Le sconcertanti lettere della madre di Sempio

In questi giorni sono emerse due sconcertanti lettere che, tra il dicembre 2018 e il gennaio 2019, la madre di Andrea Sempio inviò, senza ottenere risposta, ad Alberto Stasi, rinchiuso già da tre anni nel carcere di Bollate. Si tratta di uno sfogo a dir poco imbarazzante, peraltro rivolto ad un condannato inerme dopo che l’indagine su suo figlio era stata archiviata da oltre un anno e mezzo, nel quale non solo si usano parole sprezzanti nei confronti di Stasi, ma altrettanto dure nei confronti di un’altra madre che ha visto il proprio figlio finire in prigione sulla base di un quadro indiziario altrettanto imbarazzante, soprattutto alla luce di quanto starebbe emergendo nella nuova indagine. Tant’è che basta leggere il finale della seconda missiva, pubblicata su il Giornale dall’ottima Rita Cavallaro, per poter aver una idea dello stato danimo che ha mosso questa, a mio modesto parere, improvvida iniziativa: “Un consiglio per tua madre: signora? Se quando guarda negli occhi suo figlio vede un innocente (come ha dichiarato in tele alle Iene) le consiglio una bella visita oculistica, ne ha bisogno, ma da un oculista bravo. Se non ha i 120 euro per la visita”, rincara, “glieli offro io. Ci siamo mangiati migliaia e migliaia di euro a causa delle vostre indagini difensive e da innocenti. 120 euro non mi cambieranno la vita”.

Ebbene, molto brevemente nel merito, sono molto vicino a quanto dichiarato in un programma televisivo da Simonetta Matone, attualmente parlamentare in forza alla Lega ed ex magistrato nonché, ai tempi, capo della segreteria del ministro della Giustizia Giuliano Vassalli – la cui riforma modificò profondamente il nostro sistema giudiziario. Riferendosi al contenuto della lettera, Matone sostiene che ciò “delinea un quadro di personalità già abbastanza chiaro, a mio sommesso avviso, per le cose che il figlio scrive e che sono uscite nelle 310 pagine del rapporto che il Nucleo investigativo – di Milano – ha fornito ai magistrati; ma che denotano un quadro familiare a mio giudizio molto grave, molto compromesso anche nelle relazioni interpersonali, e privo di rispetto per il dolore degli altri”. Ecco, mi potrà anche non credere, ma quando ho appreso il contenuto di queste due lettere, ho quasi immediatamente immaginato un nesso logico tra la possibilità che l’attuale indagato sia l’assassino – anche se dobbiamo considerarlo non colpevole fino a prova contraria, evitando di mostrificarlo come è stato fatto per “biondino dagli occhi di ghiaccio” – e un contesto familiare che sembrerebbe, dico sembrerebbe piuttosto problematico.

Aggiornato il 19 maggio 2026 alle ore 10:07