Il paradosso dell’emarginazione al contrario
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Torna al centro del dibattito politico il tema della distribuzione degli alunni stranieri nelle scuole italiane, dopo le recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla necessità di evitare una concentrazione eccessiva di studenti non italofoni nelle singole classi. Una proposta che ha suscitato forti critiche da parte delle opposizioni, ma che affonda le sue radici in provvedimenti adottati anche da governi di centrosinistra.

A ricordarlo è stato il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, che ha sottolineato come il principio di una distribuzione equilibrata degli studenti stranieri fosse già previsto da una normativa introdotta nel 1999 dal governo guidato da Massimo D’Alema. In quell’occasione, il Ministero della Pubblica Istruzione era affidato a Luigi Berlinguer e il provvedimento fu firmato, tra gli altri, anche dalla ministra della Solidarietà Sociale Livia Turco e benedetto dal Presidente della Repubblica Ciampi.

Secondo Rampelli, la proposta attualmente sostenuta dall’esecutivo non sarebbe dunque una novità, ma si inserirebbe in un percorso normativo già esistente. L’obiettivo dichiarato resta quello di favorire l’apprendimento della lingua italiana e agevolare i processi di integrazione degli studenti provenienti da altri Paesi, evitando la formazione di classi caratterizzate da una presenza predominante di alunni non italofoni. Un po’ lo stesso pensiero che animava il Ministro dell’Istruzione Sergio Mattarella quando emanava circolari sulla distribuzione degli alunni stranieri nelle scuole.

Una posizione che trova riscontro anche nelle dichiarazioni rilasciate negli anni dallo stesso D’Alema. In un’intervista televisiva a La7, l’ex presidente del Consiglio definì infatti “del tutto ragionevole” la previsione di un limite alla presenza di studenti stranieri in una singola classe, spiegando che la preoccupazione principale era evitare la nascita di classi composte quasi esclusivamente da alunni di origine non italiana.

Nel 2019, anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, intervenne sull’argomento dopo aver esaminato uno studio sul sistema scolastico cittadino. In quell’occasione, Sala evidenziò le criticità delle cosiddette “classi-ghetto”, sostenendo che un efficace processo di integrazione si realizza più facilmente quando la presenza di studenti di origine straniera si mantiene attorno al 30 per cento. Percentuali molto più elevate, osservò il sindaco, rischiano di creare difficoltà sia agli alunni stranieri sia a quelli italiani.

Secondo Sala, per affrontare il fenomeno sarebbero necessari strumenti di mobilità scolastica e una collaborazione tra famiglie, istituzioni scolastiche e Ministero dell’Istruzione, con l’obiettivo di distribuire in modo più equilibrato la popolazione studentesca sul territorio.

Sono quindi dei poveracci, dei disperati nel senso che, pur di fare polemica e (secondo loro) racimolare un voto, contestano loro stessi, pregiudicano la formazione degli studenti e smentiscono addirittura provvedimenti adottati dai loro “padri nobili”, fregandosene del paradosso dell’emarginazione al contrario: ad esempio a Milano, le famiglie arabofone attorno a via Paravia, sono il 60-70 per cento. Capita quindi che le chat dei genitori siano in arabo, i fogli in bacheca in arabo e che insomma l’isolamento riguardi anche gli alunni d’origine straniera che non parlano arabo. Detto questo, è forse un delitto chiedere che ci sia un assortimento ragionato delle classi nell’interesse di tutti i bambini di qualsiasi origine?

Qualcuno spieghi alla Schlein il significato di “italiofono” e le faccia capire – ma lo sa già – che non c’è nulla di razzista in questa proposta. Si limiti a farci capire quindi perché non è d’accordo (con Meloni, D’Alema, Berlinguer, Turco, Mattarella) ma lasci perdere l’evocazione di patetici pericoli razzisti. Ci faccia capire se serve altro per comprendere che l’integrazione alla rinfusa teorizzata dal centrosinistra è un concetto ormai fallito nei fatti. Crediamo in realtà che certi fenomeni non siano alla portata della cosiddetta gauche ZTL, quella paccottiglia aristocratica che si dà un tono definendosi di sinistra ma poi ha i rampolli tutti nelle scuole private e certi disservizi proprio non li può vedere.

Aggiornato il 24 settembre 2026 alle ore 11:42