In passato si è iscritto ai provini presentandosi con il cognome della madre. Oggi Scott Eastwood non si “nasconde” più. Nato Scott Clinton Reeves a Carmel-by-the-Sea (nella contea di Monterey, in California) il 21 marzo 1986, è il figlio di Clint Eastwood e dall’ex assistente di volo Jacelyn Reeves. Sctott è uno degli otto figli dell’attore novantacinquenne, anche il più famoso, ma non abbastanza all’ombra di un padre davvero troppo ingombrante. Al Taormina Film Festival, dove ha ricevuto ieri sera l’International Award, Scott conferma tutto. “È vero”, ricorda. “Quando ho iniziato volevo capire se fossi davvero capace di fare l’attore senza attirare l’attenzione sul mio cognome. Non so se sia stato un vantaggio o uno svantaggio. Certo qualcuno tende a pensare che tu abbia avuto tutto più facile. Ma il cinema, in fondo, è un ambiente molto meritocratico. Se sei bravo e il pubblico apprezza il tuo lavoro continui a lavorare. Altrimenti no. Alla fine contano i risultati”. Scott di gavetta ne ha fatta trascorrendo gran parte dell’infanzia alle Hawaii e, prima di affermarsi come attore, ha svolto diversi lavori, tra cui il barista, l’operaio edile e il parcheggiatore. Tra gli otto figli poi è quello che fisicamente ricorda di più il giovane Clint Eastwood, stessi lineamenti e la stessa immagine da “eroe americano”. La sua carriera cinematografica è iniziata con piccoli ruoli in film diretti dal padre, tra cui capolavori come Flags of Our Fathers, Gran Torino e Invictus. Poi ha cercato di costruirsi una carriera autonoma, ottenendo ruoli importanti in Fury accanto a Brad Pitt, The Longest Ride, Suicide Squad, The Fate of the Furious, Pacific Rim Uprising e Fast X. Ma c’è un film che ricorda con maggiore affetto.
“Sono cresciuto – sottolinea – guardando i film di mio padre. Erano raccontati in modo semplice ma elegante e riuscivano a suscitare emozioni profonde. Ricordo di essere rimasto colpito, già da bambino, da film come Gli spietati e I ponti di Madison County, opere che raccontano personaggi reali e complessi. In particolare adoro i drammi dei primi anni Novanta. Sono ancora oggi tra i miei film preferiti. Credo che oggi l’industria cinematografica voglia tutto più velocemente”. Scott è diventato attore per il grande amore nei confronti del cinema. “Ti innamori dei film e desideri farne parte. All’inizio non sai bene come fare e allora cominci a studiare, a frequentare corsi, a capire come nasce un film e cosa significhi recitare. Devi metterti in gioco, stare tra le persone, parlare davanti a loro. Fa tutto parte del processo. Poi migliori, trovi il tuo modo di recitare, inizi a fare provini. Questo è il percorso. Se ami davvero il cinema puoi farcela, ma devi rimboccarti le maniche e lavorare duramente. Spiega anche il ruolo della musica nella sua formazione. “È stata fondamentale. Sono un grande appassionato e trovo continuamente ispirazione nella buona musica. Suono il sassofono contralto. Anche se c’è un vecchio detto tra i sassofonisti: se le tue labbra non toccano il bocchino ogni giorno, allora non stai davvero suonando il sassofono”. Il futuro è prossimo. In autunno girerà un film con Rosario Dawson e Antonio Banderas. “Interpreterò un giovane avvocato in un thriller soprannaturale: Unmerciful Good Fortune, scritto e diretto da Tirsa Hackshaw e basato sull’omonima opera teatrale di Edwin Sánchez. Il film è un dramma incentrato su intrighi legali e spirituali ambientato a New York”.
Aggiornato il 22 giugno 2026 alle ore 16:35
