L’ultimo baluardo nella notte di Milano
Foto: Ansa

Un sanpietrino, la solitudine del Primo Dirigente Angelo De Simone e la regia occulta contro la democrazia.

C’è un istante preciso in cui la cronaca smette di essere semplice racconto di piazza ed entra drammaticamente nella storia della nostra democrazia. Per il Primo Dirigente del Commissariato Garibaldi-Venezia, Angelo De Simone, impegnato a dirigere l’ordine pubblico nel cuore di Milano, quell’istante ha avuto il peso e la durezza cieca di un sanpietrino.  

Colpito in pieno alla testa, con il volto insanguinato ma rimasto sul campo con la radio in mano per non abbandonare i suoi uomini, il dottor De Simone ha vissuto un’esperienza terribile che ha poi potuto affidare al racconto e alle telecamere del TG1 e dei media nella giornata di domenica. Ciò che rende questa vicenda emblematica e profondamente “fuori dal coro” non è soltanto la ferita fisica, ma le immagini scioccanti diffuse nelle ore successive. Immagini che ritraggono lo stesso dirigente interloquire direttamente, faccia a faccia, con un gruppo di manifestanti giovanissimi, molti dei quali minorenni.  

Un confronto surreale e spaventoso.
Di fronte a una ragazzina che sbandierava il presunto diritto di protestare, Angelo De Simone non ha avuto esitazioni nel chiamare le cose con il loro vero nome: “Siete solo dei vandali!”. Poco dopo, analizzando la gravità di quel macigno scagliato ad altezza uomo, ha pronunciato parole che pesano come un atto d’accusa formale: “Questo si può considerare un tentato omicidio”. Perché lanciare una pietra da pavimentazione contro la testa di un servitore dello Stato non è dissenso: è un gesto potenzialmente mortale.  

La replica di domenica: casualità o strategia?
Ciò che è accaduto a Milano, con le violenze del sabato replicate puntualmente nella giornata di domenica pomeriggio, non può essere liquidato come un’esplosione improvvisa di rabbia giovanile o una semplice bravata. I danni innumerevoli causati al centro cittadino e alle attività commerciali − vetrine devastate, locali saccheggiati, vie trasformate in un campo di battaglia − raccontano una realtà ben più cupa e strutturata.

Perché attaccare le forze dell’ordine non è mai una scelta casuale.
Chi soffia sul fuoco contro le istituzioni? È doveroso e urgente ipotizzare che dietro questi scontri non vi sia il caos improvvisato, ma una regia precisa, professionisti del disordine che sfruttano la fragilità, la rabbia e l’incoscienza dei più giovani come scudi umani e carne da cannone.

L’obiettivo non è esprimere un’idea − diritto sacro e tutelato dalla Carta costituzionale − ma scardinare la convivenza civile, delegittimando lo Stato e insinuando la logica del terrore e della violenza sregolata.

In questo scenario cupo, la storia di Angelo De Simone assume un valore altamente simbolico. Il dirigente colpito in piazza Duomo rappresenta l’ultimo baluardo delle istituzioni: uomini e donne che ogni giorno mettono a rischio la propria vita per interporsi tra la sicurezza della collettività e la furia irrazionale dei violenti.

Difendere chi indossa una divisa non significa prendere una parte politica; significa difendere la libertà di tutti.
Non può esistere alcuna vera libertà di manifestare civilmente e pacificamente se la piazza viene lasciata in balia di chi usa la devastazione e le pietre per imporre il proprio caos.

I danni economici colpiscono i commercianti e i lavoratori; i danni sociali incrinano la fiducia nelle regole della Repubblica; ma i danni umani rischiano di spezzare la vita di chi compie semplicemente il proprio dovere.

L’Italia per bene − fatta di cittadini, famiglie e lavoratori che credono nella legalità − non può più rimanere uno spettatore silenzioso. L’indignazione provata di fronte al sangue sul volto di un funzionario di polizia non deve spegnersi nella rassegnazione.

È giunto il momento che l’indignazione si trasformi in una mobilitazione civile e morale, schierandosi fermamente al fianco delle forze dell’ordine. Perché quando viene ferito un uomo come Angelo De Simone, non viene colpito un singolo poliziotto: viene colpita al cuore la democrazia di tutti noi.

Aggiornato il 19 ottobre 2026 alle ore 12:28