La celebrazione dei novant’anni dalla nascita di Silvio Berlusconi non è stata soltanto l’occasione per riannodare i fili della memoria di una grande epopea politica e imprenditoriale. Sotto la superficie della liturgia azzurra, il compleanno postumo del Cavaliere ha finito per agire come una cartina di tornasole, facendo emergere con nitidezza ciò che nei retroscena politici si sussurrava da mesi: la coesistenza, ormai evidente e strutturale, di due anime distinte all’interno di Forza Italia.
Da un lato c’è l’apparato, la segreteria, la leadership ufficiale che risponde alla linea di Antonio Tajani. È una Forza Italia essenzialmente romanocentrica, il cui baricentro politico è nei palazzi delle istituzioni, nei rapporti di governo e di coalizione, nella quotidiana gestione del potere.
Dall’altro lato pulsa un’altra centralità: un polo di riferimento valoriale e politico che guarda direttamente alla famiglia e, in particolare, alla primogenita del Cavaliere, Marina. Non si tratta di una fronda sfacciata, né di una scissione in pectore, ma di un baricentro alternativo, tanto intangibile quanto influente. E alcuni nomi − guarda caso, tutti assenti alla festa in onore del Cavaliere organizzata dai Tajani-boys a Napoli − aiutano a misurarne il perimetro: Giorgio Mulè, Paolo Zangrillo, Alessandro Cattaneo, Debora Bergamini, Paolo Emilio Russo, Rita Dalla Chiesa, Stefania Craxi e Roberto Occhiuto.
Non si tratta di una vera e propria corrente, intendiamoci, né è possibile ricondurre tutti questi esponenti a una medesima posizione politica. Ma le loro prese di posizione restituiscono l’immagine di un’area ben distinta dalla segreteria.
Basta riprendere alcune recenti dichiarazioni per averne un’idea. Giorgio Mulè ha invitato Tajani ad ascoltare maggiormente la famiglia Berlusconi; Paolo Zangrillo ha contestato l’idea di una Forza Italia ridotta a una sorta di “monarchia illuminata”. Sullo sfondo sono arrivate anche le parole di Paolo Berlusconi, secondo cui Tajani dovrebbe condividere il movimento con le forze più giovani. Sono episodi diversi, con protagonisti e motivazioni differenti, ma concorrono a descrivere un malessere che non sembra più confinato ai sussurri dei corridoi.
Ogni volta che il confronto si sposta sui valori non negoziabili, sui diritti, sulle questioni etiche o sulla fedeltà alla matrice liberale originaria del berlusconismo, lo sguardo di una parte della nomenklatura torna verso Arcore. La stessa Francesca Pascale, ancora vicina a Marina Berlusconi, ha definito la festa napoletana un “circo indecoroso”, accusando chi l’ha organizzata di utilizzare il nome di Berlusconi senza il dovuto riguardo per la famiglia. Al di là dei toni, è un segnale di quanto la disputa sull’eredità del Cavaliere abbia ormai assunto anche una dimensione simbolica.
La verità è che l’eredità di Silvio Berlusconi, a più di tre anni dalla sua scomparsa, non è contendibile sul piano formale, ma è profondamente stratificata su quello politico. La linea di Tajani garantisce la continuità istituzionale e, soprattutto, l’ancoraggio alla maggioranza di governo. La sua è una Forza Italia sempre più romanocentrica, tanto nella geografia del potere quanto nella cultura istituzionale.
Dall’altra parte, l’area che guarda alla famiglia Berlusconi rappresenta un diverso punto di riferimento, forse meno governativo ma più identitario. Il suo baricentro non è Roma, ma Milano. Ed è qui che la distanza tra le due sensibilità diventa non soltanto geografica. Da una parte c’è una Forza Italia che si istituzionalizza e si romanizza; dall’altra, una Forza Italia che continua a cercare nella famiglia del compianto Cavaliere la propria sorgente simbolica.
È qui che si misura la particolarità della nuova Forza Italia. Il partito porta con sé l’eredità valoriale del suo fondatore ma, a differenza di una normale formazione politica, continua a confrontarsi con una famiglia che non rappresenta soltanto la memoria privata del suo leader storico, ma anche la titolare del patrimonio simbolico, politico e finanziario legato al marchio Berlusconi. Marina e Pier Silvio non sono dirigenti di partito e non siedono negli organismi politici. Eppure il loro giudizio, soprattutto quello di Marina, conserva un peso che nessuna leadership o liturgia congressuale può facilmente cancellare.
Questa doppia anima non è necessariamente una debolezza. Fotografa, piuttosto, la continua trasformazione di un partito nato come creatura di un leader carismatico e oggi attraversato, sebbene non formalmente diviso, da sensibilità diverse, impegnato a consolidare il proprio “spazio vitale” e a preservare la propria identità.
Il novantesimo compleanno del Cavaliere ha così reso visibile una distanza che va oltre la geografia. Da una parte Roma, dove Tajani ha costruito una Forza Italia di governo, istituzionale e pienamente inserita nei meccanismi dell’esecutivo e della coalizione. Dall’altra Milano, con gli eredi del Cavaliere sullo sfondo, che continua a rappresentare il luogo fisico, ma soprattutto simbolico dell’origine del berlusconismo.
Aggiornato il 01 ottobre 2026 alle ore 10:46
