Legge elettorale, Meloni avverte ministri e alleati: “Tutti presenti in Aula”
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Giorgia Meloni chiama gli alleati al senso di responsabilità sulla legge elettorale. Sulla riforma di voto sarà posta la questione di fiducia, autorizzata dal Consiglio dei ministri e bisognerà essere “tutti presenti”. È la raccomandazione che, secondo quanto si apprende da più fonti, avrebbe fatto la presidente del Consiglio ai ministri (soprattutto agli alleati) durante la riunione del Governo, dopo avere ribadito in televisione nei giorni scorsi che se la riforma non dovesse passare “ne dovremo prendere atto”. Il voto alla Camera, avrebbe spiegato il ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, sarà un processo complesso per cui dal primo ottobre, e soprattutto la settimana successiva, bisogna limitare al massimo le defezioni. Anche dei sottosegretari, avrebbe rilanciato il ministro Roberto Calderoli (che alla riforma ha lavorato direttamente). “Capisco i sottosegretari agli Esteri in missione fuori – avrebbe puntualizzato allora Meloni – ma per gli altri la regola è stare a Roma”.

Frattanto, in attesa del via libera definitivo del testo, è già pronta la mobilitazione fuori dal Parlamento sulla riforma della legge elettorale. L’idea, spiega il professore Roberto Zaccaria che sta coordinando il gruppo, è quella di “ricreare lo spirito del referendum” facendo viaggiare in parallelo una serie di iniziative sui territori (a partire da lunedì ci saranno appuntamenti da Milano a Bari) e i ricorsi che partiranno non appena il testo sarà in Gazzetta Ufficiale. “A ottobre si depositeranno – sottolinea Zaccaria – e orientativamente entro tre mesi” la questione potrebbe essere sollevata alla Consulta dai tribunali che ne valuteranno “la non manifesta infondatezza”. A quel punto, calcola l’ex parlamentare, si sarebbe a gennaio e quindi la sentenza della Consulta dovrebbe arrivare prima che si chiuda la legislatura. Intanto procede il percorso del provvedimento a Montecitorio. Non sono previste sorprese in commissione dove ieri sono stati bocciati alcuni emendamenti, compreso quello unitario delle opposizioni per cancellare i capolista bloccati e lasciare solo preferenze. A difendere la riforma figura il portavoce dei relatori di Fratelli d’Italia, Angelo Rossi. A suo avviso, il testo “spinge alla coerenza”. Gli occhi sono comunque puntati sui prossimi dieci giorni e sui due voti segreti che ci saranno in Aula: sulle pregiudiziali, il primo ottobre e, soprattutto, quello finale, che dovrebbe esserci l’8 ottobre.

Aggiornato il 25 settembre 2026 alle ore 17:21