Edizione straordinario di Medicina a km 0
Oggi Valentina, tetraplegica da 38 anni e vedova da pochi giorni, chiede di essere assistita con dignità
A 18 anni, una caduta durante un’esercitazione alla sbarra, nel corso di una lezione di educazione fisica nei primi giorni di scuola al Liceo Righi, ha cambiato per sempre la vita di Valentina Valenti. Da allora è tetraplegica ed oggi ha 56 anni.
Da quasi quarant’anni affronta una quotidianità che richiede assistenza continua per ogni attività essenziale: dall’igiene personale al cateterismo, dalla movimentazione alla gestione delle funzioni fisiologiche. Ma Valentina non si è mai arresa alla disabilità. Laureata in giurisprudenza, ha dedicato gran parte della sua vita all'impegno civile per la tutela dei diritti delle persone con tetraplegia e con disabilità gravissime, battendosi affinché possano vivere una vita il più possibile autonoma, integrata nella società e lontana dall'idea che il loro destino sia quello di trascorrere l’esistenza confinati in un letto. La sua è una storia di determinazione, studio e impegno, al servizio di una comunità che purtroppo è invisibile.
Pochi giorni fa, però, la sua vita è stata sconvolta da altri durissimi colpi: dopo la recente perdita del papà e della amata mamma, la perdita del marito, celebrato ieri con l’ultimo saluto. Per anni è stato il suo compagno di vita, il suo punto di riferimento e la persona che, con competenza e amore, l’ha assistita anche nelle procedure sanitarie più delicate. Oggi Valentina si trova ad affrontare una nuova realtà, affidata all’assistenza domiciliare. Secondo il suo racconto - nel video all’interno di questo articolo - la carenza di formazione specifica di parte del personale si traduce in errori durante manovre fondamentali come i trasferimenti, il cateterismo e altre procedure assistenziali, con conseguenze che possono provocare dolore, lesioni, complicanze e un profondo senso di insicurezza.
Attraverso questa intervista, Valentina non racconta solo il proprio dolore, ma pone una domanda che riguarda migliaia di persone con disabilità gravissime: può esistere una vera vita indipendente senza un’assistenza qualificata, stabile e adeguatamente formata?
La sua testimonianza è un appello alle istituzioni, agli operatori e all’opinione pubblica affinché il diritto alla dignità, alla sicurezza e alla qualità dell’assistenza non resti soltanto un principio, ma diventi una realtà concreta.
Aggiornato il 24 luglio 2026 alle ore 16:47
