Sassolini di Lehner
Gli islamici accolti in Italia lavorano indefessamente per pagarci le pensioni. Lo affermò, alto e forte, la compagna Laura Boldrini, allora, dicembre 2016, presidente della Camera. Gneo Nevio, in proposito, avrebbe scritto: Fato Boldrini Romae fiunt consules. Comunque, Boldrini dixit, mica pizza e fichi. Perciò, grazie di cuore ai generosi e produttivi ospiti, quand’anche leggermente irregolari resilienti o clandestini ecosostenibili. Anche lo spaccio, vista la crescente richiesta, anche cucinata, cantata, televisiva, bancaria, recitata, iscritta all’albo, politicante, pure togata, ingrassa. Se sottoponessimo all’antidoping anche gli chef televisivi, quanti risulterebbero tossici stellati? Ai dietologi l’ardua sentenza. Bergoglio evitò l’aggiunta, ma in effetti oltre alla troppa frociaggine, ci tocca anche tanta drogaggine. Qualche immigrato, eccessivamente circolare, preso dalla furia di provvedere all’Inps, potrebbe sgarrare, ma le nostre leggi vigliacche e le interpretazioni creative dei magistrati, sempre a vantaggio delle casse dell’Inps, lo preserverebbero da sanzioni, che potrebbero rivelarsi, peraltro, islamofobiche, razziste, assai poco inclusive.
È il caso ecologico e a chilometri zero di un biodelinquente tunisino, brutalmente punito dalla giustizia italiota con il penoso obbligo di firma. Spacci, stupri, rapini, rubi, torturi, ferisci? Affaracci tuoi, brutto mascalzone, io dura lex, sed lex, spietata quant’altri mai, ti impongo l’autografo coatto, sino a farti patire la sindrome del tunnel carpale. Si badi che “dura” potrebbe essere la traslitterazione dal russo Дура, il femminile di Дурак, che significa “stupida” ed anche un po’ “stronza”. Insomma, la legge stronzetta e cretina è, però, uguale per tutti, specie se immigrati irregolari. Il nostro ospite è giustamente infastidito dall’obbligo di firma, tortura che nel Paese d’origine (dove pene non allude al fallo, trattandosi di sanzioni commisurate ai falli penalmente perseguibili) farebbe sbellicare dalle risa.
In Tunisia, Paese serio, non vige il trattato dei Diritti e del pene, bensì la pura e dura pena carceraria. Il tunisino, tuttavia, non si dispera, essendo sicuro e coperto nella nostra derelitta Italia, che non a torto costui considera la più premurosa tra le eurovigne dei cojoni. Quanta noia, però, tra una firma e l’altra. Il tedio è la ruggine dell’anima, urge, dunque, pennello e due mani di minio. Per trastullarsi e liberarsi dall’ossidazione, il tunisino pare abbia fatto precipitare da una terrazza una romana di anni 30. La signora, in effetti, era colpevole di essergli stata cara amica, fors’anche troppo umana ed accogliente, a suo rischio e pericolo. Ospitare islamici, ormai, più che dormire, è un po’ morire. Al tunisino presunto fornitore di pensioni e probabile assassino spingitore, se non verrà scagionato da un magistrato creativo, toccherà addirittura la condanna a un migliaio di firme, da apporre quotidianamente.
Basta con la violenza negli stadi, eppure sarebbe d’uopo, prima dell’insano gesto di prendere i forconi, almeno urlare furenti: Дура lex, sed lex. L’orribile verità è che non siamo più biodegradabili, ma oltremodo incazzati come Gneo Nevio, che ritenne vera sfortuna che a Roma fossero stati nominati consoli i Boldrini, pardon, i Metelli.
Aggiornato il 03 agosto 2026 alle ore 18:14
