Una legge per rifare centri estivi e oratori per i giovani

Sembra quand’ero all’oratorio con tanto sole tanti anni fa. Nel 1968 il pomeriggio estivo era ancora Azzurro, dalla nota canzone di Adriano Celentano su musica di Paolo Conte e testo di Vito Pallavicini. Racconta la solitudine del tempo di vacanza quando tra aerei che partono e sogni africani di baobab ci si ritrovava all’oratorio, che ha rappresentato per molti ragazzi e ragazze degli anni Settanta l’applicazione di un tempo libero spensierato. Poi, con le crisi degli anni Novanta, oratori, centri estivi offerti soprattutto dal Coni hanno subito un lento svuotamento, a causa di quella spinta controculturale mirata a smantellare i format dell’era targata patriarcale a favore delle formule “Summer School” e viaggi all’estero, spesso costosi e non alla portata di tutti. Le controrivoluzioni post sessantottine invece di elevare la verticalità educativa e ricreativa l’hanno ghettizzata, discriminata e in molti casi demolita.

Ma l’esigenza ricreativa di giovani e giovanissimi, uniti alle tante famiglie straniere introdotte sul nostro territorio, è diventata una seria emergenza sociale. Faccio un esempio concretissimo: ai nostri tempi era normale d’estate frequentare un corso di nuoto finanziato per metà dal Coni e per una parte dalle famiglie a prezzi irrisori. Tantissimi così hanno imparato a nuotare. Alcuni sono diventati campioni. E stato così per il tennis e altre discipline di base, che non sono le mode degli sport violenti e di nicchia. Oggi le morti di minori, di piccolissimi, italiani e non, in mari, piscine, laghi, fiumi, torrenti, morti quasi giornaliere anche per “futili motivi”, come i risucchi dei bocchettoni, dimostrano tanta imperizia, non conoscenza e superficialità che costano la vita. E dunque se l’estate è lunga e torrida, le guerre incombono, la crisi economica stringe i portafogli, dobbiamo salvare l’azzurro della vita. Non è solo un gioco, questa legge è una vera possibilità.

È stato approvato al Senato in via definitiva un disegno di legge sull’educazione non formale. Cosa significa prima di tutto? Lo ha spiegato la prima firmataria Elena Bonetti, politica e matematica, deputata alla Camera per Azione: “Con questa legge diamo finalmente pieno riconoscimento a centri estivi, oratori, associazioni del terzo settore e volontariato, organizzazioni sportive e culturali che entrano a pieno titolo nell’ordinamento italiano come soggetti educativi con riconoscimenti, tutele e strumenti di sostegno”. Era uno degli interventi previsti a suo tempo dal Family Act, ripresentato in Parlamento e votato pressoché all’unanimità da Fratelli d’Italia al Pd. Ora non stiamo solo a lamentarci dell’inefficienza della politica quando essa trova la quadra! È legge. Saranno necessari 90 giorni per i decreti attuativi, intanto si sa che la spesa autorizzata è di 3,5 milioni di euro per l’anno 2026, di 4 milioni di euro per l’anno 2027 e di un milione di euro annui a decorrere dall’anno 2028. I Comuni potranno finanziare progetti, che prevedano l’affidamento di spazi ricavati da scuole ed edifici pubblici finalizzati ad ospitare attività ludiche e formative per il tempo libero ad associazioni del terzo settore, centri del volontariato e soggetti riconosciuti. Sarà anche la possibilità di riscatto degli oratori, che dalle chiese svuotate di giovani, alle questioni etiche e guerre religiose potranno rilanciare l’offerta concreta di una spiritualità che modelli costruttivamente anima e corpo. Se pensiamo al ruolo svolto nei secoli dalla committenza ecclesiastica cosa potrebbero fare le formazioni religiose per educare giovani artisti, specialisti in mosaici, restauro, lavori su tessuti, su carta, insomma un made in Italy ricreativo religioso! In fondo Gesù ha indicato nella parabola dei talenti la vera rivoluzione dei diritti e delle uguaglianze.

Tutto bene, dunque? Auspicabile, ma stavolta è la società civile e i soggetti che attingono alle disposizioni legislative che dovranno dimostrare validità, correttezza e funzionalità. Detto in poche e chiare parole: se tutto ciò si rivelerà la solita “mangiatoia” che abbiamo visto per formule come i redditi di cittadinanza e i sostegni trasformati in un assalto ai fondi con pochi risultati, saranno come sempre misure a vuoto e somme bruciate. E non basta accusare la classe dirigente, occorre un registro impeccabile in chi svolge queste attività. Oggi le associazioni varie sorgono come funghi, per la pace non si rifiuta un patrocinio a nessuno, pullulano offerte di scarsa qualità, il rischio di scivolate nel clientelismo tra chi assegna i fondi e chi li riceve nel magma enorme dei tanti comuni sarà un monitoraggio difficile. Ma è anche un corpus, uno stile, una dignità quella che deve portare a fare quanto è più necessario di fronte alle emergenze anche gravi e alle necessità impellenti. Senza discriminazioni ideologiche e di genere, né in dritto e né al contrario visto che questo paese rischia di sacrificare una generazione di uomini e donne formati nei vari campi del sapere, dell’arte, della musica “sanzionati” sulla spinta degli odi pericolosi portati dai conflitti.

La cultura italiana deve ritrovare la sua libertà, democrazia e dignità e rimodulare la grande offerta occidentale forgiata sui valori umanitari e sui principi più saldi etico-morali. È un bene che anche gli oratori rientrino in questa legge, viste le tante religioni che solcano il nostro territorio e la notizia che di recente la religione ortodossa sia stata riconosciuta dallo Stato italiano pone interrogativi: cosa ne sarà di questa fraternità trasversale che passa dalle ere scismatiche alla estensione collaborativa? Si potranno evitare altri scempi come quelli dei redditi di cittadinanza e dei bonus a favore di uno slancio collettivo autentico? C’è da rimboccarsi le maniche con serietà e scrupolo. In Spagna una insegnante in pensione, raccogliendo l’esigenza di tanti professionisti come lei nei vari campi, dalle materie Stem al teatro, allo sport, alla musica, all’arte, ha creato una piattaforma vera e funzionante in cui ciascuno può offrire la sua competenza e guadagnare qualcosa. Un successo clamoroso, che ha rimesso in circolazione un sapere fondamentale consentendo a professionisti della terza età di contare su impegno, occupazione e piccola redditività.

Cosa potrebbero fare le nostre mamme insegnando ai giovani a fare il pane, la cucina, le piccole arti domestiche. Il volontariato non deve diventare un’arma di selezione, esclusione e sfruttamento. Vi è sempre un rapporto virtuoso tra chi cede sapere e chi lo utilizza con formule aperte, generose, ma non per questo atte a ricreare sacche di improprietà che hanno penalizzato, frustrato e impoverito la nostra miniera: la cultura e il sapere. L’idea che si potranno rifare corsi di cucito e ricamo laddove molte persone mature custodiscono scrigni di conoscenze che rischiano di estinguersi, che si possa tornare al piacere del saper fare con le mani per la spinta a valorizzare l’artigianato e il fai da te saranno certamente le migliori vie per la riscoperta dell’affettività, della conciliazione, della relazionalità tra giovani diversi di mondi diversi. Uniti nell’arte di vivere. Chi vigilerà sulla selezione dei soggetti che potranno beneficiare di questa legge? Non si deve pensare a un reticolato di burocrazie, lacci e lacciuoli, ma occorre una cabina di regia trasversale e imparziale, che tuteli la riuscita ed eviti politiche di scambio, altre gravi e vergognose razzie. Se non troviamo più persone imparziali ed oneste, preghiamo per una calata di angeli.

Aggiornato il 24 luglio 2026 alle ore 12:52