Legge elettorale, il centrodestra medita su un “tavolo delle preferenze”

Il centrodestra intende discutere a un nuovo “tavolo” sulla legge elettorale. Come ammette Antonio Tajani, “servirà a confrontarsi tra alleati per guadagnare tempo ed evitare che possa esserci un braccio di ferro in commissione o in Aula”. In buona sostanza, il segretario di Forza Italia, a margine del Caffè de La Versiliana a Marina di Pietrasanta (Lucca), dopo il “ni” della scorsa settimana, annuncia il via libera del partito alla formula delle “preferenze con il capolista bloccato”. Sulla riforma elettorale “non c’è nessuna crisi, né sulle preferenze né su altro. Non c’è stato nessun attrito. La riforma elettorale deve garantire stabilità al nostro Paese, più di quanto non garantisca la legge elettorale attuale”. Secondo il ministro degli Esteri, “le preferenze sono un dettaglio della riforma”. Ma la trattativa, affidata agli sherpa, è ancora alle battute iniziali e bisognerà “scrivere insieme” il nuovo emendamento alla legge elettorale, dopo la bocciatura della Camera. Magari arrivando, come sperano Fratelli d’Italia e Noi moderati, a un testo firmato da tutto il centrodestra, che compatti anche in vista del voto di settembre al Senato.

Ma di “attriti”, che Tajani nega, ce ne sono stati eccome se la prima proposta non è passata per un voto, facendo traballare la maggioranza come poche altre volte in quasi quattro anni di legislatura. In pratica, la partita si giocherà tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, con la Lega che si è sfilata dalla diatriba sulle preferenze e già si starebbe attrezzando per immaginare le candidature dei campioni di voti a traino delle liste. L’idea dei meloniani sarebbe comunque quella di limitare l’intervento sulla legge elettorale alle sole preferenze, perché immaginare altre modifiche rischierebbe, dice più di qualcuno in prima linea sul dossier, di “aprire un vaso di Pandora”. Certo, c’è chi accarezza ancora l’idea del ballottaggio. L’ex presidente del Senato Marcello Pera dovrebbe esplicitarlo in commissione, anche se non sarebbe orientato, stando ai bene informati, a presentare un emendamento sul punto. Lo stesso vale per un’eventuale ridefinizione dei collegi: c’è chi propone di aumentarli, chi almeno di mettere mano alle province che, per esigenze legate agli uninominali del Rosatellum, si trovavano divise in più collegi. Riaccorparli, è il ragionamento, semplificherebbe la caccia alle preferenze col nuovo sistema proporzionale.

Un correttivo che potrebbe trovare spazio, magari sempre all’interno dell’emendamento sulle preferenze, è invece quello sul distanziamento tra il nome del capolista e i nomi del proporzionale, su cui bisognerà mettere fino a tre crocette, per evitare di confondere gli elettori. Difficile invece che si torni indietro dalla previsione dei capilista obbligatoriamente inseriti anche nel listino per il premio di maggioranza. Intanto, in Commissione Affari costituzionali al Senato, se ne parlerà per tutta la settimana. Ci sono convocazioni multiple tutti i giorni fino a venerdì 7 agosto per lasciare spazio alla discussione generale, che si potrebbe concludere con le repliche del relatore Andrea De Priamo di FdI, che è anche presidente della commissione e della ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati direttamente il primo settembre. Quando scade anche il termine per gli emendamenti.

Aggiornato il 03 agosto 2026 alle ore 23:09