Le istituzioni rispondono “presente”. Negli scontri in Val di Susa fra No Tav e forze dell’ordine sono rimasti feriti oltre 126 agenti ai cantieri della futura linea ferroviaria Torino-Lione. Il bilancio aggiornato parla di 58 poliziotti, 48 carabinieri e 18 finanzieri. Sono stati presi di mira anche quattro mezzi di servizio: due dell’Arma, uno della Guardia di Finanza e un’auto della Polizia di Stato. La polizia ha identificato, finora, 436 persone che hanno preso parte alle proteste, tra cui diversi manifestanti arrivati da Francia, Germania e Belgio. Le loro posizioni sono ora al vaglio degli investigatori sia sotto il profilo amministrativo sia penale. Durante le operazioni sono stati sequestrati artifici pirotecnici, esplosivi, bottiglie molotov, maschere antigas, ordigni artigianali, caschi e passamontagna. Il questore di Torino, Massimo Gambino, ha parlato di “un’escalation di azioni di guerra e di violenza. Vogliono far diventare la Val di Susa il laboratorio europeo della guerriglia urbana e noi non lo permetteremo. Ci sarà la massima fermezza e sono in corso le indagini per fermarli”.
Stamattina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, si è recata a Chiomonte per incontrare il personale delle forze dell’ordine impegnato nella vigilanza del cantiere dell’alta velocità Torino-Lione. Prima della visita, come riferito da Palazzo Chigi, la premier e il titolare del Viminale hanno sorvolato l’area in elicottero. “126 operatori di pubblica sicurezza che vengono feriti meritano una presenza delle istituzioni, è la ragione per la quale stamattina siamo qui a dire che lo Stato c’è, che non intende indietreggiare”. Così Giorgia Meloni nel video diffuso durante la visita al cantiere Tav della Val di Susa. Nel filmato, che mostra anche i danni provocati dagli scontri, la presidente del Consiglio sottolinea che l’obiettivo è “portare non solo la solidarietà ma la presenza a questi operatori di sicurezza costretti a presidiare questo luogo 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno, per un costo esorbitante per i cittadini, per questo presunto dissenso. E anche per portare la propria presenza a chi lavora in questo luogo, agli operai, alle imprese, ai tecnici, agli ingegneri, a gente che si rimbocca le maniche e vede distrutto il suo lavoro da un giorno all’altro”. Anche per loro “siamo qui questa mattina, anche per loro faremo tutto quello che possiamo per assicurare i responsabili di questo schifo alla giustizia insieme a tutte le istituzioni che sono preposte per questo compito”, ha chiosato la premier.
Nel frattempo proseguono le indagini coordinate dalla Procura di Torino guidata da Giovanni Bombardieri. Nelle scorse ore gli investigatori hanno fermato anche quattro antagonisti stranieri, ritenuti vicini al cosiddetto blocco nero e sospettati di aver preso parte alle violenze di sabato pomeriggio. Le loro posizioni sono ancora al vaglio degli inquirenti e, al momento, non sono state rese note le contestazioni. L’inchiesta ipotizza per ora il reato di devastazione, anche se con il prosieguo degli accertamenti potrebbero aggiungersi ulteriori imputazioni nei confronti dei singoli responsabili.
Aggiornato il 27 luglio 2026 alle ore 15:35
