I comizi bergoglisti e le incongruenze di Leone XIV
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Sassolini di Lehner

Le persone contano più dei confini? Dal laico Francesco, l’improbabile pontefice della “troppa frociaggine”, sino all’erede americano, Leone XIV, la retorica pontificia esonda spesso nel politichese, talvolta nel programma elettorale dell’opposizione. Il bergoglismo, fondato sul Vangelo del materialismo dialettico, vive e, purtroppo, lotta ancora contro di noi. Tante belle e nobili parole apparentemente evangeliche e celesti, eppure comunicanti ideologia e faziosità, tipicamente terrestri, anzi terra-terra. Magniloquenza in nome del figlio di Dio? Eppure, Gesù si limitò alle parabole, evitando i comizi. Del resto, non era migrante, né proletario, né misero e disperato, visto che Gioacchino, il nonno materno, era forse il più ricco possidente della tribù di Giuda, mentre Giuseppe, il padre putativo, della nobile stirpe di Davide come il suocero, guadagnava assai in quanto artigiano e imprenditore edile.

Quindi, rivoluzione sì, ma spirituale, nonché rispetto o indifferenza riguardo allo status quo politico; nulla a che fare con eversione, marcia su Gerusalemme, dissoluzione dello Stato e tutto il potere ai morti di fame. Ama, non Hamas. Sacra famiglia, non flottiglia. Spiritualisti, non scafisti. Agnus dei, agnello, non falce e martello. Buon Pastore, non propagandista agitatore. Inoltre, coerenza e moralità imporrebbero la traduzione degli squillanti fonemi umanitari in iniziative davvero benefiche a sollievo degli accolti. Se si predica la provvidenzialità dell’invasione incontrollata e continua di migranti, Sancta romana ecclesia, che possiede un enorme patrimonio immobiliare, dovrebbe smetterla di farne un business, contendendo agli alberghi dei laici gran parte dei profitti, dedicandolo all’accoglienza dei migranti a fitto gratuito, pasti e bevande compresi. Così, la chiesa cattolica opererebbe il prodigio di non ridurli a delinquenti abituali, dediti a spacciare, commettere crimini, rubare, stuprare, ferire, uccidere, e costretti a vivere sotto i ponti. Magari, altro miracolo, gli islamici potrebbero non solo integrarsi, ma addirittura abbandonare, con saggia apostasia, il violento e intollerante Chillullah, abbracciando la mite, pietosa fede cristiana.

Come tutti i fautori dell’uguaglianza, i compagni milionari, avidi e avari, anche il prete immobiliarista preferirà piuttosto lo schema Ponzi che far del bene di tasca propria. Esimio papa Leone, perché in nome della verità, da yankee puro e sincero, non proclama coram populo che, di fatto, il lucro vaticano e il dollaro contano più di tutto, più della fede, dei confini e delle persone? E che anche il politichese arreca vantaggi e profitto?

Aggiornato il 25 agosto 2026 alle ore 10:21