#Albait. Sicurezza e giustizia

Ci sono alcune cose che non si capiscono, sul caso Roggero, il gioielliere che ha sparato ai rapinatori del suo negozio, dopo averli rincorsi. A difenderlo c’è anche il governo. Ad essere a favore della condanna è l’opposizione. In questo scontro, nessuno fa la domanda più semplice: perché c’è una divaricazione politica su una questione giudiziaria di cronaca nera?

L’idea è che gli italiani non si sentono sicuri fino in fondo. Chi ha subito un reato patrimoniale, dal furto di un portafoglio, di una borsa, di una macchina, fino al furto in casa o addirittura alla rapina, sa che nella stragrande maggioranza dei casi non ci sarà alcuna indagine. I responsabili della Pubblica Sicurezza si trincerano dietro all’inutilità degli arresti, a fronte di leggi che lasciano i colpevoli liberi, anche dopo l’eventuale processo. In sostanza, dicono: perché rischiare o faticare se poi resteranno liberi?

Ma la sicurezza individuale e delle famiglie va a pallino, in questo modo. E questa insicurezza non è diversa quando si tratta di violenze o aggressioni sessuali. Pochi sono i colpevoli assicurati alla giustizia e i processi prendono una piega spesso infame, con avvocati della difesa, spesso donne, che per mestiere chiedono alle vittime se abbiano provato piacere, abbiano messo i jeans o una cintura, se abbiano bevuto. Una situazione desolante che crea insicurezza.

Ovviamente, nella nostra vita quotidiana possiamo permetterci di passarci sopra. Così come possiamo permetterci il lusso di non pensare alla mafia. Nella vita quotidiana, sappiamo che tutti quelli che vivono in Europa preferiscono vivere tranquilli. Tutti, anche i criminali. L’attività criminale è ancora l’eccezione. Ma senza la ripresa del controllo della sicurezza, le cose potrebbero degenerare.

Bisogna agire sulla buona volontà delle forze di polizia o mettere mano al diritto penale? La verità è che le sanzioni ci sono e sono pesanti. L’apparato per l’applicazione delle leggi è altrettanto prodigioso. Siamo uno dei Paesi con più forze di sicurezza. Allora il problema deve essere altrove. L’idea è che ci sia qualcosa che non va nelle procedure.

Negli ultimi trent’anni, con la necessità di aumentare le garanzie a favore dei cittadini, con un Codice penale imperniato sulle teorie di polizia di Alfredo e Arturo Rocco, autori in epoca fascista della riforma del diritto penale, più di una manina ha ingentilito le norme per evitare che politici e amministratori potessero trovarsi in difficoltà. Risultato: con l’ansia di tenere al riparo un amministratore corrotto dalle maglie della giustizia, la stessa procedura penale si applica agli stupratori, agli omicidi, ai ladri. Risultato: i ladri come i corrotti e corruttori, se hanno soldi per pagarsi un buon avvocato, molto raramente conoscono il carcere prima di una sentenza passata in giudicato. Risultato: un innocente povero rischia quanto un colpevole ricco.

Ed ecco che la sicurezza deve essere presentata per quel che è: un problema per i poveri, ancora più che per i ricchi. Per la classe media, non solo per chi vive in quartieri dove la malavita c’è ma proprio per questo non delinque proprio dove risiede. La questione va affrontata. Il garantismo di destra a favore dei ricchi, come il garantismo della pseudo sinistra a favore dei migranti concorda ancora una volta a mettere in pericolo la vita dei ceti medi e bassi. La questione è quindi nella capacità dello Stato di fare rispettare le leggi, applicare il principio di correzione dei comportamenti criminali dentro il carcere, ma rendere sicure le città.

I colpevoli sanno che solo raramente saranno cercati e portati in carcere. Le vittime sanno che dei reati che li colpiscono la possibilità che qualcuno indaghi davvero è scarsa. La frustrazione sta in queste poche parole. Possiamo allora dire che il gioielliere Roggero è vittima di frustrazione? No, perché un collegio di giudici ha deciso che quella del gioielliere fu intenzione omicida. Le proteste politiche invece derivano dalla frustrazione dei tanti che hanno subito reati senza colpevole nel tempo. Il risultato è che governo e opposizione confondono le acque, ma la sicurezza non migliora. La ragione? Semplicissima: la politica per ragioni di maggioranza o di opposizione non fa il proprio dovere. Il resto della catena ha la scusa buona per non lavorare e non lo fa.

Aggiornato il 31 luglio 2026 alle ore 17:44