Usa-Iran, il decimo giorno di raid e rappresaglie

L’escalation non accenna a finire. Nella notte tra ieri e oggi, il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha condotto una nuova ondata di raid in Iran, conclusa alle 21 locali del 20 luglio (le 3 di notte in Italia). In una nota, le forze americane spiegano di aver colpito “centri di comando militare, capacità navali, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea iraniani, al fine di ridurre la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare le navi commerciali in transito nello stretto di Hormuz”. Secondo il Centcom, dall’inizio di maggio le operazioni statunitensi hanno contribuito a garantire il transito di circa 900 navi commerciali e il passaggio di oltre 450 milioni di barili di petrolio greggio attraverso lo Stretto. Il carburante diesel, intanto, ha superato i due euro al litro al distributore.

Sul piano diplomatico, intanto, i mediatori iraniani continuano a lavorare per arrivare a un nuovo cessate il fuoco. È aperta, però, l’incognita sulla strategia della Casa Bianca. Secondo Axios, Donald Trump sarebbe ormai vicino a una decisione cruciale: da una parte l’ipotesi di una tregua di dieci giorni per favorire la riapertura dello stretto di Hormuz, dall’altra quella di una vasta offensiva congiunta con Israele per costringere Teheran alla resa. Il presidente Usa non avrebbe ancora preso una decisione definitiva, ma fonti statunitensi e israeliane ritengono che i prossimi giorni saranno determinanti per capire quale delle due opzioni prevarrà.

Le Guardie rivoluzionarie iraniane , nel frattempo, hanno annunciato nuovi attacchi contro obiettivi militari statunitensi nella regione. Secondo quanto riferisce l’agenzia di Stato Irna, sarebbero stati colpiti sistemi di difesa aerea in Bahrein e Kuwait, oltre a un’installazione radar e a sistemi di ricezione satellitare. “Il nemico dovrebbe prepararsi ad ondate di droni e missili ancora più potenti e incisive”, hanno spiegato i pasdaran in una nota. Le Guardie sostengono inoltre di aver “distrutto un sistema radar di difesa missilistica e un aereo F-15” durante un attacco missilistico contro basi statunitensi in Giordania. Precedentemente, i pasdaran hanno anche rivendicato un attacco in Bahrein contro un’infrastruttura tecnologica americana. “In risposta all’aggressione e all’attacco perpetrati dall’esercito statunitense contro le strutture civili e in costruzione di Darkhovin, i caccia dell’Irgc hanno attaccato e distrutto l’infrastruttura data center della società americana Amazon in Bahrein”, hanno dichiarato in un comunicato rilanciato dall’agenzia Fars.

Nel frattempo Washington ha innalzato il livello di allerta per i propri cittadini all’estero. Il Dipartimento di Stato ha invitato gli americani a “prestare maggiore attenzione” a causa del deterioramento della situazione in Medio Oriente. “A causa delle crescenti tensioni in Medio Oriente la situazione della sicurezza resta complicata con una potenziale e imprevedibile escalation. Gli americani che si trovano al di fuori del Medio Oriente dovrebbero riconsiderare l’opportunità di recarsi nella regione o di attraversarla” per la “possibilità di attacchi contro sedi diplomatiche Usa o luoghi legati agli Stati Uniti e agli americani in tutto il mondo”.

Aggiornato il 21 luglio 2026 alle ore 15:34