Grazie a Valter Lavitola che cucinò il mitile noto iscritto all’Ordine
Foto: Ansa

Sassolini di Lehner

Forse sono un fottuto elitario, lupo solitario selettivo sino a rischiare di non essere riscaldato da alcun calore di osteria e nemmeno dalle zuppe di pesce alla Lavitola. Per giunta, sono allergico ai gatti, miei nemici giurati, malefici istigatori di riniti acute e narici infiammate. Dopo la brutta malattia che colpì il mio splendido cocker bianco-arancio, eterno ricordo del fallito golpe neobolscevico, Mosca, agosto 1991 – a scorno di Romano Prodi, che faceva affari col Cremlino e che plaudì al golpista Valentin Pavlov, per festeggiare Eltsin, acquistai al grande mercato moscovita degli animali quel meraviglioso cucciolo, battezzandolo “Pezzettino” (in russo кусик) – mi sono dimesso pure da cinofilo. Sepolto кусик, non accarezzo nessun altro miglior amico dell’uomo. In realtà, non sono più neppure cinefilo, visto il tracollo verticale dell’attuale ridicola cinematografia italiana, escludendo i bravissimi Zalone, Lillo e Greg, Ficarra e Picone.

Sul reo confesso Valter Lavitola non intendo infierire, visto che a Rebibbia non dovrebbe trovarsi a suo agio, quindi non aggiungo altro se non che ebbi l’avventura di conoscerlo e di cestinargli una serie di articoli, ritenendoli linguisticamente e semanticamente improbabili. Cercò invano di evitare il mio controllo morfo-sintattico, inviando i pezzi a un collaboratore non scelto da me. Insomma, non si guadagnò mai un pizzico di considerazione, benché la sua stessa postura avesse il merito di farmi quotidianamente dubitare sull’essere o non essere socialista. Non la compagnia di Valter, ma quella degli altri editori del quotidiano mi garbò così poco che, pur di non incontrarli più, preferii dare le dimissioni – come loro programmarono ab ovo – da direttore de l’Avanti!. Uno di questi, fra l’altro, mi causava repulsione da gatto ubriaco, emanando spesso tanfo di alcool.

Sì, sono un fottutissimo elitario, tant’è che ho sempre cercato di distinguermi, essendo sincero amico ed estimatore di Renato Mieli, dal figlio Paolo. Essendo forse l’unico temerario, che in luogo di inchinarsi, lo criticava, ebbi talvolta il sospetto che io fossi ingiusto verso quel totem definito “il più grande, serio, credibile maestro di giornalismo italiano”. Chi ero io meschino per poter bestemmiare er più dell’informazione politicamente corretta?

Gli amorosi sensi di Paolo Mieli verso la cucina del ristorante-pescheria Cefalù bistrot hanno, però, inaspettatamente, dato ragione a me, maledetto schifiltoso, aggiungendo un’altra aggravante al personaggio, non più, secondo me, killer manipulitista, banderuola, opportunista, egotico paravento, ma addirittura miseramente scivolato nel sughetto, affogando in un meschino cacciucco a mo’ di scorfano. Arrivava, consumava, conversava, brindava e, poi, si faceva riportare a casa dal servizievole tuttofare Valter, oste, maître, pescatore, animatore e tassinaro. Chissà quanto avrà dovuto pagare per il servizio completo? Alle fatture postere l’ardua sentenza, anche per tacitare i maligni che sospettano il via vai di molti amiconi... a sbafo. Magari, qualcuno verrà sentito come persona informata sui fatti non solo in tribunale, ma anche dalla Guardia di Finanza.

Tra Valter e Paolo è difficile scegliere, ma almeno Valter, abile nel prendere per il culo l’universo mondo, incuriosisce e intriga, sicuramente più della tragicomica telenovela su Ranucci, il bombardato a sua insaputa. Su Stefano Cappellini, attuale direttore de la Repubblica, altro sodale e collaboratore, come Mieli, di Lavitola, pur dovendo dolorosamente prendere atto della figura di merda, non mi pronuncio, se non annunciando che anche per costui è scattato preventivamente il divieto di avvicinamento alla mia dimora. Come gli altri amichetti del bistrot e i membri dell’Anm che accolsero Sigfrido Ranucci con standing ovation, Cappellini dovrà rimanere ad almeno un chilometro di distanza, né potrà comunicare con me attraverso telefono, posta cartacea, e-mail. Alla fine, la vicenda Ranucci-Lavitola-Mieli-Cappellini mi ha ulteriormente irrigidito nella selezione dei bipedi umani da frequentare, quand’anche in modica misura. Eppure, Valter merita un caloroso plauso per esser riuscito, con plurima sputtanacion, a epifanizzare il vero valore di mercato (di pesce) di certo giornalismo alle vongole assai poco veraci. Nessuna cerimonia, dunque, in onore dei mitili noti iscritti all’Ordine.

Aggiornato il 24 agosto 2026 alle ore 09:31