Geopolitica e istituzioni “da bere”

Calenda a Piazza Mattei con tanti giovani appassionati

C’è una Roma che rifiuta l’apatia della disillusione politica, ed è una Roma decisamente giovane e dinamica quella che ha letteralmente riempito Piazza Mattei, nel cuore storico della Capitale. Tra i tavoli e i sampietrini del celebre Tartarughe Bar e Bottega, a fare da catalizzatore è stata la presentazione dell’ultimo saggio di Carlo Calenda, Difendere la libertà. L’ora dell’Europa, edito da Piemme. L’incontro non si è configurato come la classica e ingessata presentazione editoriale, ma si è inserito nel collaudato format Roma da bere e da chiacchierare, uno spazio di contaminazione nato con l’obiettivo esplicito di abbattere le barriere tra le nuove generazioni di professionisti, il mondo delle istituzioni e i protagonisti della cultura. La storica piazza si è trasformata così in un’agorà a cielo aperto, dove la saggistica politica ha dismesso i panni accademici per farsi dibattito vivo. A incalzare il leader e senatore di Azione in un confronto serrato e senza sconti è stato Francesco Spartà, giornalista dell’Agenzia Giornalistica Italia, che ha guidato il dialogo toccando i nervi scoperti della saggistica calendiana.

Il cuore delle riflessioni è stato proprio quel posizionamento strategico dell’Unione europea all’interno di un contesto geopolitico frammentato e instabile, che nel sottotitolo del volume suona come una vera e propria “chiamata alle armi” per il Vecchio Continente: l’ora dell’Europa. Si parte dall’Europa, dunque, ma lo sguardo si allarga inevitabilmente ai conflitti che ne minacciano i confini. “Dedico il mio libro agli ucraini, perché penso che abbiano dentro qualcosa che noi abbiamo scordato. Penso che li muova una fortissima consapevolezza, il desiderio di libertà. La libertà è la capacità di un popolo di autodeterminarsi”, ha spiegato l’autore, prendendo le mosse dall’invasione russa del 2022, con una guerra che — tra fasi alterne — va ormai avanti da ben quattro anni. In un’altalena di ottimismo e pessimismo che ha scandito la presentazione, Calenda ha sferrato il suo fendente: “Siamo alla peggiore fase della storia in termini di senso di comunità, ma l’Europa è il migliore posto in cui vivere”. Una riflessione che fa il paio con l’analisi della crisi di fiducia interna dell’Occidente, dove, ha sottolineato con amarezza il leader di Azione, “tutti i fenomeni complessi li abbiamo liquidati”.

Attraverso un caleidoscopio di citazioni, da Margaret Thatcher a Francis Fukuyama, Calenda e Spartà hanno analizzato a fondo i nodi della difesa comune, dell’autonomia energetica e industriale e della necessità di superare i veti incrociati che spesso paralizzano le decisioni di Bruxelles. La tesi di fondo rimarca che la libertà non è una conquista data una volta per tutte, ma un principio fragile che va difeso dalle spinte autocratiche globali, pena l’irrilevanza. “L’Europa, se è in una situazione di inerzia, finisce”, ha avvertito il senatore. “Quello che succederà è che gli Usa ci spremeranno completamente e la Cina ci invaderà di merci. Può succedere qualunque cosa, e il fatto di non farla succedere ricade sui cittadini. Se i cittadini votano gli influencer succederà che diventeremo vassalli dei cinesi e degli Usa”. 

In questo scenario, un capitolo importante del dibattito è stato dedicato all’Italia e alla necessità per il nostro Paese di non essere un attore passivo delle dinamiche comunitarie, ma un motore di proposta capace di coniugare il rigore delle riforme interne con una visione di ampio respiro internazionale. La risposta della platea ha dimostrato come temi complessi come la geopolitica della sicurezza, la gestione dei flussi globali e le trasformazioni macroeconomiche non siano affatto distanti dagli interessi delle nuove generazioni, se raccontati senza infingimenti. I moltissimi giovani professionisti presenti hanno partecipato attivamente, confermando l’efficacia di formule capaci di portare il pensiero critico direttamente nei luoghi della socialità urbana e mostrando una forte domanda di politica profonda e strutturata, distante dagli slogan della polarizzazione social.

Di fronte a un pubblico così attento ed eterogeneo, Calenda ha infine ribadito l’appello a un’Europa che sia finalmente capace di parlare una lingua chiara, coraggiosa e comprensibile, indicando una rotta percorribile per i cittadini di domani.

Aggiornato il 21 maggio 2026 alle ore 14:44