Il morto, questa volta, portava la divisa. Un agente di polizia, considerato “esperto”, di 41 anni in forza alla brigata anti aggressione (Baa) è stato ucciso il 12 ottobre a Jette, una delle communes di Bruxelles, con un proiettile alla testa, mentre interveniva in seguito a un furto d’auto. Un evento gravissimo, ma non proprio inatteso, in una capitale d’Europa che da qualche tempo si sta scoprendo sempre più insicura e impreparata di fronte all’aumento conclamato della criminalità. L’aria è pesante. La sensazione è che il passaggio dalle sparatorie in certi quartieri difficili, magari tra bande rivali per il controllo delle zone di spaccio, all’aggressione mortale a un esponente delle forze dell’ordine, fosse solo una questione di tempo. C’era da aspettarselo? Probabilmente sì, fanno capire i responsabili delle potere giudiziario e delle istituzioni “Una pallottola può rendersela chiunque”, aveva avvertito prima dell’estate il procuratore di Bruxelles, Julien Moinil, a proposito dell’aumento delle sparatorie che ormai da un paio di anni rendono molto meno tranquilla la vita nella capitale belga (e delle Fiandre). Questa volta è toccato a un poliziotto, ed è il segnale di quello che in molti definirebbero un “salto di qualità” della condotta criminale. E nasce da un ordinario furto d’auto. Un individuo ha contattato le forze di polizia del Brabante Vallone occidentale è nato nel 1991 ed è riferito di essere stato rapinato da diversi uomini armati col volto coperto. “Grazie al Gps del veicolo e alle telecamere di sorveglianza, l’auto è stata individuata a Jette. Non appena è arrivata la segnalazione, la polizia si è mobilitata per l’intercettazione, coinvolgendo diversi reparti, tra cui la Baa della zona di polizia Bruxelles–Capitale/Ixelles”, ha raccontato Moinil, in una conferenza stampa.
“In seguito all’individuazione – ha continuato – sono intervenute due squadre: un agente si è avvicinato in avanscoperta mentre le altre due squadre restavano in posizione arretrata, secondo una procedura operativa standard. Non avendo più notizie del collega, gli altri agenti si sono recati sul posto in cui si trovava il veicolo e hanno rinvenuto il collega a terra. Stando al loro primo rapporto, non hanno udito colpi d’arma da fuoco”, ha concluso il procuratore. Che ha fatto sapere che “diverse persone” sono state arrestate e che sul luogo del crimine è stata rinvenuta “della droga” e diverse armi nell’auto dei sospettati. L’accusa di omicidio è aggravata dalla qualifica della vittima. Il reato per chi uccide un poliziotto è punibile con l’ergastolo. Si tratta del 36esimo poliziotto ucciso in Belgio negli ultimi 25 anni, fa sapere il Syndicat national du personnel de police et de sécurité. Non sono sempre sparatorie, chiarisce il sindacato. A volte sono incidenti. Gli episodi di violenza, tuttavia, rappresentano una parte significativa di questi decessi. I rappresentanti delle forze dell’ordine chiedono da tempo un monitoraggio più efficace degli episodi di violenza contro gli uomini in divisa. Nonostante “alcuni miglioramenti”, spiegano, la situazione non è ancora ottimale. Al fattaccio se n’è aggiunto un altro, anche se non sembra essere legato all’omicidio del poliziotto, forse più inquietante del primo, se si considera dove è avvenuto. Sempre lunedì 12, infatti, un uomo è stato ucciso nell’atrio di un edificio in rue Wiertz a Ixelles, a due passi dal Parlamento europeo. “C’è stata una sparatoria”, ha detto il procuratore. I sospettati “si sono dati alla fuga” e “sono attivamente ricercati”.
La situazione, ammette, “è molto preoccupante”, non fosse altro perché “l’episodio è avvenuto nel tardo pomeriggio, in un quartiere residenziale molto animato e frequentato da numerose famiglie, dove non si è soliti assistere a sparatorie”. I colpi “sono stati esplosi nelle parti comuni di un edificio, esponendo tutti gli abitanti a pericoli enormi”. Alla luce di questi due fatti di sangue in poche ore a Bruxelles, si ritorna a parlare di “emergenza nazionale”. Lo ha fatto il sindaco di Bruxelles, Philippe Close, che in un’apparizione televisiva ha denunciato la crescente circolazione di armi da fuoco e sollecita maggiori risorse per la giustizia e la polizia giudiziaria federale. “Sapevamo che sarebbero accadute delle tragedie. Ed è successo”, ha commentato. Ma è una tragedia, ha aggiunto, che va oltre la cronaca nero perché “abbiamo un Paese in cui le armi da fuoco circolano come mai prima d’ora”. Close ha citato, infatti, la testimonianza di un poliziotto che, in passato, sequestrava 5 armi da fuoco all’anno durante le perquisizioni, contro le 50–70 di oggi. Cifre basate su un’esperienza individuale, ma che illustrano un’evoluzione preoccupante della criminalità a Bruxelles.
Aggiornato il 15 ottobre 2026 alle ore 10:56
