liberale e possibilista del 2012.

Le sentenze dei giudici, tuttavia, arrivano dopo troppo tempo, e non c’è una vera certezza del diritto nemmeno nei tribunali e nelle corti giudiziarie in tema di libertà testamentaria, nonché in tema di limiti a tale libertà. L’ordinamento giuridico italiano, d’altronde, è un ordinamento di civil law, con leggi emanate dal potere legislativo e non dal potere giudiziario. Un discorso differente può farsi invece nei Paesi con ordinamenti di common law (l’Inghilterra in cima alla lista), dove il precedente giudiziario è vincolante.

Da noi in Italia, come è bello e giusto che sia, occorre così una legge che legalizzi il diritto civile alla diseredazione.

Vi ricordate quanta baldoria, quanto rumore, quanta opinione pubblica provocano coloro che in tantissime città sfilano per innestare nel sistema legale dei diritti civili l’ideologia gender o LGBTQIA+ (lesbian gay bisex trans transgender queer intersex asexual plus)?

Tutte le parate chiamate “Gay Pride”, o più semplicemente “Pride”, hanno almeno un diritto civile, ma non tutti i diritti civili hanno un “Pride” per emergere in strada. La diseredazione, così come la sacrosanta proprietà privata, sono diritti civili dimenticati, lontani dalle mode e dal mainstream. La diseredazione, in particolare, è quel diritto civile – senza “Pride” – ancora da legalizzare. La proprietà privata, invece, è un diritto civile considerabile una vera e propria istituzione ordinamentale privata, riconosciuta e garantita dallo Stato (e quindi sul piano storico, logico e nomologico ad esso preesistente); ma è anche quel diritto civile che più d’ogni altro è stato attaccato dalle minacce comuniste leniniste. Ancora oggi, a dire il vero, persino nella nostra Europa libera, la proprietà è sotto attacco per colpa dei programmi pantributaristi delle sinistre, con imposte patrimoniali sempre dietro l’angolo, o occulte, di cui è spesso farcito il risvolto programmatico di politica tributaria della dirigista ideologia green.

È dunque importante rimpolpare la coscienza cittadina europea ed italiana sulla politica delle libertà. Strumento pratico nonché istituto giuridico di libertà civile è il testamento. Testamento è libertà. Si tratta di un tipo di libertà che è patrimoniale, in alcune ipotesi anche morale (come le disposizioni a favore dell’anima ai sensi dell’articolo 629 del Codice civile).

Se il testamento è patente nonché veicolo di libertà patrimoniale e sentimentale (poiché spesso è sulla base dell’intimo sentire che si confeziona un atto testamentario), perché non renderlo legalmente strumento idoneo a diseredare qualcuno? E invece no, non è così. Per avere la certezza che la tua volontà mortis causa sia realizzata ed effettivizzata, dovrai aspettare tantissimo tempo, affinché un tribunale, una Corte d’appello e poi la Corte di Cassazione si esprimano favorevolmente sul tuo testamento, che i diseredati avranno impugnato giudizialmente. Sì, si tratta della tua libertà testamentaria, patrimoniale e anche affettiva, perché è secondo il tuo intimo sentire che confezioni il contenuto di un testamento, scegliendo di beneficiare di più Tizio perché hai intanto escluso Caio.

Ma Caio non ha tentato di ucciderti: soltanto per questo motivo merita a prescindere di divenire tuo erede legittimo? Oggi infatti accade questo, con apriorismi e automatismi impressionanti...

Ragazzi, se non sono anche questi i diritti civili importanti, di quali libertà civili parliamo?

Il testamento non dev’essere inteso come soltanto attributivo, ma può essere inteso anche in modo destitutivo, ablatorio, negatorio verso specifici parenti che, altrimenti, entro il sesto grado (il sesto!) possono succedere nei tuoi beni, per il tempo in cui avrai cessato di vivere questa vita terrena.

Se sul piano legale in un Paese di civil law, come il nostro, il testamento restasse un atto soltanto attributivo, finiremmo per ritrovarci nella poco liberale anticamera dell’oppressione patrimoniale, per il tempo in cui naturalmente non si vivrà, ma anche per il tempo in cui, essendo in vita, sarà precluso di diseredare un parente – per esempio – di sesto grado dalla lista dei parenti sgraditi, e magari mai conosciuti.

Il testamento, così, deve poter diventare anche atto diseredativo. Deve diventare un atto in tal senso davvero libero: un testamento libertario, nel rispetto della tradizione e delle radici ontologicamente cristiane dell’Italia e dell’Europa. Tali radici infatti devono rappresentare la stella polare delle discipline legali, ma anche i controlimiti massimi degli ordinamenti giuridici vigenti nelle nazioni europee.

Testamento è libertà. Essendo la garanzia della vera libertà patrimoniale e morale uno dei caratteri identitari della democrazia liberale, si può anche dedurre che testamento è democrazia. L’individuo-persona fisica nella sua essenza di potenziale testatore è sovrano, sui suoi beni, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, e, salvo il residuale caso di fedecommesso assistenziale, egli è sovrano sul primo passaggio patrimoniale successivo alla sua morte. Il determinismo insito nella libertas testandi trova infatti un proprio limite nella libertà testamentaria dell’erede che ricevere per testamento.

Nell’istituto della diseredazione si condensano passioni, sentimenti e risentimenti, sensibilità differenziate appartenenti alla sfera emotiva, e al contempo razionale, del testatore che, di fronte alla certezza dell’ineluttabilità della propria morte terrena e della presumibile maggior lungimiranza di determinati beni a sé, si trova a dover fare i conti con la propria fine terrena.

Chiarire legalmente la questione della diseredazione è civilisticamente urgente in un sistema codicistico come il nostro, che storicamente ha omesso (di proposito) ogni riferimento esplicito, di consenso o di divieto, alla facoltà diseredativa.

È fortemente auspicabile che si legalizzi espressamente e puntualmente il diritto civile a diseredare, istituto giuridico fantasma in Italia: tante persone sono d’accordo con questa libertà non riconosciuta dalla legge, ed anzi avversata dai redattori del Codice civile italiano attualmente vigente, che risale – pur con tantissime modifiche – al 1942.

La diseredazione, però, non dovrà essere consentita in modo assoluto, bensì con equilibrio.

La diseredazione dei parenti legittimari non deve essere legalizzata in senso libertario-libertino e irresponsabile, poiché ciò potrebbe generare differenze colossali tra i figli nei loro rapporti con i genitori, per esempio. Per non parlare del fatto che la diseredazione del figlio minerebbe l’ordine affettivo naturale posto alla base del diritto naturale di famiglia. Un testatore può confezionare un testamento in cui sceglie di destituire dai propri successibili un figlio, ma quel figlio deve poter agire entro il termine legale decennale per impugnare tale disposizione con l’azione giudiziaria di riduzione per lesione della quota ereditaria di legittima. Se non lo fa, vuol dire che accetta la volontà genitoriale, che può essergli utile qualora si tratti di eredità dannosa, ricca di debiti.

E se dopo che fai il tuo testamento ti premuore la persona diseredata? I tuoi beni vanno ai suoi successibili o anche questi ultimi automaticamente, facendo salva una tua diversa volontà, dovrebbero considerarsi diseredati? La questione è controversa e, a tal riguardo, vi sono differenti scuole di pensiero. Normalmente si dovrebbe presumere che chi diseredita qualcuno, abbia pensato anche al fatto che successivamente i beni andranno a determinati suoi successibili, e dunque occorrerebbe legalizzare l’orientamento che vuole l’estensione della diseredazione ai potenziali eredi del diseredato, salva ovviamente una differente volontà da esprimere puntualmente in testamento.

La libertà è un valore naturale, sacrosanto, ma il suo esercizio richiede spesso una specifica definizione attraverso lo strumento giuridico che, nei Paesi di civil law come nella nostra patria italiana, deve essere la legge.

Se testamento è libertà e se, in una democrazia liberale, è dunque democrazia, legalizzare la diseredazione è una questione di civiltà. Ah, la diseredazione, quanto fa sospirare gli animi: la diseredazione, questo spettro di diritto civile che si aggira nei cuori e nelle menti dei più, senza che questi il più delle volte sappiano chiamarlo per nome, giuridicamente. Proviamo a tradurlo anche in battaglia politica.

Politicamente, forti di una libertà ispirata dalle radici cristiane, e quindi non cattocomuniste (anzi, proprio perché cristiane si tratta di radici anti-cattocomuniste), possiamo e dobbiamo essere chiari nei lumi con cui illuminare e riformare il diritto civile postcontemporaneo.

Diritti civili gender LGBT e via dicendo? No, grazie, meglio quelli PTIC (proprietari, testamentari, industriali, commerciali).

Aggiornato il 21 maggio 2026 alle ore 14:45