L’arte del diversivo

Se la difesa del Comune passa per lo scaricabarile istituzionale

​C’è una sottile ma evidente ipocrisia nelle parole pronunciate alla Camera dei deputati dall’onorevole Marco Lacarra. Un intervento che, dietro la facciata formale del messaggio di solidarietà e di augurio di pronta guarigione alla giovane Giuditta D’Elia ˗ vittima di un’aggressione brutale a Parco Rossani ˗ ha lasciato trasparire un obiettivo spiccatamente politico: spostare l’attenzione dalle palesi colpe dell’amministrazione comunale di Bari.

​Il ragionamento sciorinato dal deputato dem appare tanto lineare quanto pretestuoso. Accusare la destra locale di “protestare contro la destra nazionale” per il solo fatto di chiedere più sicurezza nelle strade significa ricorrere alla classica tattica dello scaricabarile. Un tentativo di distrazione di massa per coprire le carenze gestionali del Comune e fare finta che Palazzo di Città non abbia alcuna responsabilità nel degrado dei propri parchi.

IL “GIOCO DELLE TRE CARTE” SULLE COMPETENZE LOCALI

​La retorica del “circo della propaganda” utilizzata da Lacarra si scontra duramente con la realtà normativa e amministrativa del Paese. Se è vero che l’ordine pubblico generale fa capo al ministero dell’Interno e alle forze di polizia statali, è altrettanto innegabile che la tutela quotidiana delle piazze, delle aree verdi e della vivibilità urbana sia un compito preciso delle istituzioni locali.

​Come stabilito dal TUEL (Testo Unico degli Enti Locali) e dai Decreti sulla Sicurezza Urbana (decreto Minniti), il Comune dispone di uno strumento fondamentale: la Polizia Locale.

​Il vero nodo della questione barese risiede proprio qui. Negli ultimi anni, l’amministrazione comunale di Bari sembra aver sistematicamente svuotato di autorevolezza e presenza sul campo il corpo della Polizia Locale, delegandogli compiti prevalentemente burocratici o sanzionatori piuttosto che un reale presidio del territorio. Lasciare che un’area centrale e frequentata da giovani come Parco Rossani diventi teatro di pestaggi e violenze significa certificare la resa della politica locale sul fronte della prevenzione.

​Riconducendo tutto a una colpa “del Governo di Roma”, l’onorevole Lacarra prova a blindare la giunta guidata da Vito Leccese, offrendo all’opinione pubblica una narrazione comoda ma lontana dai reali bisogni dei cittadini.

LA PROVOCAZIONE DEI COLLETTIVI E LA DEMOCRAZIA SOTTO ASSEDIO

​A confermare quanto la situazione sia arrivata a un punto critico non è solo il rimpallo di responsabilità tra Montecitorio e Palazzo di Città, ma il clima sociale che si respira nelle strade di Bari. ​Il recente presidio organizzato da Fratelli d’Italia per riaccendere i riflettori sull’aggressione a Giuditta D’Elia e sull’assenza di politiche sulla sicurezza è stato investito da una vera e propria azione di disturbo.

Gruppi e collettivi della sinistra radicale, tra cui gli esponenti di Caserma Okkupata, hanno cercato di impedire la manifestazione e di spingere fisicamente i manifestanti fuori da Parco Rossani. ​

Questo episodio apre uno squarcio inquietante sul clima cittadino: il tentativo di impedire con la forza a una forza politica ˗ peraltro presente nelle istituzioni ˗ di denunciare la mancanza di sicurezza in un parco pubblico rappresenta un segnale grave di arroganza antidemocratica. L’idea che un parco comunale appartenga a una determinata fazione e che a chiunque altro debba essere precluso l’accesso o il diritto di parola è la dimostrazione plastica del fallimento delle politiche di integrazione e controllo dell’amministrazione.

LA VERITÀ SENZA SCHEMI IDEOLOGICI

​Non si può fare finta di non vedere. Il corteo dei collettivi che prova a cacciare con l’intimidazione chi chiede sicurezza nel parco e l’intervento parlamentare dell’onorevole Lacarra sono due facce della stessa medaglia: la volontà di non affrontare la realtà dei fatti.

​Dire la verità all’opinione pubblica significa ammettere che la sicurezza non è uno “slogan da destra”, ma un diritto primario dei cittadini. Un diritto che il Comune di Bari ha colpevolmente trascurato, rifugiandosi prima nell’assenza di presidi di Polizia Locale e poi nell’alibi delle responsabilità del Governo nazionale.

Finché si continuerà a proteggere la inadempienza locale e a tollerare il clima di prefettura e intolleranza nei parchi, storie drammatiche come quella di Giuditta rischieranno purtroppo di ripetersi.

Aggiornato il 31 luglio 2026 alle ore 15:13