Prima i valloni. È quasi una svolta storica, passata praticamente sotto silenzio. Anche la regione francofona del Belgio, dopo le Fiandre, stringe le maglie della migrazione economica, per assicurare la priorità ai disoccupati valloni.
Le due storiche placche della belgitude, che da sempre creano terremoti sociali ed economici all’interno della litosfera franco-nederlandese, sembrano ora muoversi non più una contro l’altra. Improvvisamente, la faglia che da sempre rende difficile la convivenza tra fiamminghi e valloni si ricompone sulla questione che non ti aspetti, su un elemento della convivenza sociale contemporanea che da sempre ha plasmato e conservato due idee diverse di Belgio. Fino all’annuncio del ministro vallone dell’occupazione, Pierre-Tves Jeholet, del Mr (Mouvement réformateur, centrodestra), che sulle colonne del quotidiano economico L’Echo ha detto di voler attuare una riforma analoga a quella delle Fiandre: inasprire le normative sulla migrazione economica. Praticamente, è caduto un tabù.
Cosa avranno mai fatto, nello specifico, gli amministratori fiamminghi al tal punto da catturare l’attenzione dei loro colleghi meridionali? Secondo il quotidiano economico nederlandofono De Tijd, nel 2026 si registra un calo superiore al 10 per cento nel numero di domande e autorizzazioni per lavoratori migranti extracomunitari nelle Fiandre. Secondo il ministro fiammingo dell’occupazione, Zuhal Demir (N-Va, Nuova alleanza fiamminga, centrodestra), questo dato è appunto l’effetto dell’inasprimento della normativa fiamminga in materia di migrazione per motivi di lavoro.
Dall’inizio di quest’anno, le Fiandre hanno aumentato i costi delle procedure amministrative che i datori di lavoro devono espletare per assumere personale extracomunitario. E soprattutto, però, il governo locale ha reso più rigorose le condizioni di ammissione per i cittadini di Paesi terzi con un basso livello di istruzione: in assenza di un diploma di scuola secondaria, il loro ingresso non è più consentito, fatta eccezione per i lavoratori stagionali. Zuhal Demir motiva l’inasprimento riferendosi, in particolare, alla riforma del sistema di disoccupazione, entrata in vigore a gennaio, che ha escluso un numero significativo di persone in cerca di lavoro. Il tutto in un contesto economico cupo, in cui le offerte di lavoro scarseggiano. Le Fiandre assorbono in media poco meno del 60 per cento delle richieste di “permesso unico” (lavoro e soggiorno), Bruxelles poco meno del 30 e la Vallonia poco più del 10. Nel 2025, in Belgio, sono state registrate 31mila domande. Ora anche la Vallonia vuole attingere al modello fiammingo.
Quando un’azienda ricerca una determinata competenza, deve innanzitutto poterla reperire tra i lavoratori disponibili in Vallonia o altrove in Belgio. Il ricorso alla migrazione economica deve avvenire solo se un’azienda non riesca effettivamente a trovare le competenze di cui ha bisogno all’interno del territorio nazionale. Per quanto riguarda le persone con un livello di istruzione intermedio, le condizioni per il rilascio di un permesso di lavoro sono state rese più restrittive: esse possono ambire esclusivamente a impieghi inclusi nella cosiddetta lista per la migrazione, ovvero professioni caratterizzate da carenza di manodopera, per le quali non si riscontrano profili idonei sul mercato locale.
Oltre il 40 per cento delle persone in cerca di lavoro in Vallonia è privo di un diploma di istruzione secondaria. Allo stesso tempo, settori che offrono professioni per le quali non è richiesto un titolo di studio registrano carenze ricorrenti; si pensi, ad esempio, al comparto della ristorazione e dell’ospitalità (Horeca) o al trasporto su strada. Le nuove regole, spiega il governo vallone, non vogliono ridurre artificialmente il numero di professioni aperte alla migrazione economica, ma selezionarle in modo più mirato. Se ancora oggi è sufficiente una semplice attestazione relativa a un’offerta di lavoro pubblicata sul portale del Forem (l’ente vallone per la formazione professionale e l’impiego), senza che quest’ultimo debba intraprendere alcuna azione concreta, in futuro, al Forem verrà richiesto di svolgere un’attività di incrocio tra domanda e offerta, attiva e mirata, così da rispondere efficacemente alle esigenze dell’azienda.
Oltre a garantire una priorità rafforzata ai disoccupati residenti in Vallonia, la riforma riguarderà anche i datori di lavoro. Esiste infatti il rischio che, a seguito della riforma introdotta nelle Fiandre, le imprese che necessitano di un elevato numero di lavoratori extra-europei decidano di stabilirsi in Vallonia, sperando in condizioni di accesso alla migrazione economica meno rigorose. Il che aumenterebbe il pericolo di dumping sociale. Per contenere i rischi, un’impresa dovrà dimostrare di aver effettivamente cercato le competenze di cui necessita in Vallonia e in Belgio prima di ricorrere alla migrazione economica.
Aggiornato il 04 novembre 2026 alle ore 09:58
