Un ulteriore se non ultimo chiarimento sul pensiero di Friedrich Nietzsche, il quale sta ricevendo una fortuna pericolosa, non vorrei che si riducesse la filosofia e il comportamento dell’uomo alla volontà di potenza. Sarebbe straordinario se fosse la volontà di potenza del genio creativo, l’artista, il pensatore, lo scienziato, il santo. Ma se la volontà di potenza inganna, si dedica all’affarismo o alla guerra e fa strage di uomini, perché appunto è dominante con la volontà di potenza, oltretutto al di là del bene e del male, non tiene conto tiene del bene e del male soltanto della potenza, sarebbe questo l’approdo (lo schianto?) della nostra civiltà? Interpreti giapponesi della Scuola di Kyoto. Ritengono che Nietzsche nel nichilismo irrespirabile dell’Occidente concepì almeno la potenza come oltrepassamento della morte di Dio e della morte della società (mediocrizzazione). Senza metafisica e senza aristocrazia sociale almeno la potenza! Che Nietzsche merita ogni riguardo per aver sentito fino al delirio il rischio della catastrofe qualitativa e di non aver sognato che la liberazione dal lavoro avrebbe spinto milioni di persone alla cultura o non piuttosto milioni di persone che si aggrappano alla cultura, all’arte per abbassarle e diventare il pubblico diffuso e quindi di basso conio, questo è un merito stabilizzato di Nietzsche. Ed è merito stabilizzato di aver capito che il numero quantitativo può annientare il numero minore qualitativo, specialmente comprese che se la quantità ha i mezzi per esprimersi ed avere potere: democrazie, socialismo che sono le forme espressive del maggior numero, questo maggior numero si esprimerà contro ogni entità che ne supera il livello. Il nemico del maggior numero è appunto chi lo supera e per non farsi superare abbassa. Se il dominatore domina, il mediocre cerca di abbassare. Quindi uno scontro radicale, inconciliabile. L’alto schiaccia, il basso abbassa.
Il basso non è neutro, non è buono, è soltanto colui che non vuole qualcuno più alto e soprattutto concepisce che l’alto deve pensare al basso. L’accusa che Nietzsche oppone al Cristianesimo è appunto quella che accennavo: l’uomo superiore, l’uomo pietoso che si volge all’uomo che non vale, al debole, all’incapace, al mai riuscito, allo scontento. Una volta lo schiavo restava schiavo. Ora con la democrazia, il socialismo non è più così e oltretutto con la borghesia che vende, che produce per vendere il pubblico è diventato fondamentale. I mediocri di potenza vitale diventano accusatori di chi non si dedica a soccorrerli, la morale, la distinzione tra bene e male, in specie cristiana, attuerà questa inversione di valori: il forte deve dedicarsi al debole, altrimenti è malvagio. Ora, storicamente Nietzsche falsa la realtà, il cristianesimo raramente ha sacrificato la potenza per i mal sortiti, anzi nella versione calvinista che attinge anche all’ebraismo sono i potenti che palesano di essere prediletti da Dio. Il Cattolicesimo poi fu più greco romano che cristiano. Ma Nietzsche teme che invece adesso con la democrazia ed il socialismo e il consumo diffuso i ceti debilitanti hanno l’opportunità di farsi valere e vincere dal basso, abbassando. La morale che vale chi non vale e deve essere preso in conto si afferma perché questa gente è maggioranza ed ha conquistato mezzi economici (consumi) e mezzi giuridici (democrazia e con il socialismo perfino l’economia). La conquista degradante dell’arte e della cultura è nelle cose. Nietzsche patisce vertiginosamente che non vi è coscienza di queste catastrofi. Ritiene liberando l’uomo dall’uomo e suscitandolo superuomo oltremorale di liberarlo da scrupoli e di assegnargli lo scopo millenaristico: o il superuomo o il sotto uomo. Contro il sottouomo tutto deve essere consentito, altrimenti perisce il superuomo.
La lotta di classe diventa una lotta qualitativa: il superuomo non è il detentore dell’economia e il detentore della tragicità dell’esistenza che non vuole permettere che vinca il mediocre ossia la negazione dell’esistenza. Il mediocre non apparteneva ad una classe specifica appartiene ad una categoria umana indifferenziata, il quantum di potenza esiste dentro gli individui. Chi ha una potenza suprema deve farla valere altrimenti la mediocrità uccide la vita. È un conflitto di potenza vitale. Con una fondamentale precisazione, il servo non vuole più servire (“Voglio fare il gentiluomo e non voglio più servire”, così canta Leporello nel Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart) quindi bisogna con ogni mezzo costringerlo a servire. Il superuomo al di là del bene e del male. Appunto. In questa complessità e ambiguità bisogna decidere l’interpretazione: Nietzsche è il teorico, l’assertore della volontà di potenza in quanto tale o di una volontà di potenza qualitativa, qualificata? Insomma, vuole ripristinare la civiltà greca, in fondo riconoscendo la schiavitù, o vuole soltanto che vi siano uomini di possente volontà vitale? In questo, torno a dire e a ripetere, Nietzsche è incerto. Da un lato, vuole affermare l’importanza tragica della vita, che osa il possibile pur di vivere, annientando il nulla.
Però questo giustificherebbe ogni potenza, basterebbe la volontà di potenza a giustificare la vita. Il che è una conquista molto problematica. Giustificherebbe qualsiasi prepotenza come segno di potenza. Per converso, Nietzsche è un greco o addirittura un induista e si prefigge l’aristocrazia, la nobiltà, la grandezza non debosciata. Ma se colloca la volontà di potenza al di là del bene e del male, come possiamo esserne certi? Se un grande assassino uccide in grande per diventare grande assassino, come lo definiamo? È manifestatore della volontà di potenza e sta al di là del bene e del male: un perfetto nietzschiano. O non è un perfetto nietzschiano? Per essere un perfetto nietzschiano gli manca la civiltà, l’arte, la cultura? Riuscire a definire questo aspetto della filosofia di Nietzsche, mi è stato impossibile. Dice e disdice da non poter trovare certezza. Da una parte, sembra voglia scatenare l’uomo come una bestia carnivora che fa strage di mediocri, nel timore di essere divorato dal formicaio quantitativo dei mediocri. Dall’altro, elogia talvolta perfino forme condiscendenti, amichevoli, di fraternità umana. Ma l’ossessione resta quella della decadenza della cultura e dell’arte e della tragicità del vivere estremo. Ripeto, non sempre. Al dunque, lasciando aperte le varie direzioni del pensiero di Nietzsche, una sola certezza: escludere che il dominatore volitivo schiacci il mondo per dimostrare la sua volontà di potenza al di là del bene e del male. Non sarebbe un’affermazione della vita. Che l’abbia concepito o non l’abbia concepito Nietzsche, va respinto perché è la morte.
Aggiornato il 12 ottobre 2026 alle ore 15:23
