La morte dell’eroica Marjane Satrapi mette la sinistra con le spalle al muro

È stata la voce dell’Iran che soffre l’esilio tra le contumelie imbecilli della sinistra locale. La grandissima Marjane Satrapi, autrice di una splendida e indimenticabile graphic novel come Persepolis riapre tutte le polemiche che anche in Italia si fa finta di non vedere quando si parla di uno Stato in mano a degli assassini come gli ayatollah e le Guardie rivoluzionarie. Tanto per dirne una, molto recentemente un regista teatrale a Rai Radio 3 ha fatto il paragone impossibile tra le Persia dell’epoca della battaglia di Salamina (e della tragedia I persiani di Eschilo) e questo Iran attuale sotto le bombe americane. Ci mandano questa gente nei teatri a spiegare il mondo e la storia agli spettatori. Marjane Satrapi, questa donna che è vissuta per l’amore che portava per il proprio Paese, distrutto dall’islam sciita di Ruollah Khomeini e dalla utile idiozia dei comunisti persiani che ne appoggiarono la rivoluzione (salvo morire, come suo nonno, circostanza narrata proprio nelle prime pagine di Persepolis, in carcere a Evin neanche due anni dopo la presa del potere di quel demonio in terra che fu Ruollah Khomeini), e che per amore è morta come tanti che rimangono provati dalla morte del proprio compagno o compagna, rappresenta uno schiaffo in faccia agli eroi anche italici del dialogo con una religione che fa paura specie nelle sue tendenze più fanatiche.

Si parla spesso di “islamofobia” e la sinistra francese negli ultimi anni ha rovesciato addosso questa accusa proprio alla Satrapi, ma quella fobia è più che giustificata da quanto abbiamo visto almeno dall’11 settembre 2001 a oggi. Senza dimenticare la storia di ieri. La Francia che aveva protetto un personaggio come Khomeini dai sicari della Savak dell’ex Scia di Persia, e che oggi rifiuta i visti ai dissidenti iraniani condannandoli a sicura morte per mano dei boia delle Irgc, le aveva anche offerto la Legion d’onore. Che Marjane rifiutò con una lettera che bisognerebbe fare leggere a scuola per arginare l’indottrinamento comunista e islamico che adesso è di moda anche in Italia. La lettera parlava di ipocrisia, la stessa di chi oggi scrive che la Satrapi era preoccupata per le bombe americane e israeliane che hanno devastato in parte il regime degli ayatollah. C’è pure chi è arrivato a scrivere che da quando era scoppiata la guerra le sue condizioni di depressa si erano aggravate. Occorre avere la faccia come qualcosa che sta nel lato posteriore del corpo per proferire una simile bestemmia. E basta rileggersi Persepolis o vedere il film che il marito scomparso un anno prima di lei portò al premio della giuria a Cannes e alla nomination al premio Oscar per rendersi conto di che puttanata sia quella su menzionata.

D’altronde basta conoscere i movimenti iraniani in esilio in Europa e avere constatato nelle loro manifestazioni il pieno appoggio a questa guerra dolorosa ma necessaria, anche se non sufficiente per rendersene conto. E la sinistra che ieri su Lotta continua esaltava la rivoluzione khomeinista come quella di Ottobre del 1917 ancora oggi chiama i dissidenti iraniani “mercenari pagati dalla Cia”. Lo ha fatto anche in recenti e vomitevoli manifestazioni pacifiste. Che però non ci sono state per il genocidio dei 30mila e passa giovani uccisi in una settimana da quel regime infernale, praticamente la metà dei morti a Gaza in tre anni. Che però non erano al 70 per cento terroristi o complici degli stessi, ma semplici figli che l’Iran si è divorati come Crono i suoi. La vita e la morte di Marjane Satrapi sono un atto di accusa contro chi si illude di dialogare con quel tipo di Islam. Come ieri si illudeva di dialogare con Adolf Hitler. Ma anche contro chi, tra i comunisti, ha sempre strizzato l’occhio al terrorismo e ai regimi autoritari. D’altronde anche all’epoca della repubblica di Weimar andò così: basta leggersi i libri Hans Fallada per rendersene conto.

Chi c’era nelle piazze a tentare di rovesciare la debole repubblica e il vecchio Hindendburg? Da una parte le bande armate nazista e dall’altra quelle della sinistra estremista. E in Italia con il biennio rosso che precedette la marcia su Roma non accadde la stessa cosa? La verità è che fascismo e comunismo sono due rifiuti autoritari della storia uguali e contrari. Cambiati di segno. E l’Islam delle rivolte terroristiche terzo mondiste è un ottimo alleato per entrambe queste ideologie. Basta ricordare Benito Mussolini spada dell’Islam e lo zio di Arafat, Hussein Al-Amine, che passava in rassegna le Ss insieme a Hitler. La vera destra e la vera sinistra devono essere un’altra cosa.

Aggiornato il 05 giugno 2026 alle ore 14:04