O superuomo o mediocrizzazione: Nietzsche
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Bisogna avere accuratissima attenzione nell’analizzare il pensiero di Friedrich Nietzsche. Formulazioni come superuomo, come volontà di potenza, possono suscitare più che equivoci effetti disastrosi. Ancora di più la formulazione al di là del bene e del male. A quale fine Nietzsche proponeva tale professione di fede mondana, di fedeltà alla terra? Non è che la faccenda sia tanto semplice da chiarire. Né Nietzsche è chiaro a sé stesso. Giacché la volontà di potenza come tale è esistita sempre. Ma potenza a quale scopo? È un limite atroce nel pensiero di Nietzsche. È la volontà di potenza nella cultura, nell’arte? Non lo sappiamo! E questo è un limite pericoloso nel pensiero di Nietzsche, ripeto. Sembrerebbe che Nietzsche sia a favore della grande civiltà culturale. Ma non è evidente. Ed è un’ambiguità che consente a un tiranno spietato, ma capace di grandi imprese, di esercitarsi nell’arte della violenza. Non bisogna trascurare l’equivocità del pensiero di Nietzsche. Soprattutto perché egli lo collega al superuomo e all’oltrepassamento del bene e del male; insomma, un superuomo al di là del bene e del male e noi non conosciamo a quale fine, se non all’attuazione della volontà di potenza.

Alcuni seguaci originali di Nietzsche capirono l’ambiguità del pensiero nietzschiano e diressero il superomismo e la volontà di potenza all’aristocrazia dello spirito. Che non è direttamente una concezione nietzschiana. Ma il paradosso della concezione nietzschiana è che è antica e vecchia quanto l’uomo. Cosa ha fatto l’uomo, se non affermare la sua volontà di potenza al di là del bene e del male da sempre? Giustamente Sigmund Freud riteneva la concezione di Nietzsche quella propria del capo dell’orda. Ma perché Nietzsche giunse a questa visione? E qui vi è il suo aspetto antiveggente. Egli fu ossessionato dal trionfo della mediocrizzazione coniò una delle definizioni più incisive e radicali della sua capacità icastica: “Meglio la morte che la mediocrizzazione”. È il timore della mediocrizzazione che lo ossessiona ed esiste un rimedio impietoso, schiacciare ogni pretesa dell’uomo mediocre di dettare i valori della società. Contro questo pericolo, Nietzsche ricorre a mezzi estremi, il superuomo o la casta eletta, non decidendosi. È estremamente interessante cogliere quanto prefigurava un quasi contemporaneo come Karl Marx. Quest’ultimo riteneva che quando la tecnica avrebbe liberato l’uomo dal lavoro ripetitivo, l’uomo si sarebbe dedicato alla cultura, all’arte. Nietzsche ebbe per un breve periodo la stessa concezione.

Poi la capovolse nettamente, ritenendo un male supremo che milioni di uomini mediocri potessero dedicarsi alla cultura degradandola. Proprio in opposizione a questa possibilità, Nietzsche reinventò la casta, il superuomo, l’al di là del bene e del male. Lo fece per difendere la cultura e l’arte? Pur conoscendo sufficientemente Nietzsche e la sua opera, non ne ho certezza. Credo che da uomo malato, nervoso, con estrema difficoltà relazionale, voleva essere chi non era. Un uomo schiacciante, potentissimo, sano, che vive grandiosamente la vita e la ama tanto, perché sa vivere da immaginare un eterno ritorno. Ma ricondurre le concezioni filosofiche o le concezioni di ogni genere, anche artistiche, alle situazioni individuali è pessima metodologia. Bisogna valutare le concezioni nella loro autonoma oggettività. L’avvento della democrazia, l’avvento del socialismo, l’avvento del proletariato, l’avvento del consumo, il patto indispensabile tra ceto produttivo e ceto consumatore, il ceto produttivo deve rivolgersi al ceto consumatore.

La società borghese generalizza la sua produzione in ogni campo, anche quello letterario, filosofico, artistico di ogni genere: il pubblico. Non c’è un gruppo ristretto che si rivolge a sé stesso come avveniva con l’aristocrazia o le caste. Ma vi è un gruppo anche ristretto, che però si rivolge alle masse. È la modificazione epocale. Nietzsche temeva giustamente che in questo caso la minoranza aristocratica è costretta o si costringe e ha interesse a farlo a rivolgersi alla massa, perdendo la piccola aggregazione che si chiude in sé stessa aristocraticamente. D’altro canto, teme anche che questa massa enorme difenda la propria valutazione. Insomma, il mediocre non è soltanto mediocre, ma vuole mediocrizzare. Se c’è una prepotenza dall’alto, c’è anche una prepotenza dal basso. Il basso ormai è potente. Quindi bisogna essere impietosi. Schiacciare ogni possibilità che la massa ponga le proprie valutazioni e le proprie aspirazioni.

Il mediocre vuole abbassare, il potente deve schiacciare. Il problema è: dominare a qual fine? Ogni potenza giustifica sé stessa in quanto potenza o la potenza è mezzo? Di quali fini? Personalmente, Nietzsche non supera la compassione. Quando vide un conducente bastonare il cavallo, lo abbracciò preso dalla passione pietosa. Era impietoso Nietzsche nella concezione. È molto più difficile esserlo nella vita. Ma giro nella periferia di un punto ancor più decisivo nella concezione di Nietzsche: morto Dio, egli supponeva che l’uomo si trovasse davanti il nulla. La morte. Giacomo Leopardi, che Nietzsche stimò per lungo periodo e poi respinse come del resto respinse pressoché tutti, tranne sé stesso, aveva derivato dalla morte di Dio la fratellanza umana. Il consolarsi di essere nati e fronteggiare insieme la natura, la vera nemica. Nel quadro tuttavia del nulla, la morte. Nietzsche stravolge la situazione. Se è morto Dio, è l’uomo che deve farsi Dio superando l’uomo e superando soprattutto l’uomo superiore. C’è un abisso tra uomo superiore e superuomo. L’uomo superiore è all’interno dell’uomo vecchio che vive tra il bene e il male. Il superuomo è al di là del bene del male, perché afferma soltanto la potenza, solo accecandosi di potenza l’uomo può annientare la sua impotenza e dimenticare Dio. E la qualità prevalere sul nuovo nemico micidiale: la quantità mediocrizzata e mediocrizzante. Solo per dimostrare potenza o a quale scopo? Ma perché interrogarci: contro ogni mediocrizzazione non basta l’uomo, occorre la potenza tragica del superuomo!

Aggiornato il 23 settembre 2026 alle ore 15:07