Persino Vannacci dà lezioni a Salvini

Ad impossibilia nemo tenetur”. Sulla legge e sulla applicazione della esimente della legittima difesa persino il generale Roberto Vannacci dà lezioni a Matteo Salvini. Oramai in piena fase “Papeete due la vendetta”.

Parlare di candidatura di una persona condannata, a torto (sicuramente) o a ragione, a 14 anni e 9 mesi di reclusione, con relativa perdita perpetua dei diritti elettorali attivi e passivi, significa prendere in giro i propri elettori. Ed esporsi allo scherno dei propri avversari politici. Interni o esterni al relativo schieramento.

Per l’appunto, significa innestare una possibile reazione a catena come quella che travolse la Lega all’epoca del Papeete uno.

Inoltre, illudersi di mettere il presidente della Repubblica Sergio Mattarella di fronte a una sorta di fatto compiuto, come ha tentato di fare il Guardasigilli Carlo Nordio, è fantapolitica allo stato puro.

Continuando così – e facendosi del male – la grazia a questo signor Roggero non verrà data mai. Sicuramente non nei tre lunghi anni che mancano alla fine del settennato dell’attuale inquilino del colle.

Per tacere il fatto che, a forza di parlare della certezza della pena, per la nota “eterogenesi dei fini”, c’è il forte rischio che a sperimentarla non sia un violentatore extra comunitario o un aspirante jihadista. Ma proprio questo gioielliere che maldestramente si sta facendo convincere che la cosa si risolverà in maniera mediatica – o social – a furor di popolo. È evidente che non sarà così.

E chi governa lo stato farebbe bene ad evitare l’ennesimo autogol.

Anche perché, se è vero che prima di rimandare Conte al governo gli italiani ci penseranno bene, non si può continuare a vivere di rendita sugli ottimi risultati dei primi anni del governo Meloni commettendo una serie pressoché infinita di “cazzate” negli ultimi dodici mesi di legislatura.

Aggiornato il 20 luglio 2026 alle ore 10:13