Nei baltici la Russia mette alla prova la Nato

La prossima offensiva russa contro la Nato potrebbe non cominciare con una colonna di carri armati diretta verso il corridoio di Suwałki. Potrebbe iniziare con un drone fuori rotta, un attacco informatico, una falsa notizia rilanciata da account apparentemente indipendenti e un’ambigua dichiarazione del Cremlino. Presi singolarmente, episodi simili sembrerebbero provocazioni isolate. Considerati insieme, potrebbero comporre un’unica operazione. È questa la principale lezione che arriva dai Paesi baltici. La strategia russa non separa la dimensione militare da quella politica, informativa, cibernetica e di intelligence. Coordina questi strumenti per creare ambiguità, rallentare le decisioni della Nato e mettere alla prova la coesione dell’Alleanza senza oltrepassare la soglia di una risposta collettiva. Mosca non ha bisogno di sconfiggere militarmente la Nato. Le basta convincere alcuni alleati che la minaccia non sia ancora abbastanza grave, che l’incidente possa essere casuale o che reagire sarebbe pericoloso. L’obiettivo è impedire all’Alleanza di raggiungere rapidamente una valutazione comune. Il punto debole della Nato non risiede soltanto nelle frontiere orientali, ma anche nel suo meccanismo decisionale. L’Alleanza deve confrontare informazioni, interessi nazionali e differenti percezioni del rischio.

È la sua forza politica, ma può diventare una vulnerabilità quando l’avversario altera l’ambiente nel quale le decisioni vengono prese. La Russia opera precisamente in questo spazio. Nella cosiddetta “zona grigia”, le azioni vengono calibrate per intimidire senza provocare una risposta unanime. Violazioni dello spazio aereo, disturbi dei segnali Gps, attacchi cibernetici, esercitazioni navali e campagne di disinformazione possono diventare parti di una pressione multidominio contro Estonia, Lettonia e Lituania. Sarebbe un errore considerare la propaganda un’attività accessoria alle operazioni militari. Nella concezione russa della guerra di nuova generazione, strumenti militari e non militari vengono impiegati senza soluzione di continuità. Le operazioni informative sono permanenti: servono a modellare l’opinione pubblica, indebolire l’avversario e preparare condizioni favorevoli agli obiettivi del Cremlino. La struttura russa è gerarchica. Le priorità vengono definite ai vertici dello Stato, mentre l’esecuzione è distribuita tra apparati differenti. La direzione strategica rimane centralizzata, ma i diversi attori adattano la stessa narrazione ai pubblici di riferimento. La distanza della responsabilità politica consente al Cremlino di negare o attribuire le operazioni a gruppi spontanei. Al centro di questo sistema si trova una tecnica di origine sovietica: il “controllo riflessivo”. Non consiste semplicemente nel convincere l’avversario ad accettare una falsità. Significa fornirgli informazioni selezionate affinché, seguendo un ragionamento apparentemente logico, giunga alla decisione desiderata da Mosca. L’avversario deve avere la sensazione di aver scelto liberamente. In realtà, il percorso della sua decisione è stato preparato in anticipo. Per riuscirci, gli apparati russi studiano cultura politica, divisioni interne, personalità dei dirigenti e gestione delle crisi. Individuano il punto più fragile del processo decisionale e vi inseriscono l’informazione capace di produrre la reazione prevista. Il bersaglio non è soltanto ciò che il nemico pensa, ma il modo in cui interpreta la realtà. Le tecnologie digitali hanno potenziato questa tecnica. Un’operazione “hack and leak” non serve soltanto a sottrarre dati. La scelta dei documenti, il momento della divulgazione e il modo in cui vengono presentati possono modificare il dibattito politico, alimentare sospetti e orientare governi e opinioni pubbliche.

La propaganda è più efficace quando non sembra propaganda. Una narrazione proveniente da Mosca può suscitare diffidenza. La stessa narrazione rilanciata da politici occidentali, influencer, giornalisti o sedicenti esperti acquista una credibilità apparentemente spontanea e assume l’aspetto di un movimento nato dal basso. Nei Paesi baltici questa strategia potrebbe produrre interpretazioni divergenti dello stesso evento. Un alleato potrebbe vedere l’inizio di un’aggressione. Un altro un incidente. Un terzo potrebbe temere l’escalation. Mentre le capitali discutono, Mosca guadagna tempo e misura la disponibilità degli alleati ad agire. Il problema non è soltanto proteggere reti informatiche, satelliti o sistemi di comunicazione. La Nato deve difendere la propria capacità di comprendere ciò che sta accadendo. La resilienza cognitiva diventa importante quanto quella militare: leader e comandanti devono condividere la stessa rappresentazione della minaccia e decidere rapidamente anche in un ambiente informativo contaminato.

Serve una struttura Nato specializzata nell’individuazione delle operazioni dirette a manipolare le percezioni e indebolire la coesione alleata. A questa dovrebbe affiancarsi una forma di “protezione contro-riflessiva”: limitare le informazioni pubbliche sui processi decisionali, rendere meno prevedibili le reazioni occidentali e complicare le valutazioni russe. Ma nessuna struttura informativa può sostituire la volontà politica. Occorrono procedure definite, livelli di risposta chiari, esercitazioni che coinvolgano anche le forze cibernetiche e la certezza che un’aggressione nella regione baltica non apra settimane di discussioni tra gli alleati. La deterrenza funziona soltanto quando l’avversario sa che la decisione di reagire è stata già preparata. La vera battaglia, dunque, potrebbe non svolgersi inizialmente nei cieli dell’Estonia o lungo le frontiere della Lettonia. Potrebbe consumarsi nelle sale dove i governi alleati cercano di stabilire che cosa sia accaduto, chi ne sia responsabile e quale risposta adottare. È proprio lì che Mosca cercherebbe di colpire per prima. Non il territorio della Nato, ma la sua capacità di riconoscere l’aggressione e decidere insieme.

 

(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza

Aggiornato il 30 luglio 2026 alle ore 10:56